Via Libertà : “Ecco le foto aereografiche della piscina”


 

 

 

 

 
Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-03570
presentata da ANGELA NAPOLI venerdì 19 luglio 2002 nella seduta n.180
ANGELA NAPOLI. – Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. – Per sapere – premesso che:
fin dal 1999 parlamentari di Alleanza Nazionale hanno presentato atti ispettivi per richiedere interventi adeguati al ripristino della legalità, contro le infiltrazioni mafiose, presso amministrazione comunale di Isola delle Femmine;
nonostante fin dal giugno del 2000, dopo particolari indagini, siano stati comprovati rapporti di parentela e di amicizia tra amministratori del comune in questione ed esponenti della criminalità organizzata del luogo, il prefetto di Palermo non ha inteso disporre l’accesso previsto dal decreto ministeriale del 23 dicembre 1992;
con lettera datata 13 settembre 2001 l’Associazione «Nuova Torre», rappresentata nel consiglio comunale di Isola delle Femmine, ha ribadito, al Ministro dell’interno pro-tempore le denunzie contenute nelle interrogazioni parlamentari presentate da altri deputati di Alleanza Nazionale, dando notizia di appoggi malavitosi profusi nei confronti dell’attuale sindaco durante le ultime elezioni amministrative del 24 giugno 2001;
va ricordato che nella giunta comunale di quel comune c’è stato, con delega ai lavori pubblici, il cognato di un noto personaggio arrestato con l’imputazione di associazione mafiosa nel contesto di una indagine volta a ricostruire la nuova mappa delle cosche palermitane;
sembrerebbe che parenti dell’assessore in questione, poi dimessosi, e del presunto boss Pietro Bruno, individuato dagli inquirenti come capo zona di fiducia del boss superlatitante Bernardo Provenzano, dirigano presso il comune di Isola delle Femmine gli uffici anagrafe, elettorale, leva e segreteria, il che agevolerebbe l’assessore dimissionario ed il presunto boss mafioso ad acquisire ruoli preponderanti nella trattazione d’affari politiche edilizie;
con lettera datata 8 gennaio 2002, il gruppo consiliare «Nuova Torre» di Isola delle Femmine ha segnalato al prefetto di Palermo l’omissione posta in essere dal sindaco del comune in ordine al rilascio dell’illegittima autorizzazione edilizia ex articolo 13, legge n. 47 del 1985, protocollo n. 827/Cc del 20 maggio 1999 (all’ex vice sindaco, oggi presidente del consiglio comunale) in assenza di N.O. della Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali di Palermo ed il cui carteggio è già in possesso della Prefettura;
sempre il gruppo consiliare «Nuova Torre» con lettera datata 6 giugno 2002 ha ancora trasmesso, al prefetto di Palermo, il prospetto di n. 10 concessioni edilizie rilasciate, in costante violazione delle norme vigenti in materia, in favore di assessori, componenti o parenti dell’attuale maggioranza consiliare;
al prospetto citato è possibile evincere il rilascio della concessione edilizia n. 21 del 2001 del 14 maggio 2001 ai signori Puccio Rosaria Maria, Domenica e Salvatore, con istanza presentata, dal dichiarato procuratore Pomiero Giuseppe, e dalla concessione edilizia n. 13 del 2000 del 7 giugno 2000 alla signora Cataldo Rosaria, ma i relativi provvedimenti della Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali e del Genio Civile sono intestati a Pomiero Giuseppe;
i nomi di Pomiero Giuseppe, così come quello del citato boss Pietro Bruno, risultano tra i soggetti economici ai quali è stata effettuata la confisca di beni illeciti, il cui elenco generale è stato allegato alla relazione della Commissione Parlamentare sul fenomeno della Mafia nella IX legislatura presentata alla Presidenza delle Camere il 16 aprile 1985
se, verificate le gravi notizie esposte dall’interrogante, non ritengano necessario ed urgente avviare le procedure per lo scioglimento del consiglio comunale di Isola delle Femmine. (4-03570)
MAFIA: PALERMO, SEQUESTRATI BENI PER 4 MLN EURO (2)
ADNKRONOS
5/5/2005 2:40:00 PM
(Adnkronos) – In passato, Pietro Bruno aveva fatto parte insieme con altri personaggi della mafia di Capaci e Isola delle Femmine, della societa’ ‘Copacabana spa’, costituita per trasformazione di una precedente societa’ denominata SA.ZO.I. spa (tra i cui soci figuravano proprio Gaetano Badalamenti e il fratello di questi Vito), societa’ appositamente realizzata per la lottizzazione di un vasto appezzamento di terreno in Capaci e successivamente confiscata dal Tribunale di Palermo poiche’ utilizzata per il reimpiego di capitali provenienti da attivita’ illecite. Nel mese di novembre 2004, invece, i Carabinieri di Carini hanno dato esecuzione al decreto con il quale era stato disposto il sequestro dei beni di proprieta’ di Marcello Conigliaro di Carini, indiziato mafioso, pluripregiudicato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di armi e droga, vari reati contro la persona e il patrimonio, ricettazione e altro, nonche’ piu’ volte gia’ sottoposto alle misure della diffida, della sorveglianza speciale di P.S. e della liberta’ controllata. Sono stati colpiti dal sequestro un terreno agrumeto che si trova a Carini, in contrada Giaconia, due quote di altrettanti terreni agrumeti ubicati in Carini contrada Corridore, due fabbricati ancora in costruzione e un capannone aziendale, sorti sui terreni anzidetti e ad essi pertinenti nonche’ un’autovettura Lancia Y, per un valore complessivo di circa 600.000 euro. (segue)
Torna alla home page
Resoconto stenografico dell’Assemblea
Seduta n. 794 del 19/10/2000

Pag. 68
(Indagini su eventuali inquinamenti mafiosi in amministrazioni comunali in Sicilia)
PRESIDENTE. Passiamo all’interpellanza Lo Presti 2-02633 (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti sezione 2)sezione 2).
L’onorevole Lo Presti ha facoltà di illustrarla.
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, interverrò brevemente.
Pag. 69
PRESIDENTE. Per carità, è un suo diritto!
ANTONINO LO PRESTI. Credo che il testo dell’interpellanza sia abbastanza chiaro. Esso ripropone un’annosa vicenda, che ha visto coinvolti i Ministeri dell’interno e della giustizia e che risale ormai a 18 mesi fa, quando cadde come una sventura su tre comuni della provincia di Palermo la scure del ministro dell’interno che ha, di fatto, interrotto un processo democratico che si era avviato con le elezioni del 1997 – e, prima ancora, del 1994 nel comune di Bagheria – che avevano visto il trionfo del Polo delle libertà soprattutto nei comune di Bagheria e di Villabate. Diciotto mesi fa calò questa scure impietosa che, sulla base di semplici sospetti (essa fu oggetto di un’altra interpellanza), sciolse per presunte infiltrazioni mafiose ben tre amministrazioni comunali. Da allora nulla si è mosso dal punto di vista giudiziario perché nulla poteva muoversi nella misura in cui, evidentemente, nessuno degli amministratori dei tre comuni in questione è stato oggetto di indagine da parte della magistratura; nessuno ha scoperto o ha evidenziato quali fossero i presunti legami di carattere mafioso che hanno condizionato l’amministrazione dell’interno fino a farla procedere allo scioglimento dei comuni interessati.
Si tratta, pertanto, di una vicenda annosa (è il caso di dirlo) che riproponiamo oggi in questa sede alla luce di alcuni fatti che hanno riguardato medio tempore altre comunità in provincia di Palermo. In particolare, in ordine di tempo (dalla più antica alla più recente), mi riferisco al comune di Isola delle Femmine e (da qualche mese) al comune di Caltavuturo, comuni a guida di centrosinistra.
Nel comune di Isola delle Femmine, esattamente un anno fa, notizie di stampa riportavano l’arresto di un noto boss mafioso, addirittura indicato come il capo mandamento della mafia di Isola delle Femmine (un circondario abbastanza ricco di imprese, di attività economiche, di interessi agricoli), che risultava essere parente di uno degli amministratori del comune indicato.
Sollevai il caso con un’interrogazione parlamentare alla quale ancora oggi non mi è stata data risposta. Comunque, nell’immediato, l’amministratore parente del noto boss della zona si dimise; scoppiò un piccolo scandalo ma, da allora, nulla è accaduto nonostante la richiesta più volte avanzata dal sottoscritto e da altri parlamentari della zona di chiarimenti, soprattutto alla prefettura di Palermo, per capire come mai, nonostante un fatto così clamoroso, nessuno fosse mai intervenuto per fare un’ispezione ad Isola delle Femmine e per verificare il grado di penetrazione della mafia in quell’amministrazione, visto che si era dimostrato che un amministratore, un assessore, era parente di un noto boss mafioso. Nessuna risposta è stata data, l’interrogazione è rimasta lettera morta.
Via via, giungiamo ad appena un mese fa, quando scoppia lo scandalo delle cosiddette cooperative rosse in provincia di Palermo e si apprende che uomini della sinistra, deputati dei Democratici di sinistra, sindaci (almeno uno) di enti locali a guida di centrosinistra erano coinvolti in fatti di mafia. In particolare, si apprende che nel comune di Caltavuturo la mafia aveva messo le radici da tempo, che il primo cittadino era accusato di collusione con la mafia e che nel comune e nel territorio di Caltavuturo si perpetravano scambi illeciti tra amministrazione ed imprenditori legati a doppio filo con la mafia. Si apprende tutto ciò, scoppia lo scandalo, vengono arrestati alcuni imprenditori, viene posta all’attenzione dell’opinione pubblica questa complessa indagine ed allora ci poniamo alcune domande che abbiamo condensato nella nostra interpellanza, soprattutto alla luce di alcune strane vicende che si sono sviluppate attorno a questo scandalo.
La prima (chiediamo risposte precise al riguardo): se l’indagine era partita già un anno fa (esattamente nello stesso periodo in cui il Ministero dell’interno «calava la scure» sui comuni a guida Polo, che
ANTONINO LO PRESTI. Credo che il testo dell’interpellanza sia abbastanza chiaro. Esso ripropone un’annosa vicenda, che ha visto coinvolti i Ministeri dell’interno e della giustizia e che risale ormai a 18 mesi fa, quando cadde come una sventura su tre comuni della provincia di Palermo la scure del ministro dell’interno che ha, di fatto, interrotto un processo democratico che si era avviato con le elezioni del 1997 – e, prima ancora, del 1994 nel comune di Bagheria – che avevano visto il trionfo del Polo delle libertà soprattutto nei comune di Bagheria e di Villabate. Diciotto mesi fa calò questa scure impietosa che, sulla base di semplici sospetti (essa fu oggetto di un’altra interpellanza), sciolse per presunte infiltrazioni mafiose ben tre amministrazioni comunali. Da allora nulla si è mosso dal punto di vista giudiziario perché nulla poteva muoversi nella misura in cui, evidentemente, nessuno degli amministratori dei tre comuni in questione è stato oggetto di indagine da parte della magistratura; nessuno ha scoperto o ha evidenziato quali fossero i presunti legami di carattere mafioso che hanno condizionato l’amministrazione dell’interno fino a farla procedere allo scioglimento dei comuni interessati.
Si tratta, pertanto, di una vicenda annosa (è il caso di dirlo) che riproponiamo oggi in questa sede alla luce di alcuni fatti che hanno riguardato medio tempore altre comunità in provincia di Palermo. In particolare, in ordine di tempo (dalla più antica alla più recente), mi riferisco al comune di Isola delle Femmine e (da qualche mese) al comune di Caltavuturo, comuni a guida di centrosinistra.
Nel comune di Isola delle Femmine, esattamente un anno fa, notizie di stampa riportavano l’arresto di un noto boss mafioso, addirittura indicato come il capo mandamento della mafia di Isola delle Femmine (un circondario abbastanza ricco di imprese, di attività economiche, di interessi agricoli), che risultava essere parente di uno degli amministratori del comune indicato.
Sollevai il caso con un’interrogazione parlamentare alla quale ancora oggi non mi è stata data risposta. Comunque, nell’immediato, l’amministratore parente del noto boss della zona si dimise; scoppiò un piccolo scandalo ma, da allora, nulla è accaduto nonostante la richiesta più volte avanzata dal sottoscritto e da altri parlamentari della zona di chiarimenti, soprattutto alla prefettura di Palermo, per capire come mai, nonostante un fatto così clamoroso, nessuno fosse mai intervenuto per fare un’ispezione ad Isola delle Femmine e per verificare il grado di penetrazione della mafia in quell’amministrazione, visto che si era dimostrato che un amministratore, un assessore, era parente di un noto boss mafioso. Nessuna risposta è stata data, l’interrogazione è rimasta lettera morta.
Via via, giungiamo ad appena un mese fa, quando scoppia lo scandalo delle cosiddette cooperative rosse in provincia di Palermo e si apprende che uomini della sinistra, deputati dei Democratici di sinistra, sindaci (almeno uno) di enti locali a guida di centrosinistra erano coinvolti in fatti di mafia. In particolare, si apprende che nel comune di Caltavuturo la mafia aveva messo le radici da tempo, che il primo cittadino era accusato di collusione con la mafia e che nel comune e nel territorio di Caltavuturo si perpetravano scambi illeciti tra amministrazione ed imprenditori legati a doppio filo con la mafia. Si apprende tutto ciò, scoppia lo scandalo, vengono arrestati alcuni imprenditori, viene posta all’attenzione dell’opinione pubblica questa complessa indagine ed allora ci poniamo alcune domande che abbiamo condensato nella nostra interpellanza, soprattutto alla luce di alcune strane vicende che si sono sviluppate attorno a questo scandalo.
La prima (chiediamo risposte precise al riguardo): se l’indagine era partita già un anno fa (esattamente nello stesso periodo in cui il Ministero dell’interno «calava la scure» sui comuni a guida Polo, che venivano commissariati per mafia), come mai la prefettura di Palermo, il Ministero dell’interno, i carabinieri e la questura – insomma, gli organi dello Stato – non avevano svolto uno straccio d’indagine dal punto di vista del collegamento e delle successive sanzioni di carattere amministrativo che dovevano essere applicate – ho svolto alcune indagini – in quel comune?
La seconda: come mai nulla fu fatto nel momento in cui lo stesso sindaco di Caltavuturo, al fine di precostituirsi una prova di innocenza (badate che calliditas c’è voluta), già un anno fa prendeva le distanze da coloro i quali poi si sarebbe scoperto che erano suoi compari e complici nella gestione degli affari mafiosi in quella località e aveva presentato una denuncia (non pubblica, perché nessuno l’ha mai pubblicizzata; che aveva inviato al procuratore della Repubblica, al questore, al prefetto, al comandante dei carabinieri, al presidente della Commissione antimafia) con la quale denunziava infiltrazioni mafiose nel suo territorio, che alcune imprese erano sospette e che si perpetravano affari illeciti, di cui la propria amministrazione non era a conoscenza o comunque prendeva sicuramente le distanze? Se era vero tutto questo, come mai il prefetto di Palermo non si è attivato già allora per proporre, anche per Caltavuturo e per Isola delle Femmine (perché i fatti sono cadenzati in un brevissimo arco di tempo che va dal marzo al maggio dell’anno scorso), la stessa sanzione che ha proposto per i tre comuni a guida Polo, che poi è stata applicata e addirittura vergognosamente reiterata di recente, perché non sono bastati 18 mesi ma ne hanno aggiunti altri sei?
Con questa interpellanza vogliamo capire in primo luogo quale sia il modo di procedere dell’amministrazione dell’interno in questa vicenda, dello Stato e della prefettura nell’ambito dell’azione che deve evidentemente portare avanti giornalmente per contrastare il fenomeno criminale mafioso; in secondo luogo, perché si usino due pesi e due misure di fronte ad amministrazioni che sono guidate in un caso dal centrodestra (che quindi non vengono risparmiate; anzi, vengono colpite senza pietà: ribadisco poi che per tali amministrazioni non vi è ancora oggi una sola indagine della magistratura che abbia portato all’incriminazione di uno dei tanti amministratori di queste tre comunità) e, nell’altro caso, dal centrosinistra. Mi riferisco, ad esempio, all’amministrazione di Isola delle Femmine, dove c’è un sindaco che è notoriamente amico del presidente della Commissione antimafia, del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, di importanti esponenti del centrosinistra: ebbene, in questo caso, quel personaggio viene lasciato tranquillamente in pace, non viene minimamente toccato: lo Stato sembra ritirarsi di fronte alla prepotenza ed alla arroganza di questi soggetti!
Ci chiediamo perché questo Stato, questa amministrazione, utilizzino due pesi e due misure di fronte a fatti di così eclatante evidenza, che lasciano proprio sconcertati perché «si tocca con mano» la cosiddetta disparità di trattamento (per usare un eufemismo, perché in realtà bisognerebbe usare altre parole più dure e più pesanti in questa circostanza).
Poniamo anche un’altra domanda, che è contenuta nell’ultima parte dell’interpellanza; concludo quindi l’illustrazione, attendendo con ansia la risposta del Governo per poi vedere in seguito che cosa ne verrà fuori. L’ultima parte dell’interpellanza riguarda un fatto sconcertante che le cronache hanno ripreso molto larvatamente e un po’ sotto tono. L’ex segretario del partito comunista degli anni cinquanta, il famoso onorevole Napoleone Colaianni, ha dichiarato alla stampa il 26 settembre che anche il partito comunista italiano negli anni cinquanta e sessanta prendeva i soldi dagli imprenditori perché così gli imprenditori pagavano una specie di assicurazione. Signor Presidente, vorrei che lei mi ascoltasse un attimo.
Gli imprenditori pagavano una specie di assicurazione. Queste sono dichiarazioni che Colaianni ha riconfermato. Sono dichiarazioni gravissime che gettano una luce sinistra, a nostro avviso, su quello che è poi accaduto qualche decennio più tardi, allorquando il segretario regionale del partito comunista italiano, Pio La Torre, mandato in Sicilia per fare pulizia all’interno del suo partito, è stato barbaramente assassinato dalla mafia, da quella mafia che non sbaglia, da quella mafia che colpisce nel momento in cui qualcuno animato di buone intenzioni viene di fatto isolato dalla sua stessa parte politica.
Se Colaianni afferma quello che afferma in modo così duro, chiaro e netto e senza smentite, è legittimo il sospetto che dal 1950 al 1990 e ai giorni nostri, al 2000, mai si sia interrotto quel filo conduttore che lega in un intreccio perverso la mafia con ambienti della sinistra e del partito comunista.
È lecito il sospetto (allora se ne parlò e ancora oggi le cronache ne parlano in modo mal celato) che l’omicidio La Torre poteva essere collegato a determinati ambienti che mal sopportavano la presenza di un segretario regionale integerrimo che voleva fare chiarezza all’interno del suo partito o perlomeno chiarezza nell’ambito di quei rapporti perversi che Colaianni ha confermato esistere fin dal 1950. Di fronte a tutto questo c’è da rimanere sconcertati …
PRESIDENTE. Vede, onorevole Lo Presti, dato che lei parla di gente sconcertata, lo è anche il Presidente di turno, perché lei ha detto che avrebbe illustrata brevemente …
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, non credo che questo la possa far sconcertare, tutt’al più l’avrà potuta sorprendere.
PRESIDENTE. Sto scherzando.
ANTONINO LO PRESTI. I fatti che io riferisco sono veramente sconcertanti (non so però quanto lei li abbia potuti seguire).
PRESIDENTE. Li ho seguiti, ma vorrei solo dirle una cosa, onorevole Lo Presti, e non se ne abbia a male. Lei ha ampiamente oltrepassato il tempo a sua disposizione.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, non credo che questo la possa far sconcertare, tutt’al più l’avrà potuta sorprendere.
PRESIDENTE. Sto scherzando.
ANTONINO LO PRESTI. I fatti che io riferisco sono veramente sconcertanti (non so però quanto lei li abbia potuti seguire).
PRESIDENTE. Li ho seguiti, ma vorrei solo dirle una cosa, onorevole Lo Presti, e non se ne abbia a male. Lei ha ampiamente oltrepassato il tempo a sua disposizione.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
PRESIDENTE. Sto scherzando.
ANTONINO LO PRESTI. I fatti che io riferisco sono veramente sconcertanti (non so però quanto lei li abbia potuti seguire).
PRESIDENTE. Li ho seguiti, ma vorrei solo dirle una cosa, onorevole Lo Presti, e non se ne abbia a male. Lei ha ampiamente oltrepassato il tempo a sua disposizione.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
ANTONINO LO PRESTI. I fatti che io riferisco sono veramente sconcertanti (non so però quanto lei li abbia potuti seguire).
PRESIDENTE. Li ho seguiti, ma vorrei solo dirle una cosa, onorevole Lo Presti, e non se ne abbia a male. Lei ha ampiamente oltrepassato il tempo a sua disposizione.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
PRESIDENTE. Li ho seguiti, ma vorrei solo dirle una cosa, onorevole Lo Presti, e non se ne abbia a male. Lei ha ampiamente oltrepassato il tempo a sua disposizione.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
In linea generale, deve osservarsi che lo scioglimento dei consigli degli enti locali a cui si fa riferimento, per infiltrazioni e condizionamenti mafiosi, ha natura essenzialmente preventiva. Con tale misura, il legislatore ha inteso perseguire l’obiettivo di eliminare quelle anomalie amministrative e quelle interferenze che possono alterare la capacità dell’organo di governo locale di uniformare la propria azione ai canoni della legalità e della trasparenza. Nell’indicata prospettiva, i presupposti del provvedimento in questione possono essere costituiti anche da fatti che, pur non confortati da pienezza probatoria, possono comunque avvalorare ipotesi di collegamenti diretti o indiretti dell’amministrazione locale con la criminalità organizzata.
Da qui l’esigenza di una ponderazione comparativa tra valori di pari rilievo costituzionale, quali da un lato il rispetto della volontà popolare, cui lei ha fatto riferimento, e dall’altro lato la tutela del principio di libertà e di uguaglianza nella partecipazione alla vita civile, nonché di imparzialità, di buon andamento e regolare svolgimento dell’azione amministrativa. In ogni caso, nell’adozione del provvedimento sopra indicato, a carico dei consigli comunali e provinciali, non vi è spazio per valutazioni che siano estranee ai principi della corretta amministrazione. I decreti di scioglimento rappresentano, quindi, l’atto finale di una procedura complessa, rigorosamente ancorata al rispetto delle risultanze e degli accertamenti svolti sia dalla commissione d’accesso nominata dal prefetto, ai sensi della vigente normativa, sia dagli organi di polizia, sul pericolo di ramificazioni criminali all’interno delle comunità locali.
La garanzia della trasparenza per detti provvedimenti viene assicurata anche mediante la loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Con specifico riferimento alla situazione politica e amministrativa dei comuni indicati dagli onorevoli interpellanti, il ministro dell’interno ha fornito i seguenti elementi conoscitivi e valutativi, comunicati dal prefetto di Palermo competente, come già detto, a promuovere le iniziative indicate nell’atto ispettivo. Il provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Bagheria è stato disposto a seguito delle interferenze rilevate nella vita amministrativa dell’ente, ricollegabili ai legami intercorrenti tra alcuni amministratori, dipendenti comunali, imprenditori locali e personaggi a vario titolo vicini alla criminalità organizzata, che determinavano la presenza di un forte centro di potere capace di attuare pesanti condizionamenti nell’attività dell’ente: legami diretti, fra l’altro, alla spartizione di appalti, concessioni, licenze ed altre pubbliche utilità.
Il consiglio comunale di Villabate è stato sciolto, invece, in relazione ai riscontrati collegamenti diretti ed indiretti di componenti del consiglio con esponenti della criminalità organizzata, rilevati dagli organi investigativi. Da rapporti trasmessi dalle forze dell’ordine, emergevano infatti vincoli di parentela e di amicizia tra i vari amministratori, gli impiegati comunali e personaggi vicini a Cosa nostra. L’accesso ispettivo svolto presso il comune ha reso possibile il riscontro di una situazione di grave compromissione dei principi di legalità e buon andamento dell’attività amministrativa nell’ente. Anche lo scioglimento del consiglio comunale di Ficarazzi è stato determinato dalla presenza di collegamenti diretti ed indiretti tra alcuni componenti del detto consesso e la criminalità organizzata, rilevati dagli organi investigativi: collegamenti idonei a compromettere le libere determinazioni dell’organo elettivo e quindi il buon andamento dell’amministrazione.
Anche dagli accertamenti svolti e dagli esiti dell’accesso ispettivo presso il comune di Ficarazzi, è emersa la presenza di un forte centro di potere e di pressione volto a condizionare l’attività politica e amministrativa. Quanto, invece, al comune di Isola delle femmine (si tratta dei comuni per cui lei, onorevole Lo Presti, lamenta disparità), la situazione in relazione a presunte connivenze del sindaco e degli assessori comunali con ambienti mafiosi nonché ai rapporti di parentela e di amicizia e gli stessi amministratori con soggetti malavitosi del luogo è stata seguita con grande attenzione dal prefetto di Palermo, in vista dell’eventuale esercizio del potere di accesso. L’eventuale sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa nel detto comune, ovvero di condizionamenti nella gestione dell’ente, è stata esaminata con particolare cura e approfondimento nella riunione tecnico-operativa del 21 giugno 2000, alla quale hanno partecipato i rappresentanti delle forze dell’ordine. Nella circostanza, il comandante provinciale dei carabinieri ha precisato che, sebbene fossero comprovati, ad Isola delle Femmine, rapporti di parentela e di amicizia tra amministratori comunali ed esponenti della criminalità organizzata del luogo, non erano tuttavia emersi fatti concreti dai quali si potesse desumere la prova oggettiva dell’esistenza di infiltrazioni mafiose nell’apparato burocratico comunale. È risultato, inoltre, sulla base di uno specifico monitoraggio che il comune di Isola delle Femmine ha appaltato opere pubbliche di modesta entità.
Tale complessa valutazione è stata confermata anche dal competente questore, cosicché non sono state ravvisate, con riguardo al detto comune, le condizioni oggettive perché da parte del prefetto fosse disposto l’accesso previsto dal decreto ministeriale del 23 dicembre 1992 e, quindi, eventualmente lo scioglimento dell’organo consigliare.
In merito alla situazione del comune di Caltavuturo e alla posizione del sindaco della città, cui fa riferimento l’onorevole interpellante, sembra utile segnalare, innanzitutto, quanto relazionato in termini generali dalla procura della Repubblica di Palermo. Tale ufficio ha comunicato che, nell’ambito del provvedimento penale, n. 5.961/98 il giudice per le indagini preliminari presso il locale tribunale ha emesso, in data 16 settembre 2000, provvedimento applicativo della custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari nei confronti di diverse persone indagate per i reati di partecipazione ad associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, turbativa d’asta, truffa, peculato, falso in atto pubblico, illecita concorrenza con minaccia. Si tratta di reati tutti aggravati dalla finalità di agevolare l’attività dell’organizzazione mafiosa denominata Cosa nostra. Le contestazioni mosse agli indagati hanno tratto origine dall’accertamento di rapporti illeciti tra diversi manager di strutture imprenditoriali riconducibili alle cosiddette cooperative rosse e taluni esponenti dell’organizzazione mafiosa Cosa nostra o soggetti comunque a questa vicini, finalizzati al condizionamento mafioso dei procedimenti amministrativi relativi all’aggiudicazione degli appalti per la realizzazione delle opere pubbliche, talora anche con la connivenza di soggetti inseriti nella pubblica amministrazione. Nell’ambito del detto procedimento è risultato coinvolto anche l’onorevole Giannopolo, in relazione all’ipotizzato reato di turbativa delle gare d’appalto per la realizzazione della rete idrica del comune di Caltavuturo. Nei confronti del predetto Giannopolo, peraltro, non sono stati chiesti né adottati provvedimenti cautelari. La stessa procura della Repubblica ha anche comunicato di non potere fornire alcuna informazione né sulla asserita fuga di notizie circa la posizione processuale dell’onorevole Giannopolo né in merito alle indagini in corso e all’invio di informazioni di garanzia nei confronti di amministratori dei comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Trattandosi infatti di delicate e complesse investigazioni, ancora in pieno svolgimento, l’organo inquirente ha ritenuto doveroso mantenere su di esse il vincolo del segreto. Tanto premesso, e con specifico riguardo al comune di Caltavuturo, si fa presente comunque che il ministro dell’interno ha precisato che, dagli atti in possesso della prefettura di Palermo, non risulta pervenuto dal comune di Caltavuturo nella primavera del 1999 il documento richiamato nel quarto capoverso dell’interpellanza; lo stesso dicastero aggiunge che il prefetto di Palermo il 24 marzo scorso, subito dopo aver preso possesso dell’incarico, ha assunto un’iniziativa per verificare la regolarità e la trasparenza degli appalti dei lavori pubblici in tutta la provincia.
A tal fine è stato costituito presso la prefettura un osservatorio, di cui fanno parte rappresentanti degli organi del settore, per raccogliere i dati principali degli appalti, sulla base di una scheda di rilevazione. È stato così avviato un monitoraggio delle gare di appalto, delle relative procedure e dello stato di realizzazione delle opere pubbliche per individuare e prevenire ogni possibile interferenza di interessi illeciti nel delicato settore degli appalti pubblici.
Proprio con riferimento a tale iniziativa l’onorevole Giannopolo il 29 maggio 2000 ha inviato una lettera di apprezzamento al prefetto di Palermo, alla quale risultava allegato il testo di un’altra lettera inviata sempre allo stesso prefetto, nonché alla Commissione nazionale antimafia e alla commissione regionale antimafia. Tale lettera, peraltro, non risulterebbe pervenuta a tale ultimo organismo.
A seguito della suddetta nota il prefetto di Palermo ha convocato, quindi, il sindaco di Caltavuturo il 19 giugno invitandolo a denunciare ogni sospetto di ipotesi di reato o di fatti illeciti all’Arma dei carabinieri per le conseguenti iniziative di competenza dell’autorità giudiziaria. Di tale attività lo stesso prefetto ha dato poi notizia al presidente della Commissione parlamentare antimafia che aveva sollecitato elementi di conoscenza in merito.
Sulla base di quanto sopra, si può affermare che la situazione oggettiva riguardante il comune di Caltavuturo risultava particolarmente articolata e complessa e al riguardo il prefetto di Palermo, con nota del 30 settembre, ha richiesto al dicastero dell’interno la delega ad esercitare presso il suddetto comune i poteri di accesso e di accertamento.
Tale richiesta è stata motivata con la necessità, di recente concretatasi, di svolgere accertamenti mirati a verificare eventuali condizionamenti ed infiltrazioni della criminalità organizzata nell’ambito dell’attività del predetto ente civico, anche al fine di soddisfare esigenze di massima trasparenza.
Alla luce di quanto premesso, essendo intervenuta, con provvedimento del 14 ottobre scorso notificato il giorno successivo, la suddetta delega, il giorno 16 è stato disposto l’accesso presso il comune di Caltavuturo al fine di poter svolgere gli accertamenti in questione.
Quanto, infine, all’ultimo quesito posto nell’interpellanza, concernente l’omicidio dell’onorevole La Torre e le vicende ad esso connesse, la procura della Repubblica di Palermo ha comunicato che il relativo procedimento è stato definito con sentenza passata in giudicato, con la quale sono stati condannati quali mandanti del delitto gli appartenenti alla commissione provinciale dell’organizzazione mafiosa Cosa nostra.
Nel contesto del medesimo procedimento sono stati svolti accertamenti nei confronti di persone inserite in società cooperative operanti nel settore agrumicolo che si riteneva fossero in rapporto con ambienti criminali. Il giudice istruttore dell’epoca, tuttavia, non valutò gli elementi raccolti idonei a giustificare l’esercizio dell’azione penale a carico di tali soggetti sia con riferimento alla piena dimostrazione di detti rapporti malavitosi, sia in relazione alla loro possibile connessione con l’omicidio dell’onorevole La Torre.
PRESIDENTE. L’onorevole Lo Presti ha facoltà di replicare.
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario, ma la risposta evidentemente non è soddisfacente. È la solita risposta in quel linguaggio freddo che la vostra burocrazia ministeriale tanto bene sa articolare, che non dice nulla e ripete la solite manfrina, come succede ormai da tempo a proposito di questi eventi.
Francamente non so se chiudere qui e andarmene senza proferire altro, perché tanto mi rendo conto che parlare con questo Governo è come discutere con un sordo o cozzare contro un muro di gomma. È perfettamente inutile, perché voi siete bravi a falsare la verità, siete bravi a manipolare i dati e siete bravissimi a costruire verità di comodo che purtroppo ingannano – ahimè – la maggior parte dei cittadini, ma che per fortuna non ingannano noi, che continueremo a vigilare.
La sua risposta, sottosegretario, a parte l’unica novità rappresentata dal fatto che dopo il 6 ottobre avete disposto l’accesso a Caltavuturo, non è altro che una sequela di inesattezze e di mistificazioni. Rimango sorpreso nell’apprendere che la situazione di Isola delle Femmine già all’epoca fu presa in considerazione e che fu valutata in modo preoccupante la presenza all’interno dell’amministrazione di un soggetto che ricopriva l’incarico di assessore e che era parente di un noto boss mafioso. Oggi tuttavia si afferma che non era un particolare importante, che non era un elemento preoccupante; che era, sì, un parente di un capo mafia ma che poi si è dimesso e che comunque i carabinieri non hanno verificato altro tipo di infiltrazioni nell’ambito dell’amministrazione o altri collegamenti che facessero supporre che la mafia avesse messo le mani sul comune di Isola delle Femmine.
Siamo di fronte ad un parente di un mafioso, che si dichiara tale e che, scoppiato lo scandalo, si dimette e ancora oggi continua a frequentare l’amministrazione (i carabinieri sanno bene che questo soggetto ogni giorno sale e scende le scale del comune di Isola delle Femmine), tuttavia si afferma che la situazione non destò preoccupazione. Ma quello che è accaduto negli altri tre paesi dove parentele non ne sono state accertate? In questa sede abbiamo dimostrato attraverso documenti che i presupposti in base ai quali furono costruiti legami di parentela tra quegli amministratori e i boss mafiosi erano falsi, mentre per il caso di Isola delle Femmine, rispetto al quale un rapporto di parentela è stato attestato da un certificato di stato di famiglia, si dice che non desta preoccupazioni al punto che l’amministrazione ha potuto continuare a svolgere il proprio lavoro tranquillamente.
Tutto questo è vergognoso! Contesto a questo Governo di proteggere e di tutelare, con questo tipo di atteggiamento, la mafia in quel comune; contesto e accuso questo Governo di essere complice di interessi che in quel comune albergano e trovano terreno fertile in un rapporto mai reciso con l’amministrazione comunale; contesto a questo Governo di calpestare la verità; contesto a questo Governo di agire in modo smisuratamente arrogante e vessatorio nei confronti di una parte politica piuttosto che di un’altra; contesto infine a questo Governo di non fare il proprio dovere.
Questa è la realtà che deve preoccupare enormemente i cittadini che mi auguro leggeranno i resoconti di questa seduta e si renderanno conto di come la libertà nel nostro paese sia gravemente minacciata da coloro i quali in questo momento hanno usurpato il potere della nazione e che speriamo vengano cacciati via presto dal popolo (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario, ma la risposta evidentemente non è soddisfacente. È la solita risposta in quel linguaggio freddo che la vostra burocrazia ministeriale tanto bene sa articolare, che non dice nulla e ripete la solite manfrina, come succede ormai da tempo a proposito di questi eventi.
Francamente non so se chiudere qui e andarmene senza proferire altro, perché tanto mi rendo conto che parlare con questo Governo è come discutere con un sordo o cozzare contro un muro di gomma. È perfettamente inutile, perché voi siete bravi a falsare la verità, siete bravi a manipolare i dati e siete bravissimi a costruire verità di comodo che purtroppo ingannano – ahimè – la maggior parte dei cittadini, ma che per fortuna non ingannano noi, che continueremo a vigilare.
La sua risposta, sottosegretario, a parte l’unica novità rappresentata dal fatto che dopo il 6 ottobre avete disposto l’accesso a Caltavuturo, non è altro che una sequela di inesattezze e di mistificazioni. Rimango sorpreso nell’apprendere che la situazione di Isola delle Femmine già all’epoca fu presa in considerazione e che fu valutata in modo preoccupante la presenza all’interno dell’amministrazione di un soggetto che ricopriva l’incarico di assessore e che era parente di un noto boss mafioso. Oggi tuttavia si afferma che non era un particolare importante, che non era un elemento preoccupante; che era, sì, un parente di un capo mafia ma che poi si è dimesso e che comunque i carabinieri non hanno verificato altro tipo di infiltrazioni nell’ambito dell’amministrazione o altri collegamenti che facessero supporre che la mafia avesse messo le mani sul comune di Isola delle Femmine.
Siamo di fronte ad un parente di un mafioso, che si dichiara tale e che, scoppiato lo scandalo, si dimette e ancora oggi continua a frequentare l’amministrazione (i carabinieri sanno bene che questo soggetto ogni giorno sale e scende le scale del comune di Isola delle Femmine), tuttavia si afferma che la situazione non destò preoccupazione. Ma quello che è accaduto negli altri tre paesi dove parentele non ne sono state accertate? In questa sede abbiamo dimostrato attraverso documenti che i presupposti in base ai quali furono costruiti legami di parentela tra quegli amministratori e i boss mafiosi erano falsi, mentre per il caso di Isola delle Femmine, rispetto al quale un rapporto di parentela è stato attestato da un certificato di stato di famiglia, si dice che non desta preoccupazioni al punto che l’amministrazione ha potuto continuare a svolgere il proprio lavoro tranquillamente.
Tutto questo è vergognoso! Contesto a questo Governo di proteggere e di tutelare, con questo tipo di atteggiamento, la mafia in quel comune; contesto e accuso questo Governo di essere complice di interessi che in quel comune albergano e trovano terreno fertile in un rapporto mai reciso con l’amministrazione comunale; contesto a questo Governo di calpestare la verità; contesto a questo Governo di agire in modo smisuratamente arrogante e vessatorio nei confronti di una parte politica piuttosto che di un’altra; contesto infine a questo Governo di non fare il proprio dovere.
Questa è la realtà che deve preoccupare enormemente i cittadini che mi auguro leggeranno i resoconti di questa seduta e si renderanno conto di come la libertà nel nostro paese sia gravemente minacciata da coloro i quali in questo momento hanno usurpato il potere della nazione e che speriamo vengano cacciati via presto dal popolo (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

 

Promemoria per il geometra ………..
“Il sindaco Bologna – si legge in una nota del gruppo consiliare di An a firma del capogruppo Vincenzo Dionisi – ha volutamente omesso di comunicare la notizia che il realizzando parco giochi in una nuova strada Prg in vicinanza della via San Giovanni Bosco è un optional, in quanto alla sua amministrazione sta a cuore realizzare una strada con parcheggi, fognatura ed illuminazione che per caso ed ironia della sorte, lambiscono immobili di proprietà di un assessore comunale e di un consigliere della maggioranza”. I due parchi dove i bambini potranno trascorrere ore spensierate saranno realizzati in via Libertà e in strada nuova in vicinanza della via San Giovanni Bosco in ottomila metri quadrati. Luoghi verdi tra le numerose lottizzazioni che negli anni 80 sono state realizzate proprio in quell’area. L’importo complessivo dell’opera finanziato e dal comune e dalla casa depositi e prestiti si aggira intorno ai 730 milioni. Centocinquanta milioni soltanto per espropriare i terreni. Per finanziare l’opera l’amministrazione comunale aveva chiesto e ottenuto un mutuo di 600 milioni per realizzare il primo stralcio dei due parchi. Ma l’iter del progetto è stato quanto mai travagliato anche per il ricorso presentato da An. “il ricorso di questo gruppo di An al Coreco era pertinente in quanto nel programma triennale delle opere pubbliche 97/99 si parlava di realizzare due parchi giochi e non già di realizzare una strada nuova di Prg in vicinanza della via San Giovanni Bosco che stranamente è spuntata fuori non si sa bene come nel programma 98/2000 carteggio negatoci in visione”. Il primo cittadino che aveva annunciato l’inzio dell’iter per l’esproprio dei terreni e dunque al conseguente pubblicazione della gara ricorda che “alla fine il progetto è stato aprovato dal Coreco e che tutto era perfettamente previsto nel piano triennale – afferma Stefano Bologna – poi alla fine voglio sommessamente ricordare che come sanno tutti a Isola delle Femmine che tra i firmatari del ricorso al Coreco contro i parco giochi c’erano nipoti e figli di noti costruttori che per anni hanno costruito in quella zona. Tutto il resto sono accuse gratuite” (i.m.) IL MEDITERRANEO 3 marzo 1999 si è in prossimità delle elezioni amministrative che si terranno il mese di giugno del 1999
§ autorizzazione edilizia in sanatoria per una piscina abusiva;
§ concessione edilizia (al padre) per completamento di un fabbricato abusivo nei 150 metri dalla battigia (nel rilievo aerofotogrammetrico del 1977 il fabbricato non esiste);
§ concessione edilizia per la costruzione di un villino bifamiliare in “lotto intercluso” ove già aveva realizzato una villa unifamiliare e piscina con un’altra concessione edilizia.
CONSIDERAZIONE FINALE : ALLA FACCIA DELLA TRASPARENZA E DELLE SFINGE DI SAN GIUSEPPE.
MORALE DELLA FAVOLA : ANCORA ISOLA DELLE FEMMINE E’ SENZA UN P.R.G. E LA STORIA CONTINUA

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...