Ilva, Altamarea a Monti: “Vecchia Aia illegittima, ritirarla in toto”

Nuova Aia dell’Ilva: le migliori
tecnologie anti inquinamento. Migliori rispetto a cosa?

 
 
  
E’ in preparazione la nuova Aia (Autorizzazione integrata ambientale)
dell’Ilva di Taranto. La domanda da un milione di dollari, quella da
cui dipendono il futuro di Taranto e della stessa Ilva è: quanto costa risanare gli impianti, saranno sufficienti i
143 milioni promessi dal presidente
Ferrante e di fronte ai quali i politici fanno la ola?
I dati i Peacelink, che mettono a confronto le
emissioni dell’Ilva con quelle risultanti dall’applicazione delle migliori tecnologie disponibili per abbattere
l’inquinamento, aiutano a misurare la distanza fra l’acciaieria di Taranto e la
migliore delle acciaierie possibili. L’abisso è colmabile – dice Peacelink – al
prezzo di tre miliardi.
In effetti la legge italiana prescrive che l’Aia imponga di adottare le
migliori tecnologie. Ma il punto è: “migliori” rispetto a cosa?
Già nel 2011 l’Ilva ha ricevuto un’Aia basata proprio
sul principio delle migliori tecnologie anti inquinamento disponibili.
Ora “la magistratura ha smontato pezzo per pezzo” l’Aia del 2011,
come dice il presidente di Peacelink, e c’è la necessità di redigerne una
nuova.
La legge che regola il rilascio dell’Aia è il
decreto legislativo 59/2005. In ogni
suo punto prescrive di usare le “migliori tecnologie disponibili” per
minimizzare l’inquinamento.
Però all’articolo 2 dice che esse devono essere applicabili “in
condizioni economicamente e
tecnicamente valide”. Quell’ “economicamente” lascia la porta aperta a molte
cose. All’articolo 8, invece, si
legge in sostanza che in determinate aree particolarmente critiche l’autorità
competente (essenzialmente il ministero dell’Ambiente) può prescrivere Aia ancor
più rigorose. In questo caso, implicito ma ovvio, l’ “economicamente valide”
non conta più.
Secondo i calcoli di Peacelink, con un’Aia che tenesse conto delle
migliori tecnologie disponibili (dunque senza l’ “economicamente valide”),
all’Ilva
per le sole polveri, la fase di cokefazione dovrebbe avere valori emissivi 70
volte inferiori (da 70 g/t a 1 g/t), il camino E312 per la sinterizzazione
dovrebbe attenersi a emissioni 25 volte inferiori (da 85,5 kg/h a 3,4),
l’altoforno in fase di caricamento dovrebbe inquinare 14 volte di meno (da 29,8
g/t a 2,1), il colaggio ghisa e loppa dovrebbe impattare 95 volte di meno
sull’ambiente (da 40,1 g/t a 0,4) e l’acciaieria sarebbe obbligata a ridurre le
emissioni di 15 volte (da 218 g/t a 14)
Se ci si mette in quest’ottica, secondo Peacelink
È più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, piuttosto
che l’Ilva di Taranto possa ottenere l’autorizzazione Aia
Già: ma la commissione Aia vorrà mettersi in quest’ottica? Peacelink
dice che, a domanda, il presidente della commissione ha risposto in termini
assimilabili al comportamento di un’anguilla.
Per cui, quando leggete che l’Aia imporrà all’Ilva
“le migliori tecnologie” per minimizzare l’inquinamento, non fateci caso. Il punto è: “migliori”
rispetto a cosa?

Sul Corriere del Mezzogiorno Ilva, arriva la commissione Aia


Il decreto legislativo n.59 del 2005
che regola il rilascio dell’Aia

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