Caffaro ,diossine mille volte più alte dell’Ilva

Caffaro ,diossine mille volte più alte dell’Ilva

Anche gli abitanti sono più «avvelenati». Ma per Taranto il governo ha
stanziato 340 milioni, Brescia attende da anni 6 milioni, cifra assolutamente
insufficiente

Il sito Caffaro a Brescia

Il sito Caffaro a
Brescia


Ci sono mille Ilva di Taranto nel cuore di Brescia.
È la conclusione choc dello studio comparato redatto dallo storico ambientalista
Marino Ruzzenenti, che ha confrontato i dati Arpa sulle concentrazioni di
diossine e pcb presenti nell’area della più grande acciaieria d’Italia a quelle
rintracciate all’interno dell’azienda Caffaro di Brescia, che tra il 1929 e il
1984 ha prodotto 150mila tonnellate di policlorobifenili.


RISULTATI INQUIETANTI – I risultati sono a dir poco inquietanti.
L’eredità del passato industriale della Leonessa è per certi versi più pesante
del presente produttivo di Taranto. Se il picco massimo di diossine all’interno
dell’Ilva arriva a 351 nanogrammi per ogni chilo di terra, sotto la Caffaro le
diossine arrivano a 325 mila nanogrammi. La musica cambia solo qualche nota se
si prende in considerazione il territorio circostante le due aziende. A Taranto
(quartiere di Statte) le diossine arrivano a poco più di 10 nanogrammi;
nell’area inquinata del sito Caffaro (200 ettari a sud ovest di via Milano) le
concentrazioni di diossine sono trecento volte superiori. Gli inquinanti sono finiti nel sangue e nel latte materno
degli abitanti. Anche qui il raffronto è impietoso, visto che i cittadini che
vivono dentro il sito Caffaro – secondo uno studio Asl del 2008 – hanno in corpo
concentrazioni di diossine quasi dieci volte superiori a quelli che vivono nei
pressi dell’Ilva. E a Brescia come a Taranto, ci sono divieti.
VIETATO GIOCARE NEI PARCHI – Se i
media nazionali hanno focalizzato l’attenzione sui bimbi del quartiere Tamburi
di Taranto, che non possono giocare nei parchi inquinati da pcb, a Brescia è da
10 anni che 25 mila persone non possono coltivare orti o portare i bimbi al
parco. Ma purtroppo non c’è solo la Caffaro. Nel dicembre 2007 otto stalle (che
si trovavano fuori dal sito Caffaro) sono state chiuse perchè nel latte munto
dalle mucche le diossine erano troppo alte. «Le altre fonti di diossine e pcb
sono l’inceneritore e le acciaierie» spiega Ruzzenenti. Le loro emissioni sono
molto inferiori rispetto all’inquinamento dell’Ilva (e negli ultimi 2 anni sono
stati fatti passi da gigante per l’abbattimento degli inquinanti). Ma a Brescia
non c’è vento e quindi gli inquinanti restano molto di più nell’aria. Le
diossine trovate nell’aria di Brescia nell’agosto 2007 dall’Istituto Superiore
della Sanità (quindi con le acciaierie chiuse ma con l’inceneritore in funzione)
erano doppie rispetto a quelle trovate a Taranto. Quelle trovate da Arpa sul
terreno di San Polo nell’ultimo anno sono di poco inferiori a quelle rilevate
nel quartiere Tamburi nella città ionica. E sono simili le quantità del
cancerogeno benzo(a)pirene. E Brescia batte Taranto anche per le pm10: ben 104 a
Brescia (Broletto) contro i 41 del quartiere Archimede di Taranto.
FONDI INSUFFICIENTI – Eppure per
Taranto il governo ha stanziato 340 milioni per la bonifica, mentre Brescia
attende da anni 6,7 milioni promessi ma mai arrivati. Soldi del tutto
insufficienti alla bonifica. «Non si può continuare a convivere con questa
emergenza – commenta Ruzzenenti, che ha anche fatto un esposto alla Procura – e
le istituzioni devono assolutamente fare un pressing su governo e sull’Unione
Europea per chiedere fondi».

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