RELAZIONE PREFETTIZIA DELLACOMMISSIONE DI ACCESSO AGLI ATTI AL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE E DECRETOPRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE

RELAZIONE PREFETTIZIA DELLACOMMISSIONE DI ACCESSO AGLI ATTI AL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE E DECRETOPRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE  (PDF)

 

 

 

IL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
  Considerato che nel comune di Isola delle Femmine (Palermo)  gli organi   elettivi   sono   stati   rinnovati   nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009;
  Considerato che dall’esito di approfonditi accertamenti sono emersi collegamenti diretti ed indiretti tra componenti del  consesso  e  la criminalita’ organizzata locale;
  Ritenuto che la permeabilita’ dell’ente ai condizionamenti 
esterni della criminalita’  organizzata  arreca  grave 
pregiudizio  per  gli interessi della collettivita’ e determina
lo svilimento e la  perdita di credibilita’ dell’istituzione locale;
  Ritenuto che, al fine di porre rimedio  alla  situazione 
di  grave inquinamento e deterioramento dell’amministrazione comunale di  Isola delle Femmine, si rende necessario far luogo  allo  scioglimento  del consiglio comunale e disporre il  conseguente commissariamento,  per rimuovere tempestivamente gli effetti pregiudizievoli per l’interesse pubblico ed assicurare il risanamento dell’ente locale;
  Visto l’art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
  Vista la proposta del Ministro dell’interno, la  cui  relazione  e’ allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante;
  Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella riunione del 9 novembre 2012 alla quale e’ stato debitamente invitato il Presidente della Regione Siciliana;
                              Decreta:
                              
Art. 1 
  Il consiglio comunale di Isola delle Femmine (Palermo)  e'  sciolto per la durata di diciotto mesi.                         
Art. 2
  La gestione  del  comune  di  Isola  delle  Femmine 
(Palermo),  e 
affidata alla commissione straordinaria composta da:
    dott. Vincenzo Covato – viceprefetto a riposo;
    dott.ssa Matilde Mule’ – viceprefetto aggiunto;
     dott. Guglielmo Trovato – dirigente di II fascia.            
Art. 3 
 
  La commissione straordinaria per la  gestione  dell'ente  esercita, fino all'insediamento degli organi ordinari  a  norma  di  legge,  le attribuzioni spettanti al  consiglio  comunale,  alla  giunta  ed  al sindaco nonche' ogni altro potere ed incarico connesso alle  medesime cariche. 
    Dato a Roma, addi' 12 novembre 2012 
 
                             NAPOLITANO 
 
 
                                Monti, Presidente del  Consiglio  dei
                                Ministri 
                                Cancellieri, Ministro dell'interno 
 
Registrato alla Corte dei conti il 16 novembre 2012 
Registro n. 7, interno foglio n. 185 

http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2012-11-29&task=dettaglio&numgu=279&redaz=12A12433&tmstp=1354221071377


ERA IL 26 APRILE DI QUESTO ANNO  QUANDO LUI DICHIARA 

CHE…


 

3) Sono disposta a vendere una delle mie ville per disporre dei fondi necessari a impedire il successo delle liste avversarie da quella di Portobello (scarica in pdf) 

5) SCIOLTO
PER INFILTRAZIONI MAFIOSE IL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
 
(scarica in pdf) 

6) “S” maggio 2012 L’ISPEZIONE A ISOLA DELLE FEMMINE ecco LE CARTE DELLO SCONTRO (scarica in pdf) 

  
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Tutti i comuni commissariati: ecco la mappa

La legge che permette al ministro dell’Interno di sospendere gli 
amministratori sospettati di collusioni mafiose è stata introdotta nel ’91. 
Da allora i comuni commissariati sono stati 170, per 211 volte. Infatti, 
alcuni consigli comunali sono stati azzerati per mafia più di una volta. 
In rosso i comuni sciolti per mafia una sola volta, in blu quelli commissariati 
per due volte, in giallo gli enti azzerati per tre volte.
(Fonte: ministero dell’Interno)

Tutti i comuni commissariati: ecco la mappa

 
Al 27 novembre 2012, gli enti senza sindaco in Italia sono 137.
Di questi, 30 sono stati sciolti per mafia e 46 per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri. In rosso i comuni sciolti per mafia, in viola per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri, in blu per le dimissioni del sindaco, in giallo per altri motivi.

L’elenco è stato ottenuto incrociando i dati forniti dal Viminale con quelli dell’Ancitel.

zoom mappa in altra pagina

L’ultimo caso è Catanzaro, dove il Tar ha invalidato il voto. Ma tra gli enti senza sindaco, 46 sono stati sciolti perché la maggioranza dei consiglieri ha lasciato l’incarico, 30 per infiltrazioni della criminalità organizzata. GUARDA LA MAPPA 
 
di Valeria Valeriano


L’ultimo caso è quello di Catanzaro. Il comune calabrese è stato sciolto dopo che il Tar ha invalidato il voto in 8 sezioni e dichiarato nullo il verbale di proclamazione del sindaco. Per traghettare la città fino alle prossime elezioni, il 20 e 21 gennaio, è stata scelta Silvana Riccio, 56 anni, ex direttore generale del Comune di Napoli rimossa pochi giorni fa dal sindaco Luigi de Magistris. Per la seconda volta in dieci mesi, nel capoluogo di regione arriva un commissario.
In tutto, in Italia, sono oltre un centinaio i consigli comunali in amministrazione straordinaria. Il dato lo si ricava incrociando due liste: quella fornita dal Viminale e quella pubblicata da Ancitel sul sito internet Comuniverso.it (GUARDA LA MAPPA). Dei 137 comuni commissariati, 30 sono stati sciolti per infiltrazioni della criminalità organizzata. Uno degli ultimi casi ha fatto più scalpore degli altri. A essere sciolto per “contiguità mafiosa” è stato, per la prima volta, un capoluogo di provincia: Reggio Calabria.

 

 



I motivi – Scorrendo la lista, il motivo del commissariamento che ricorre più di frequente è “dimissioni della maggioranza dei consiglieri“: 46 comuni su 137 sono stati sciolti perché la metà più uno dei membri ha lasciato il consiglio. Le statistiche, però, non dicono tutto. Il passo indietro dei consiglieri, infatti, può essere dettato da vari motivi. Politici, ma non solo. Nel marzo del 2011, ad esempio, 14 membri del consiglio comunale di Buccinasco, la cittadina in provincia di Milano definita tra le polemiche “la Platì del nord“, lasciarono dopo che il sindaco finì in manette per un presunto giro di tangenti. Seguono, tra le ragioni dell’amministrazione straordinaria, le dimissioni del sindaco (32 comuni), l’infiltrazione di tipo mafioso (30), il decesso del primo cittadino (12), l’annullamento delle operazioni elettorali (7), l’approvazione di una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco (4), la sua ineleggibilità (2). 

 

 

Quattro comuni, infine, risultano commissariati rispettivamente per impossibilità di surroga dei consiglieri dimissionari, mancato raggiungimento del numero minimo di votanti, decadenza del sindaco per elezione ad altro incarico, sostituzione del commissario straordinario nominato in precedenza.

 

 

 

 

Infiltrazioni mafiose – Tra i 30 comuni attualmente sciolti per mafia, 14 si trovano in Calabria (in totale nella regione i paesi commissariati sono 20). In Campania, invece, su 29 comuni in amministrazione straordinaria, 6 lo sono per infiltrazioni mafiose. In Sicilia la proporzione è 6 su 13. Ma lo scioglimento per mafia non è un fenomeno che riguarda solo il Sud: sono commissariati per questo motivo anche Bordighera eVentimiglia, in Liguria, Rivarolo Canavese e Leinì, in Piemonte. E le infiltrazioni della criminalità organizzata nei municipi del nord non sono iniziate di recente: il primo caso risale al maggio del 1995, quando fu sciolto per questo motivo il comune piemontese di Bardonecchia. Nel 2005 toccò anche al Lazio e sotto commissariamento finì Nettuno.  

 

 

 

 

I numeri – La legge che permette al ministro dell’Interno di sospendere gli amministratori sospettati di collusioni mafiose è stata introdotta nel 1991. Da allora i comuni sciolti sono stati 170, per 211 volte (GUARDA LA MAPPA). 

 

 

Questo vuol dire che alcuni consigli comunali sono stati azzerati per mafia più di una volta. In particolare, 33 amministrazioni sono state commissariate per due volte, quattro (Casal di Principe, Casapesenna, Misilmeri e Roccaforte del Greco) per tre volte. La maglia nera va alla provincia di Napoli, dove i comuni sciolti almeno una volta sono stati 35. Secondo posto per Reggio Calabria, 28, e terzo per Caserta, 19. Ai piedi del podio si piazza Palermo (18). 

 

 

La legge del ’91 fu applicata per la prima volta nell’agosto di quell’anno per commissariare Taurianova, centro in provincia di Reggio Calabria. Ad accelerare il varo della normativa fu proprio la faida che da anni insanguinava la cittadina della piana di Gioia Tauro. Il comune di Taurianova è stato sciolto di nuovo nel 2009. Ora, a distanza di oltre vent’anni dal primo commissariamento, con alla guida lo stesso sindaco del secondo, rischia ancora: lo scorso settembre si è insediata la terza commissione d’accesso antimafia.
 

PREFABBRICATI NORD LICENZA EDILIZIA IN SANATORIA architetto ALUZZO ROCCO

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
PROVINCIA DI PALERMO
UFFICIO TECNICO – III SETTORE
SANATORIE ABUSIVISMO E CONTROLLO DEL TERRITORIO
AUTORIZZAZIONE EDILIZIA IN SANATORIA
AI SENSI DELL’ART. 13 LEGGE 47/85 N 20
IL RESPONSABILE DEL III SETTORE
VISTA l’istanza del 06/11/2006 protocollo n 13321, presentata dal sig. Vittoriano Correra, nella qualità di amministratore unico della Prefabbricati Nord SRL, con sede legale in Rende di Cosenza e sede amministrativa in Isola delle Femmine, Via Dell’Agricoltura n. 8, con la quale chiede la concessione edilizia in sanatoria ai sensi dell’art. 13 della L. 47/85 per le opere abusivamente realizzate durante i lavori autorizzati con C.E. n. 14 del 24 maggio 2006, nel complesso industriale artigianale, sul lotto identificato al N.C.T. al foglio n. 3, particelle n. 33 – 34 – 38 – 56 – 58 e 180, complessivamente esteso mq. 20.062,55 per cui è stata autorizzata la variante urbanistica al P.R.G. di una porzione da zona territoriale omogenea da Z.T.O. “E” a zona “D”;
Visto il verbale di assemblea ordinaria del 30 aprile 2007 trasmesso con nota del 18/09/2009 prot. 14357, nel quale vengono accettate le dimissioni dell’amministratore Vittoriano Correra e viene nominato nuovo amministratore il sig. Panebianco Saverio nato a Sciacca (Ag) il 02/12/1932 già residente in Isola delle Femmine via Marconi, 2 codice fiscale PNB SVR 32T02I533Q;
Accertato che l’istante ha titolo per richiedere la variante di cui all’istanza del 05/12/2001 protocollo n. 15165, in quanto risulta che il sig. Correra Vittoriano, nato a Monreale il 23/03/1951, codice fiscale CRRVTR51C23F377Q, nella qualità di amministratore unico della società PREFABBRICATI NORD S.R.L., con sede in Rende (CS) Complesso Metropolis, codice fiscale e numero di iscrizione al Registro delle Imprese di Cosenza 02259050785, ha titolo per richiedere la concessione edilizia in quanto risulta avere titolo giusto atto di compravendita stipulato il 15/12/2004, rep. n. 43203 – raccolta n. 19927 presso il Dott. Maria Bonomo, Notaio in Palermo, con studio in via Torrearsa n. 24, registrato in Palermo il 15/12/2004 al n. 5440-IT;
ACCERTATO che le opere realizzate consistono nel:
nella realizzazione del restyling dei prospetti in maniera difforme da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006;
nella realizzazione della distribuzione interna del piano 1° in maniera da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006;
nella realizzazione della copertura prevista a 2° piano in maniera difforme da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006;
Visti gli elaborati grafici del 01/12/2006-protocollo n. 14551, redatti dall’architetto Rocco Aluzzo, iscritto all’Ordine degli architetti della Provincia di Palermo al n. 3827 e per i quali la C.E.C. nella seduta del 24/01/2007 verbale n. 2 ha espresso parere favorevole a condizione che “la ditta produca una perizia giurata … attestante l’esatta misurazione effettuata con rilievo della distanza dalla battigia …”;
VISTA la perizia giurata in data 08/03/2007 con. 1044, dall’arch. Rocco Aluzzo iscritto all’Ordine degli Architetti della Provincia di Palermo al n. 288, giurata al Tribunale di Palermo;
VISTO il bollettino di pagamento di € 516,00 n. per oblazione ai sensi dell’art. 13 della L. 47/85 VCY 0127 del 03/09/2009; verificare se esiste una comunicazione di demolizione di alcune opere;
VISTO il parere favorevole espresso dal Responsabile d’Igiene Pubblica del D.S.B. di Carini protocollo n. 65/IP del 11/09/2009 introitato a protocollo di questo comune in data 15/09/2009 prot. 14226;
VISTI il parere di compatibilità paesaggistica espresso dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Palermo in data 05/06/2008 prot. 4216/P introitato al nostro protocollo n. 7839 del 16/06/2008;
CONSIDERATO che non sono state effettuate opere strutturali per le quali è necessario il rilascio dl prescritto parere da parte del Genio Civile di Palermo, così come dichiarato dal progettista arch. Rocco Aluzzo con nota prot. 14357 del 18/09/2009;
VISTI gli strumenti urbanistici vigenti, nonché le norme che ne regolano l’attuazione ed il vigente regolamento edilizio;
VISTE le vigenti disposizioni che disciplinano il pagamento del contributo per oneri di urbanizzazione e costo di costruzione e la loro esenzione e riduzione;
VISTE la L.17/8/1942 n.1150 modificata ed integrata dalla L.6/8/1967 n.765, la L.28/1/1977 n.10, e la L. 28/2/1985 n.47 e successive modifiche ed integrazioni;
VISTE le leggi 47/85, 724/94 e successive modifiche ed integrazioni e L.R. 37/85 e successive modifiche ed integrazioni;
VISTO il comma 1 dell’art. 39 della L. 724/94 con le modifiche introdotte dall’art. 2 comma 37 lett. B della L. 662/96 e riscontrato che nulla osta al rilascio della concessione edilizia in sanatoria;
VISTA la Legge Regionale 4 del 16/04/2003;

R I L A S C I A

Al sig. Panebianco Saverio, nato a Sciacca (Ag) il 02/12/1932 già residente in Isola delle Femmine via Marconi, 2 codice fiscale PNB SVR 32T02I533Q nella qualità di amministratore unico della società PREFABBRICATI NORD S.R.L., con sede in Rende (CS) Complesso Metropolis, codice fiscale e numero di iscrizione al Registro delle Imprese di Cosenza 02259050785, l’autorizzazione edilizia in sanatoria ai sensi dell’art. 13 della L. 47/85 per avere realizzato il restyling dei prospetti in maniera difforme da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006 e per avere realizzato la distribuzione interna del piano 1° in maniera da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006, nel complesso industriale artigianale, sul lotto identificato al N.C.T. al foglio n. 3, particelle n. 33 – 34 – 38 – 56 – 58 e 180, complessivamente esteso mq. 20.062,55 per cui è stata autorizzata la variante urbanistica al P.R.G. di una porzione da zona territoriale omogenea da Z.T.O. “E” a zona “D”, il tutto come riportato negli elaborati grafici che allegati alla presente, ne fanno parte integrante e sostanziale.
La presente autorizzazione edilizia in sanatoria viene rilasciata fatti salvi i diritti dei terzi.
Isola delle Femmine 22 settembre 2009
Il Responsabile del III Settore
Arch. Sandro D’Arpa


Isola delle Femmine 22 ottobre 2007
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 

 

Guerra di mafia fra le cosche di Palermo
Arrestate 16 persone.
Azzerato il mandamento
di Partinico e Borsetto 

 In due anni e mezzo la guerra fra le cosche mafiose del palermitano ha provocato sei vittime e alcuni feriti, fra cui un boss. Una faida sanguinosa per il controllo del territorio in una vasta area a cavallo tra le province di Palermo e Trapani: da un lato le cosche guidate dal boss Lo Piccolo, che tentavano di espandersi verso il trapanese, dall’altro il clan del latitante Matteo Messina Denaro. 

I carabinieri del Gruppo di Monreale sono riusciti a fare luce su questi delitti e sui retroscena dello scontro; dall’indagine emergono anche collegamenti tra le famiglie palermitane e quelle degli Stati Uniti. 

 L’inchiesta, denominata “Carthago”, è sfociata in 16 ordini di custodia richiesti dalla Dda di Palermo, decapitando di fatto i vertici delle cosche di Borgetto e Partinico, due paesi della palermitano, definiti dagli stessi indagati nelle intercettazioni, il “far west della mafia”. Alcuni indagati, per mettersi al riparo da possibili vendette, avrebbero trovato riparo negli Usa. Per essere sicuri che i loro piani di morte andassero a buon fine, gli uomini del clan di Partinico si esercitavano a sparare sui cani randagi nelle campagne di Borgetto. In un caso i carabinieri all’ascolto delle microspie installate sulle auto di tre “picciotti”, arrestati stamani, registrarono i piani per assassinare un rivale e i colpi esplosi contro gli animali. La Lav ha annunciato che si costituirà parte civile contro gli autori di questi “delitti”.Gli investigatori in due anni di indagini sono riusciti a disegnare i nuovi equilibri mafiosi del palermitano. Il capo della procura di Palermo, Francesco Messineo, spiega:”Il territorio di Partinico è inquinato da un’alta densità di presenza mafiosa. Per questo l’operazione è molto importante”. La “guerra di mafia”, dalle indagini, sembrava essersi conclusa a favore della fazione capeggiata da Salvatore Corrao e Nicolà Salto, entrambi raggiunti da provvedimento cautelare. I carabinieri hanno registrato che il denaro necessario per il sostentamento dei detenuti ed il mantenimento dei familiari dei mafiosi, cominciava ad essere assicurato dalle attività illecite, che erano appannaggio esclusivo della gestione “vincente”.

Una circostanza confermata anche da un foglietto con la lista degli imprenditori che pagavano il “pizzo” sequestrato alcuni mesi fa dai carabinieri ad Antonio Salto, figlio minore del boss di Borgetto, fermato a un posto di blocco con 70 mila euro in contanti. 


http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cronacaregionale/41437/guerra-mafia-cosche-palermo-arrestate-persone-azzerato-mandamento-partinico-borgetto.htm  



 L´ipermercato e la mafia: condanne a raffica

Otto anni e mezzo all´ex sindaco di Villabate, sette all´imprenditore Marussig 


 di Alessandra Ziniti 


 Il centro commerciale non si è mai fatto, ma per il patto di ferro che politici, imprenditori e professionisti avevano stretto con i mafiosi di Villabate per la realizzazione di un grande ipermercato che avrebbe portato affari, posti di lavoro e potere, il conto pagato è stato caro.

Sono condanne per quasi mezzo secolo di carcere quelle che i giudici della quinta sezione del Tribunale, presieduta da Patrizia Spina, hanno inflitto ieri pomeriggio condannando tutti e sette gli imputati del processo, così come avevano chiesto i pm Nino Di Matteo e Lia Sava. 


Un processo nato dalle dichiarazioni di Francesco Campanella, esponente politico, consulente ma anche affiliato alla “famiglia” mafiosa di Villabate che, dopo il suo arresto, ha deciso di collaborare raccontando anche il viaggio di Bernardo Provenzano a Marsiglia per un intervento chirurgico. 


 La pena più alta è stata inflitta a Giovanni La Mantia, considerato un mafioso di Ciaculli ma molto vicino anche alle “famiglie” di Villabate, che ha avuto dieci anni con l´accusa di associazione mafiosa. Condanna pesante, otto anni e sei mesi, per concorso esterno all´ex sindaco di Villabate Lorenzo Carandino, mentre gli architetti Antonio Borsellino e Rocco Aluzzo hanno avuto rispettivamente sette e otto anni di carcere, entrambi per concorso esterno in associazione mafiosa. Condanna a sette anni per l´imprenditore romano Paolo Pierfrancesco Marussig, titolare della società Asset Development e imputato di corruzione aggravata dall´aver favorito Cosa nostra. 


 Quattro anni li ha avuti Giuseppe Daghino, anche lui socio della Asset, accusato di corruzione semplice; quattro anni e mezzo sono stati inflitti all´ex sindaco di Catania Angelo Francesco Lo Presti, imputato di riciclaggio per aver girato attraverso una sua società all´estero la prima tranche della somma che la Asset aveva pagato per oliare i meccanismi dell´approvazione del piano commerciale da parte degli organismi amministrativi. I giudici del Tribunale hanno accolto l´impianto accusatorio secondo il quale l´imprenditore romano Marussig 


Villabate: la corruzione non paga

di Silvia Cordella – 20 gennaio 2009 


Nel processo per il Centro Commerciale di Villabate, il giudice ha emesso mezzo secolo di condanne. Colpiti anche i dirigenti della “Asset Development” di Roma in affari con la famiglia mafiosa dei Mandalà: 7 anni per corruzione aggravata a Marussig 


Sette condanne e un punto a favore della procura di Palermo è il risultato della sentenza che il presidente della quinta sezione penale del Tribunale di Palermo Patrizia Spina ha emesso ieri nei confronti degli imputati del processo sul Centro Commerciale di Villabate. Mezza giornata di camera di consiglio è bastata ai giudici per riconoscere e sottoscrivere quasi in toto le pene che i pubblici ministeri Nino Di Matteo e Lia Sava avevano chiesto nella loro requisitoria. Dieci anni per associazione mafiosa sono stati inflitti a Giovanni La Mantia, uomo d’onore della famiglia di Ciaculli, soggetto di collegamento tra il boss Nicola Mandalà e il mandamento di Brancaccio. 


Otto anni e 6 mesi per concorso esterno in associazione all’ex sindaco Ds Lorenzo Carandino. Rocco Aluzzo e Antonio Borsellino, sono stati condannati rispettivamente a otto e sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, mentre al presidente della Asset Development di Roma Pierfrancesco Paolo Marussig la Corte ha inflitto sette anni per corruzione aggravata.
Infine il contabile della società romana Giuseppe Daghino (all’epoca consulente dell’amministrazione Veltroni sulle cartolarizzazioni immobiliari) è stato condannato a quattro anni per corruzione semplice e l’ex sindaco di Catania Angelo Lo Presti a quattro anni e mezzo per riciclaggio. 


Quest’ultimo era accusato di aver fatto passare, attraverso il conto di una sua società con sede a Malta, 25 mila euro come prima tranche di una tangente di 150 mila euro destinata a oliare la “macchina burocratica” del comune di Villabate, in cambio dell’approvazione del piano commerciale sponsorizzato dalla mafia. 


Un affare che avrebbe fatto ottenere al clan il 30 per cento delle ditte incaricate nell’esecuzione dei lavori e nella gestione dei negozi dell’ipermercato, imponendo il 20 per cento dei dipendenti da assumere. 


Una condizione irrinunciabile che faceva parte di quel patto che, secondo il pm dell’accusa Nino Di Matteo, Marussig, in veste di presidente della Asset, aveva stretto con la famiglia mafiosa di Villabate, che prevedeva la restituzione di un duplice intervento del clan: convincere 130 proprietari terrieri a vendere i loro appezzamenti di terra per poterli così destinare a uso commerciale e trovare referenti in seno all’amministrazione pubblica per garantirne l’approvazione definitiva. 


Trattative queste che l’azienda ha portato avanti in Sicilia tramite l’architetto Rocco Aluzzo, soggetto incaricato per la mediazione e l’acquisizione di tutte le aree necessarie, coadiuvato dall’architetto Borsellino vicino per legami politici pregressi a Nino Mandalà, ex presidente del club Forza Italia ed ex socio dell’attuale Presidente del Senato Renato Schifani. 


Proprio Mandalà era il vero dominus dell’iniziativa commerciale. L’aveva sponsorizzata già nel ’97 quando a rivestire la carica di Sindaco c’era Giuseppe Navetta. La cosa però non era andata in porto per via di una modifica (Mandalà voleva un inceneritore di rifiuti) che rendeva il Piano Regolatore inaccettabile. Nel frattempo il boss veniva arrestato e il comune di Villabate sciolto per infiltrazione mafiosa. Quando il capomafia era uscito di prigione, il Piano Commerciale era già in fase di progettazione con i primi accordi siglati fra il figlio Nicola e i due architetti. 


Il fiuto per gli affari e l’esperienza nell’ambiente politico aveva portato Mandalà Senior a dedicarsi nuovamente al progetto, che nelle mani del figlio aveva perso vigore.
Oltre alla partecipazione diretta degli utili sui subappalti che ne sarebbero derivati, la portata dell’investimento conteneva in sé anche una evidente prova di forza e riaffermazione sul territorio da parte di quella frangia criminale che in quegli anni “era giunta all’apice” arrivando a proteggere la latitanza di Provenzano e organizzando il suo viaggio di cura nelle cliniche marsigliesi. 


Un espatrio che Zio Binu aveva affrontato con una carta d’identità falsificata da Francesco Campanella, vero “braccio” amministrativo ed economico di Nino Mandalà all’interno del Comune.

Proprio lui è l’uomo che più di ogni altro si era impegnato per risolvere ogni difficoltà burocratica durante il lungo iter di approvazione del nuovo Auchan: dalle modifiche sul piano regolatore, alla certificazione Anas per lo svincolo autostradale, fino alle tangenti destinate agli amministratori comunali, per giungere infine alla risoluzione dell’ultimo ostacolo: l’okay finale dell’ufficio urbanistico della Regione. Un ostacolo che si sarebbe dovuto superare con la “buona parola” del suo amico, ex Presidente della Regione, Totò Cuffaro, il quale però non mantenne fede, secondo lo stesso Campanella, alla sua promessa di aiuto. 


Ciò non per una opinione negativa sul progetto ma per la mancata prospettazione di una parcella adeguata garantitagli invece dai sostenitori dell’iniziativa antagonista che sarebbe dovuta sorgere a Roccella, sotto ispirazione del capomafia Giuseppe Guttadauro. Una storia che si riallaccia ai processi celebrati per mafia a carico del Senatore Cuffaro sulle “talpe” e a quello a carico del suo delfino politico Mimmo Miceli, entrambi condannati in primo grado, per favoreggiamento aggravato e concorso esterno in associazione mafiosa, per i loro rapporti con il capomandamento di Brancaccio.
Sotto l’ombrello mafioso che, per convergenti interessi, si sono uniti in affari imprenditori collusi, funzionari corrotti e criminali mafiosi è inoltre emersa una prova documentale che raramente gli inquirenti hanno la fortuna di trovare. Si tratta – ha ricordato Di Matteo – di un quadro riassuntivo degli accordi contrattuali tra la Asset e la mafia dei Mandalà, rinvenuto nel computer sequestrato all’arch. Aluzzo. «Avvertendo la potenza economica imprenditoriale e “politica” di Asset Development – ha sottolineato il pm – la famiglia mafiosa ha preteso e ottenuto la ufficializzazione della propria legittimazione con la previsione dei rapporti contrattuali, da prima in capo a Mario Cusimano (membro della cosca, oggi collaboratore di giustizia) e poi intestati a Maria Teresa Romano (prestanome della fam. mafiosa)». 


Questi documenti, insieme alle valide dichiarazioni di Campanella, hanno consentito di ricostruire
quelle che erano le aspettative d’investimento della famiglia mafiosa di Villabate e fotografato quelle alleanze politiche e imprenditoriali che da sempre costituiscono il punto di forza della criminalità organizzata siciliana e calabrese.
A questo proposito, ha rimarcato Di Matteo, ci siamo ritrovati di fronte a rapporti “simbiotici” tra Nino Mandalà e i sindaci del comune di Villabate, Giuseppe Navetta prima e Lorenzo Carandino dopo. Rapporti che nel secondo caso, solo per questioni di prudenza, sono stati filtrati dalla “faccia pulita” e apparentemente presentabile del gruppo mafioso, personificato da Francesco Campanella. 


Oggi maggior accusatore della sua ex famiglia di mafia ma anche di quei colletti bianchi che con i loro spregiudicati o superficiali atteggiamenti contribuiscono a togliere libertà a un popolo già abbastanza piegato dalla prepotenza mafiosa. E ora, come ha annunciato il presidente Patrizia Spina, rischiano un processo per falsa testimonianza tre testimoni proprietari di terreni sui quali sarebbe dovuto sorgere il centro commerciale. 


In questo senso, si sente soddisfatto il Procuratore capo di Palermo Francesco Messineo che ha parlato di una «sentenza che conferma l’esistenza di uno spazio di affermazione di responsabilità per il concorso esterno in associazione mafiosa, nella cui configurabilità ci sono state di recente molte polemiche».
Per questo alla Corte e all’ufficio che ha rappresentato in questo processo la Pubblica Accusa va il ringraziamento dei cittadini onesti per il coraggio nella ricerca della verità a 360 gradi. 

 
 

Eventi a cui ha partecipato Rocco Aguzzo

http://isolapulita.blogspot.it/2009/01/io-non-voto-httpisolapulita.html

 

Eventi a cui ha partecipato Rocco Aluzzo

Processo La Mantia ed altri

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Dichiarazioni spontanee Palermo, 5 gennaio 2009 – 12:50

 

 

Rocco Aluzzo   imputato  15:1510′ 6″

 
  • Interrogatorio Francesco Campanella, Villabate, Centro Commerciale, Arch Aluzzo Rocco, ASSET DEVELOPMENT s.r.l., Architetto Borsellino, Cuffaro, Mandalà,



    Megastore e mafia chiesti sessant’ anni

    I pm della Dda Nino Di Matteo e Lia Sava hanno chiesto 60
    anni di reclusione per gli 8 imputati nel processo sul megastore di Villabate
    controllato dalla mafia. 



     

    La pena più alta – 15 anni – è stata sollecitata per
    Giovanni La Mantia,
    accusato di associazione mafiosa; nove anni la pena chiesta per l’ ex sindaco
    di Villabate Lorenzo Carandino (concorso esterno) e per l’ architetto che
    progettò l’ ipermercato, Rocco Aluzzo (concorso esterno). 

    I pm hanno invece
    chiesto la condanna a 7 anni di Pierfrancesco Marussig, titolare della Asset
    Development
    che doveva realizzare il centro commerciale, accusato di corruzione
    aggravata dall’ avere agevolato la mafia. 

    Sette anni la pena chiesta per l’
    architetto Antonio Borsellino e 5 anni per l’ ex socio della Asset, Giuseppe
    Daghino e per l’ ex sindaco di Catania, Angelo Lo Presti.

     

    Patto mafia-politica per il megastore

    Da mandalà a La
    Loggia, da Cuffaro a Mastella. Per Francesco Campanella, il
    politico “pentito” che, con le sue dichiarazioni, ha aggravato la
    posizione del presidente della Regione nel processo che lo vede imputato di
    favoreggiamento a Cosa nostra e rivelazione di notizie riservate, è arrivata l’
    ora di ribadire in aula le sue accuse sulle tante relazioni pericolose tra
    uomini politici e mafiosi che a lui, ex segretario nazionale dei giovani dell’
    Udeur ma anche uomo “riservato” della famiglia mafiosa di Villabate,
    risultano in prima persona. E proprio al processo per le tangenti per la
    realizzazione del centro commerciale di Villabate Campanella verrà ascoltato la
    prossima settimana a Firenze dai pm Nino Di Matteo e Lia Sava che, nei giorni
    scorsi, hanno depositato agli atti il memoriale datato 11 ottobre 2005 nel
    quale Campanella, ancor prima di formalizzare il suo status di collaboratore di
    giustizia, ha messo nero su bianco le sue accuse. E non solo a Cuffaro. Ci sono
    due uomini di primo piano di Forza Italia ai quali il pentito attribuisce uno
    stretto rapporto personale con il boss di Villabate, Antonino Mandalà, che fu
    il coordinatore del circolo azzurro di Villabate. E proprio Mandalà, in una
    riunione nello studio del presidente dei senatori di Forza Italia Renato
    Schifani, avrebbe concordato con lui e con «il suo amico e socio» Enrico La Loggia le modifiche da
    apportare al piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione
    fondamentale per la realizzazione del centro commerciale che tanto interessava
    alla cosca di Villabate. Il pentito racconta che l’ operazione concordata tra
    Mandalà e La Loggia
    «avrebbe previsto l’ assegnazione dell’ incarico ad un loro progettista di
    fiducia, l’ ingegner Guzzardo, e l’ incarico di esperto del sindaco in materia
    urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte
    le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di
    urbanistica. In cambio – precisa poi Campanella – La Loggia, Schifani e Guzzardo
    avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e
    consulenza». 

    Secondo Campanella, «il piano regolatore di Villabate si formò
    sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà,
    in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle
    tangenti concordate». Nel processo che martedì si trasferisce a Firenze sono
    imputati Pier Francesco Marussig e Giuseppe Daghino (i manager della
    multinazionale romana Asset); l’ ex sindaco di Catania, Angelo Francesco Lo Presti;
    l’ ex sindaco di Villabate, Lorenzo Carandino; gli architetti Rocco Aluzzo e
    Antonio Borsellino.

    Nella vicenda dell’ ipermercato di Villabate, che poi non
    fu mai realizzato, Campanella è il teste chiave: il pentito sostiene di aver
    ricevuto da Marussig una tangente da 25 mila euro per sveltire l’ iter di
    approvazione del centro commerciale. Antonino Mandalà è invece imputato in una
    seconda «tranche» del processo che si celebra con il rito abbreviato. 

    Il
    tribunale lo ha condannato a 8 anni per associazione mafiosa nel processo a
    Gaspare Giudice
    . a.z.

     

    Villabate, tangenti sul megastore a giudizio politici e imprenditori

     
     
    Il giudice per l’ udienza preliminare di Palermo Marco
    Mazzeo ha rinviato a giudizio otto persone accusate a vario titolo di avere
    avuto un ruolo nell’ affare del centro commerciale di Villabate. 

    Della vicenda,
    secondo quanto riferito dal pentito Francesco Campanella, era interessata la
    famiglia mafiosa del paese a 5 chilometri da Palermo, capeggiata da Nicola
    Mandalà. 

    Nell’ affare Cosa nostra avrebbe cercato di ottenere autorizzazioni
    per realizzare un mega centro da circa 200 milioni di euro. Per accelerare le
    pratiche sarebbero state pagate tangenti ai consiglieri comunali di Villabate.
    Il Gup ha accolto la richiesta dei pubblici ministeri Nino Di Matteo e Lia
    Sava: a giudizio sono andati Giovanni La Mantia, Rocco Aluzzo, Antonio Borsellino, l’ ex
    sindaco del paese Lorenzo Carandino, l’ ex sindaco di Catania Angelo Francesco
    Lo Presti, Matteo D’ Assaro, Pierfrancesco Marussig e Giuseppe Daghino,
    titolari della società Asset Development che avrebbe dovuto realizzare il
    centro. 

    In apertura di udienza il gup aveva respinto le eccezioni di
    incompetenza territoriale presentata dalla difesa di Marussig, di Daghino e di
    Lo Presti. Il processo è stato fissato per il 16 aprile davanti alla quinta sezione
    del tribunale di Palermo.
     
     

    Villabate, ecco il contratto con la mafia

     
     
    Dentro il computer di un architetto che si occupò del centro
    commerciale di Villabate, i carabinieri hanno ritrovato un documento
    eccezionale. è un vero e proprio contratto stipulato dagli imprenditori con il
    capomafia di Villabate. 

    «La definizione degli accordi è avvenuta con il signor
    Nicola Mandalà – è scritto nel documento – che nel periodo finale ha sostituito
    il signor Campanella». 

    Era nel computer dell’ architetto Rocco Aluzzo il file,
    assieme ad altri che adesso sono all’ esame di un perito informatico. 

    Stabilisce ancora il documento: «Allegato A. Condizioni pattuite dalla società
    acquirente con i signori Borsellino, Mandalà, Notaro e Campanella». 

    Al punto
    tre si legge: «Impegno assunto dalla società acquirente ad affidare buona parte
    degli appalti dei lavori a ditte indicate dai suddetti signori». E ancora:
    «Impegno assunto dalla società ad assumere, in misura pari ad almeno il 20 per
    cento del proprio organico, personale indicato dai suddetti soggetti». 

    Punto
    cinque: «Impegno assunto dalla società acquirente a cedere in affitto almeno il
    30 per cento dei locali o dei rami d’ azienda della galleria di negozi che si
    andrà a realizzare, a ditte indicate dai soggetti di cui sopra». E non si
    capisce a che titolo Nicola Mandalà, il boss che custodiva la latitanza di
    Provenzano, fosse parte dell’ accordo. La data del documento è quella del 26
    febbraio 2001. 

    Il documento è stato depositato ieri mattina dal pm Nino Di
    Matteo. E al processo Miceli, la
    Procura ha chiamato a deporre l’ avvocato Giovan Battista
    Bruno: un tempo, era uno degli amici più fidati del presidente Cuffaro. Oggi,
    lo mette nei guai, confermando le accuse di un altro amico del governatore,
    Francesco Campanella, oggi uno dei principali pentiti della Procura di Palermo. 

    Dice Bruno: «Incontrai Cuffaro in un ristorante, a Roma, il sabato prima di
    Pasqua, nel 2003. Parlava male di Campanella. Mi disse, a proposito del
    progetto di realizzazione di un centro commerciale a Villabate: “Se uno
    vuole le cose si deve presentare. Ed invece da una parte mi hanno offerto 5
    miliardi, da quest’ altra manco sono venuti». 

    Successivamente, Bruno incontrò
    Campanella: «Definì Cuffaro un traditore – ricorda l’ avvocato Bruno – mi disse
    che secondo lui Totò aveva fatto finta di portare avanti il progetto di
    Villabate, invece in realtà voleva solo quello di Brancaccio». Secondo la Procura, dietro il centro
    di Brancaccio, c’ erano i boss. Bruno offre altri inediti: «Campanella mi disse
    che Cuffaro l’ aveva avvertito di indagini su di lui, per questo sarebbe stato
    meglio allentare i rapporti».
     
     
     

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/04/14/villabate-ecco-il-contratto-con-la-mafia.html

    Archiviata la causa per diffamazione, “è la verità”
    Cuffaro perde contro “La Mafia è bianca”
    Salvatore Cuffaro perde il secondo round contro “La Mafia è bianca”. Il Tribunale di Bergamo, infatti, per la seconda volta dà ragione a Michele Santoro e ai due giornalisti Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini, autori del film-documentario campione d´incassi con oltre 80 mila copie vendute. I giornalisti erano stati querelati per diffamazione dal Presidente della Regione Sicilia. L´inchiesta – secondo i giudici – è “una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia”. Il tribunale di Bergamo, sezione del giudice per le indagini preliminari ha disposto l´archiviazione del procedimento in quanto gli elementi acquisiti non sono sufficienti per sostenere l´accusa in giudizio. Dopo aver chiesto il sequestro del libro dvd – richiesta già respinta nel merito dal tribunale civile di Bergamo nel gennaio 2006 – Cuffaro aveva predisposto una causa penale, sempre per diffamazione a mezzo stampa, nei confronti dei due autori e di Michele Santoro, autore della prefazione al volume. Nel merito, “l´esame degli scritti e la visione del dvd rivelano, ad avviso del Gip, lo svolgimento di una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia che, attraverso la trascrizione di brani di dichiarazioni rese alla autorità giudiziaria da parte di soggetti, in genere medici, già condannati o imputati in procedimenti penali per fatti di criminalità mafiosa non violenta, integrate da ulteriori informazioni, fornite dagli autori della pubblicazione, mostra le gravi inefficienze delle strutture pubbliche e la correlativa efficienza della nutritissima schiera di strutture sanitarie private, accreditate dalla Regione siciliana in misura di gran lunga eccedente quella delle altre regioni. In tale contesto emergono rapporti di personale conoscenza o di occasionale frequentazione tra il Presidente della regione, anch´egli medico, radiologo, e taluni di quei soggetti dichiaranti, che gli autori dell´indagine sottolineano al fine di evidenziare gli intrecci di interessi economici e politici”.

     
     
    http://isolapulita.forumfree.net/

    Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine

    http://isoladellefemminepulita.blogspot.com/2011/09/isola-delle-femmine-comune-accesso-agli.html

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Licenza Edilizia in Sanatoria 20 Prefabbricati Nord

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
PROVINCIA DI PALERMO
UFFICIO TECNICO – III SETTORE
SANATORIE ABUSIVISMO E CONTROLLO DEL TERRITORIO
AUTORIZZAZIONE EDILIZIA IN SANATORIA
AI SENSI DELL’ART. 13 LEGGE 47/85 N 20
IL RESPONSABILE DEL III SETTORE
VISTA l’istanza del 06/11/2006 protocollo n 13321, presentata dal sig. Vittoriano Correra, nella qualità di amministratore unico della Prefabbricati Nord SRL, con sede legale in Rende di Cosenza e sede amministrativa in Isola delle Femmine, Via Dell’Agricoltura n. 8, con la quale chiede la concessione edilizia in sanatoria ai sensi dell’art. 13 della L. 47/85 per le opere abusivamente realizzate durante i lavori autorizzati con C.E. n. 14 del 24 maggio 2006, nel complesso industriale artigianale, sul lotto identificato al N.C.T. al foglio n. 3, particelle n. 33 – 34 – 38 – 56 – 58 e 180, complessivamente esteso mq. 20.062,55 per cui è stata autorizzata la variante urbanistica al P.R.G. di una porzione da zona territoriale omogenea da Z.T.O. “E” a zona “D”;
Visto il verbale di assemblea ordinaria del 30 aprile 2007 trasmesso con nota del 18/09/2009 prot. 14357, nel quale vengono accettate le dimissioni dell’amministratore Vittoriano Correra e viene nominato nuovo amministratore il sig. Panebianco Saverio nato a Sciacca (Ag) il 02/12/1932 già residente in Isola delle Femmine via Marconi, 2 codice fiscale PNB SVR 32T02I533Q;
Accertato che l’istante ha titolo per richiedere la variante di cui all’istanza del 05/12/2001 protocollo n. 15165, in quanto risulta che il sig. Correra Vittoriano, nato a Monreale il 23/03/1951, codice fiscale CRRVTR51C23F377Q, nella qualità di amministratore unico della società PREFABBRICATI NORD S.R.L., con sede in Rende (CS) Complesso Metropolis, codice fiscale e numero di iscrizione al Registro delle Imprese di Cosenza 02259050785, ha titolo per richiedere la concessione edilizia in quanto risulta avere titolo giusto atto di compravendita stipulato il 15/12/2004, rep. n. 43203 – raccolta n. 19927 presso il Dott. Maria Bonomo, Notaio in Palermo, con studio in via Torrearsa n. 24, registrato in Palermo il 15/12/2004 al n. 5440-IT;
ACCERTATO che le opere realizzate consistono nel:
· nella realizzazione del restyling dei prospetti in maniera difforme da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006;
· nella realizzazione della distribuzione interna del piano 1° in maniera da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006;
· nella realizzazione della copertura prevista a 2° piano in maniera difforme da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006;
Visti gli elaborati grafici del 01/12/2006-protocollo n. 14551, redatti dall’architetto Rocco Aluzzo, iscritto all’Ordine degli architetti della Provincia di Palermo al n. 3827 e per i quali la C.E.C. nella seduta del 24/01/2007 verbale n. 2 ha espresso parere favorevole a condizione che “la ditta produca una perizia giurata … attestante l’esatta misurazione effettuata con rilievo della distanza dalla battigia …”;
VISTA la perizia giurata in data 08/03/2007 con. 1044, dall’arch. Rocco Aluzzo iscritto all’Ordine degli Architetti della Provincia di Palermo al n. 288, giurata al Tribunale di Palermo;
VISTO il bollettino di pagamento di € 516,00 n. per oblazione ai sensi dell’art. 13 della L. 47/85 VCY 0127 del 03/09/2009; verificare se esiste una comunicazione di demolizione di alcune opere;
VISTO il parere favorevole espresso dal Responsabile d’Igiene Pubblica del D.S.B. di Carini protocollo n. 65/IP del 11/09/2009 introitato a protocollo di questo comune in data 15/09/2009 prot. 14226;
VISTI il parere di compatibilità paesaggistica espresso dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Palermo in data 05/06/2008 prot. 4216/P introitato al nostro protocollo n. 7839 del 16/06/2008;
CONSIDERATO che non sono state effettuate opere strutturali per le quali è necessario il rilascio dl prescritto parere da parte del Genio Civile di Palermo, così come dichiarato dal progettista arch. Rocco Aluzzo con nota prot. 14357 del 18/09/2009;
VISTI gli strumenti urbanistici vigenti, nonché le norme che ne regolano l’attuazione ed il vigente regolamento edilizio;
VISTE le vigenti disposizioni che disciplinano il pagamento del contributo per oneri di urbanizzazione e costo di costruzione e la loro esenzione e riduzione;
VISTE la L.17/8/1942 n.1150 modificata ed integrata dalla L.6/8/1967 n.765, la L.28/1/1977 n.10, e la L. 28/2/1985 n.47 e successive modifiche ed integrazioni;
VISTE le leggi 47/85, 724/94 e successive modifiche ed integrazioni e L.R. 37/85 e successive modifiche ed integrazioni;
VISTO il comma 1 dell’art. 39 della L. 724/94 con le modifiche introdotte dall’art. 2 comma 37 lett. B della L. 662/96 e riscontrato che nulla osta al rilascio della concessione edilizia in sanatoria;
VISTA la Legge Regionale 4 del 16/04/2003;

R I L A S C I A

Al sig. Panebianco Saverio, nato a Sciacca (Ag) il 02/12/1932 già residente in Isola delle Femmine via Marconi, 2 codice fiscale PNB SVR 32T02I533Q nella qualità di amministratore unico della società PREFABBRICATI NORD S.R.L., con sede in Rende (CS) Complesso Metropolis, codice fiscale e numero di iscrizione al Registro delle Imprese di Cosenza 02259050785, l’autorizzazione edilizia in sanatoria ai sensi dell’art. 13 della L. 47/85 per avere realizzato il restyling dei prospetti in maniera difforme da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006 e per avere realizzato la distribuzione interna del piano 1° in maniera da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006, nel complesso industriale artigianale, sul lotto identificato al N.C.T. al foglio n. 3, particelle n. 33 – 34 – 38 – 56 – 58 e 180, complessivamente esteso mq. 20.062,55 per cui è stata autorizzata la variante urbanistica al P.R.G. di una porzione da zona territoriale omogenea da Z.T.O. “E” a zona “D”, il tutto come riportato negli elaborati grafici che allegati alla presente, ne fanno parte integrante e sostanziale.
La presente autorizzazione edilizia in sanatoria viene rilasciata fatti salvi i diritti dei terzi.
Isola delle Femmine 22 settembre 2009
Il Responsabile del III Settore
Arch. Sandro D’Arpa


Isola delle Femmine 22 ottobre 2007 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


*ALGA TOSSICA A Isola delle Femmine
*2010 Isola Delle Femmine Risultato ostreopsis spp cellule/litro 21.480 nel 2006 tra le 8/10.000 spp cellule/litro
*ARPA Sicilia Dati Rilevamento
*ALGA ROSSA L’Arpa dice…luglio 2006
*Isola Pulita: L’alga Tossica L’Italcementi e gli Scarichi a Mare
*ALGA ROSSA Denunce e interrogazione Isola Pulita Luglio/2006
*ALGA ROSSA S.O.S. Ambiente
*CONTRO la Ostropsis ovata
*A Proposito di alghe si dice che….
*Costituito il Comitato Cittadino Isola Pulita

Guerra di mafia fra le cosche di Palermo
Arrestate 16 persone. Azzerato il mandamento
di Partinico e Borsetto

In due anni e mezzo la guerra fra le cosche mafiose del palermitano ha provocato sei vittime e alcuni feriti, fra cui un boss. Una faida sanguinosa per il controllo del territorio in una vasta area a cavallo tra le province di Palermo e Trapani: da un lato le cosche guidate dal boss Lo Piccolo, che tentavano di espandersi verso il trapanese, dall’altro il clan del latitante Matteo Messina Denaro. I carabinieri del Gruppo di Monreale sono riusciti a fare luce su questi delitti e sui retroscena dello scontro; dall’indagine emergono anche collegamenti tra le famiglie palermitane e quelle degli Stati Uniti.

L’inchiesta, denominata “Carthago”, è sfociata in 16 ordini di custodia richiesti dalla Dda di Palermo, decapitando di fatto i vertici delle cosche di Borgetto e Partinico, due paesi della palermitano, definiti dagli stessi indagati nelle intercettazioni, il “far west della mafia”. Alcuni indagati, per mettersi al riparo da possibili vendette, avrebbero trovato riparo negli Usa. Per essere sicuri che i loro piani di morte andassero a buon fine, gli uomini del clan di Partinico si esercitavano a sparare sui cani randagi nelle campagne di Borgetto. In un caso i carabinieri all’ascolto delle microspie installate sulle auto di tre “picciotti”, arrestati stamani, registrarono i piani per assassinare un rivale e i colpi esplosi contro gli animali. La Lav ha annunciato che si costituirà parte civile contro gli autori di questi “delitti”.

Gli investigatori in due anni di indagini sono riusciti a disegnare i nuovi equilibri mafiosi del palermitano. Il capo della procura di Palermo, Francesco Messineo, spiega:”Il territorio di Partinico è inquinato da un’alta densità di presenza mafiosa. Per questo l’operazione è molto importante”. La “guerra di mafia”, dalle indagini, sembrava essersi conclusa a favore della fazione capeggiata da Salvatore Corrao e Nicolà Salto, entrambi raggiunti da provvedimento cautelare. I carabinieri hanno registrato che il denaro necessario per il sostentamento dei detenuti ed il mantenimento dei familiari dei mafiosi, cominciava ad essere assicurato dalle attività illecite, che erano appannaggio esclusivo della gestione “vincente”.

Una circostanza confermata anche da un foglietto con la lista degli imprenditori che pagavano il “pizzo” sequestrato alcuni mesi fa dai carabinieri ad Antonio Salto, figlio minore del boss di Borgetto, fermato a un posto di blocco con 70 mila euro in contanti.
http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cronacaregionale/41437/guerra-mafia-cosche-palermo-arrestate-persone-azzerato-mandamento-partinico-borgetto.htm

L´ipermercato e la mafia: condanne a raffica

Otto anni e mezzo all´ex sindaco di Villabate, sette all´imprenditore Marussig

di Alessandra Ziniti

Il centro commerciale non si è mai fatto, ma per il patto di ferro che politici, imprenditori e professionisti avevano stretto con i mafiosi di Villabate per la realizzazione di un grande ipermercato che avrebbe portato affari, posti di lavoro e potere, il conto pagato è stato caro.

Sono condanne per quasi mezzo secolo di carcere quelle che i giudici della quinta sezione del Tribunale, presieduta da Patrizia Spina, hanno inflitto ieri pomeriggio condannando tutti e sette gli imputati del processo, così come avevano chiesto i pm Nino Di Matteo e Lia Sava. Un processo nato dalle dichiarazioni di Francesco Campanella, esponente politico, consulente ma anche affiliato alla “famiglia” mafiosa di Villabate che, dopo il suo arresto, ha deciso di collaborare raccontando anche il viaggio di Bernardo Provenzano a Marsiglia per un intervento chirurgico.

La pena più alta è stata inflitta a Giovanni La Mantia, considerato un mafioso di Ciaculli ma molto vicino anche alle “famiglie” di Villabate, che ha avuto dieci anni con l´accusa di associazione mafiosa. Condanna pesante, otto anni e sei mesi, per concorso esterno all´ex sindaco di Villabate Lorenzo Carandino, mentre gli architetti Antonio Borsellino e Rocco Aluzzo hanno avuto rispettivamente sette e otto anni di carcere, entrambi per concorso esterno in associazione mafiosa. Condanna a sette anni per l´imprenditore romano Paolo Pierfrancesco Marussig, titolare della società Asset Development e imputato di corruzione aggravata dall´aver favorito Cosa nostra.

Quattro anni li ha avuti Giuseppe Daghino, anche lui socio della Asset, accusato di corruzione semplice; quattro anni e mezzo sono stati inflitti all´ex sindaco di Catania Angelo Francesco Lo Presti, imputato di riciclaggio per aver girato attraverso una sua società all´estero la prima tranche della somma che la Asset aveva pagato per oliare i meccanismi dell´approvazione del piano commerciale da parte degli organismi amministrativi. I giudici del Tribunale hanno accolto l´impianto accusatorio secondo il quale l´imprenditore romano Marussig

Villabate: la corruzione non paga

di Silvia Cordella – 20 gennaio 2009
Nel processo per il Centro Commerciale di Villabate, il giudice ha emesso mezzo secolo di condanne. Colpiti anche i dirigenti della “Asset Development” di Roma in affari con la famiglia mafiosa dei Mandalà: 7 anni per corruzione aggravata a Marussig

Sette condanne e un punto a favore della procura di Palermo è il risultato della sentenza che il presidente della quinta sezione penale del Tribunale di Palermo Patrizia Spina ha emesso ieri nei confronti degli imputati del processo sul Centro Commerciale di Villabate. Mezza giornata di camera di consiglio è bastata ai giudici per riconoscere e sottoscrivere quasi in toto le pene che i pubblici ministeri Nino Di Matteo e Lia Sava avevano chiesto nella loro requisitoria. Dieci anni per associazione mafiosa sono stati inflitti a Giovanni La Mantia, uomo d’onore della famiglia di Ciaculli, soggetto di collegamento tra il boss Nicola Mandalà e il mandamento di Brancaccio. Otto anni e 6 mesi per concorso esterno in associazione all’ex sindaco Ds Lorenzo Carandino. Rocco Aluzzo e Antonio Borsellino, sono stati condannati rispettivamente a otto e sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, mentre al presidente della Asset Development di Roma Pierfrancesco Paolo Marussig la Corte ha inflitto sette anni per corruzione aggravata.
Infine il contabile della società romana Giuseppe Daghino (all’epoca consulente dell’amministrazione Veltroni sulle cartolarizzazioni immobiliari) è stato condannato a quattro anni per corruzione semplice e l’ex sindaco di Catania Angelo Lo Presti a quattro anni e mezzo per riciclaggio. Quest’ultimo era accusato di aver fatto passare, attraverso il conto di una sua società con sede a Malta, 25 mila euro come prima tranche di una tangente di 150 mila euro destinata a oliare la “macchina burocratica” del comune di Villabate, in cambio dell’approvazione del piano commerciale sponsorizzato dalla mafia.
Un affare che avrebbe fatto ottenere al clan il 30 per cento delle ditte incaricate nell’esecuzione dei lavori e nella gestione dei negozi dell’ipermercato, imponendo il 20 per cento dei dipendenti da assumere.
Una condizione irrinunciabile che faceva parte di quel patto che, secondo il pm dell’accusa Nino Di Matteo, Marussig, in veste di presidente della Asset, aveva stretto con la famiglia mafiosa di Villabate, che prevedeva la restituzione di un duplice intervento del clan: convincere 130 proprietari terrieri a vendere i loro appezzamenti di terra per poterli così destinare a uso commerciale e trovare referenti in seno all’amministrazione pubblica per garantirne l’approvazione definitiva.
Trattative queste che l’azienda ha portato avanti in Sicilia tramite l’architetto Rocco Aluzzo, soggetto incaricato per la mediazione e l’acquisizione di tutte le aree necessarie, coadiuvato dall’architetto Borsellino vicino per legami politici pregressi a Nino Mandalà, ex presidente del club Forza Italia ed ex socio dell’attuale Presidente del Senato Renato Schifani. Proprio Mandalà era il vero dominus dell’iniziativa commerciale. L’aveva sponsorizzata già nel ’97 quando a rivestire la carica di Sindaco c’era Giuseppe Navetta. La cosa però non era andata in porto per via di una modifica (Mandalà voleva un inceneritore di rifiuti) che rendeva il Piano Regolatore inaccettabile. Nel frattempo il boss veniva arrestato e il comune di Villabate sciolto per infiltrazione mafiosa. Quando il capomafia era uscito di prigione, il Piano Commerciale era già in fase di progettazione con i primi accordi siglati fra il figlio Nicola e i due architetti. Il fiuto per gli affari e l’esperienza nell’ambiente politico aveva portato Mandalà Senior a dedicarsi nuovamente al progetto, che nelle mani del figlio aveva perso vigore.
Oltre alla partecipazione diretta degli utili sui subappalti che ne sarebbero derivati, la portata dell’investimento conteneva in sé anche una evidente prova di forza e riaffermazione sul territorio da parte di quella frangia criminale che in quegli anni “era giunta all’apice” arrivando a proteggere la latitanza di Provenzano e organizzando il suo viaggio di cura nelle cliniche marsigliesi. Un espatrio che Zio Binu aveva affrontato con una carta d’identità falsificata da Francesco Campanella, vero “braccio” amministrativo ed economico di Nino Mandalà all’interno del Comune.

Proprio lui è l’uomo che più di ogni altro si era impegnato per risolvere ogni difficoltà burocratica durante il lungo iter di approvazione del nuovo Auchan: dalle modifiche sul piano regolatore, alla certificazione Anas per lo svincolo autostradale, fino alle tangenti destinate agli amministratori comunali, per giungere infine alla risoluzione dell’ultimo ostacolo: l’okay finale dell’ufficio urbanistico della Regione. Un ostacolo che si sarebbe dovuto superare con la “buona parola” del suo amico, ex Presidente della Regione, Totò Cuffaro, il quale però non mantenne fede, secondo lo stesso Campanella, alla sua promessa di aiuto. Ciò non per una opinione negativa sul progetto ma per la mancata prospettazione di una parcella adeguata garantitagli invece dai sostenitori dell’iniziativa antagonista che sarebbe dovuta sorgere a Roccella, sotto ispirazione del capomafia Giuseppe Guttadauro. Una storia che si riallaccia ai processi celebrati per mafia a carico del Senatore Cuffaro sulle “talpe” e a quello a carico del suo delfino politico Mimmo Miceli, entrambi condannati in primo grado, per favoreggiamento aggravato e concorso esterno in associazione mafiosa, per i loro rapporti con il capomandamento di Brancaccio.
Sotto l’ombrello mafioso che, per convergenti interessi, si sono uniti in affari imprenditori collusi, funzionari corrotti e criminali mafiosi è inoltre emersa una prova documentale che raramente gli inquirenti hanno la fortuna di trovare. Si tratta – ha ricordato Di Matteo – di un quadro riassuntivo degli accordi contrattuali tra la Asset e la mafia dei Mandalà, rinvenuto nel computer sequestrato all’arch. Aluzzo. «Avvertendo la potenza economica imprenditoriale e “politica” di Asset Development – ha sottolineato il pm – la famiglia mafiosa ha preteso e ottenuto la ufficializzazione della propria legittimazione con la previsione dei rapporti contrattuali, da prima in capo a Mario Cusimano (membro della cosca, oggi collaboratore di giustizia) e poi intestati a Maria Teresa Romano (prestanome della fam. mafiosa)».
Questi documenti, insieme alle valide dichiarazioni di Campanella, hanno consentito di ricostruire
quelle che erano le aspettative d’investimento della famiglia mafiosa di Villabate e fotografato quelle alleanze politiche e imprenditoriali che da sempre costituiscono il punto di forza della criminalità organizzata siciliana e calabrese.
A questo proposito, ha rimarcato Di Matteo, ci siamo ritrovati di fronte a rapporti “simbiotici” tra Nino Mandalà e i sindaci del comune di Villabate, Giuseppe Navetta prima e Lorenzo Carandino dopo. Rapporti che nel secondo caso, solo per questioni di prudenza, sono stati filtrati dalla “faccia pulita” e apparentemente presentabile del gruppo mafioso, personificato da Francesco Campanella. Oggi maggior accusatore della sua ex famiglia di mafia ma anche di quei colletti bianchi che con i loro spregiudicati o superficiali atteggiamenti contribuiscono a togliere libertà a un popolo già abbastanza piegato dalla prepotenza mafiosa. E ora, come ha annunciato il presidente Patrizia Spina, rischiano un processo per falsa testimonianza tre testimoni proprietari di terreni sui quali sarebbe dovuto sorgere il centro commerciale. In questo senso, si sente soddisfatto il Procuratore capo di Palermo Francesco Messineo che ha parlato di una «sentenza che conferma l’esistenza di uno spazio di affermazione di responsabilità per il concorso esterno in associazione mafiosa, nella cui configurabilità ci sono state di recente molte polemiche».
Per questo alla Corte e all’ufficio che ha rappresentato in questo processo la Pubblica Accusa va il ringraziamento dei cittadini onesti per il coraggio nella ricerca della verità a 360 gradi.

http://archivio.antimafiaduemila.com/rassegna-stampa/30-news/12376-villabate-la-corruzione-non-paga.html?start=1

Via Libertà : “Ecco le foto aereografiche della piscina”


 

 

 

 

 
Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-03570
presentata da ANGELA NAPOLI venerdì 19 luglio 2002 nella seduta n.180
ANGELA NAPOLI. – Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. – Per sapere – premesso che:
fin dal 1999 parlamentari di Alleanza Nazionale hanno presentato atti ispettivi per richiedere interventi adeguati al ripristino della legalità, contro le infiltrazioni mafiose, presso amministrazione comunale di Isola delle Femmine;
nonostante fin dal giugno del 2000, dopo particolari indagini, siano stati comprovati rapporti di parentela e di amicizia tra amministratori del comune in questione ed esponenti della criminalità organizzata del luogo, il prefetto di Palermo non ha inteso disporre l’accesso previsto dal decreto ministeriale del 23 dicembre 1992;
con lettera datata 13 settembre 2001 l’Associazione «Nuova Torre», rappresentata nel consiglio comunale di Isola delle Femmine, ha ribadito, al Ministro dell’interno pro-tempore le denunzie contenute nelle interrogazioni parlamentari presentate da altri deputati di Alleanza Nazionale, dando notizia di appoggi malavitosi profusi nei confronti dell’attuale sindaco durante le ultime elezioni amministrative del 24 giugno 2001;
va ricordato che nella giunta comunale di quel comune c’è stato, con delega ai lavori pubblici, il cognato di un noto personaggio arrestato con l’imputazione di associazione mafiosa nel contesto di una indagine volta a ricostruire la nuova mappa delle cosche palermitane;
sembrerebbe che parenti dell’assessore in questione, poi dimessosi, e del presunto boss Pietro Bruno, individuato dagli inquirenti come capo zona di fiducia del boss superlatitante Bernardo Provenzano, dirigano presso il comune di Isola delle Femmine gli uffici anagrafe, elettorale, leva e segreteria, il che agevolerebbe l’assessore dimissionario ed il presunto boss mafioso ad acquisire ruoli preponderanti nella trattazione d’affari politiche edilizie;
con lettera datata 8 gennaio 2002, il gruppo consiliare «Nuova Torre» di Isola delle Femmine ha segnalato al prefetto di Palermo l’omissione posta in essere dal sindaco del comune in ordine al rilascio dell’illegittima autorizzazione edilizia ex articolo 13, legge n. 47 del 1985, protocollo n. 827/Cc del 20 maggio 1999 (all’ex vice sindaco, oggi presidente del consiglio comunale) in assenza di N.O. della Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali di Palermo ed il cui carteggio è già in possesso della Prefettura;
sempre il gruppo consiliare «Nuova Torre» con lettera datata 6 giugno 2002 ha ancora trasmesso, al prefetto di Palermo, il prospetto di n. 10 concessioni edilizie rilasciate, in costante violazione delle norme vigenti in materia, in favore di assessori, componenti o parenti dell’attuale maggioranza consiliare;
al prospetto citato è possibile evincere il rilascio della concessione edilizia n. 21 del 2001 del 14 maggio 2001 ai signori Puccio Rosaria Maria, Domenica e Salvatore, con istanza presentata, dal dichiarato procuratore Pomiero Giuseppe, e dalla concessione edilizia n. 13 del 2000 del 7 giugno 2000 alla signora Cataldo Rosaria, ma i relativi provvedimenti della Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali e del Genio Civile sono intestati a Pomiero Giuseppe;
i nomi di Pomiero Giuseppe, così come quello del citato boss Pietro Bruno, risultano tra i soggetti economici ai quali è stata effettuata la confisca di beni illeciti, il cui elenco generale è stato allegato alla relazione della Commissione Parlamentare sul fenomeno della Mafia nella IX legislatura presentata alla Presidenza delle Camere il 16 aprile 1985
se, verificate le gravi notizie esposte dall’interrogante, non ritengano necessario ed urgente avviare le procedure per lo scioglimento del consiglio comunale di Isola delle Femmine. (4-03570)
MAFIA: PALERMO, SEQUESTRATI BENI PER 4 MLN EURO (2)
ADNKRONOS
5/5/2005 2:40:00 PM
(Adnkronos) – In passato, Pietro Bruno aveva fatto parte insieme con altri personaggi della mafia di Capaci e Isola delle Femmine, della societa’ ‘Copacabana spa’, costituita per trasformazione di una precedente societa’ denominata SA.ZO.I. spa (tra i cui soci figuravano proprio Gaetano Badalamenti e il fratello di questi Vito), societa’ appositamente realizzata per la lottizzazione di un vasto appezzamento di terreno in Capaci e successivamente confiscata dal Tribunale di Palermo poiche’ utilizzata per il reimpiego di capitali provenienti da attivita’ illecite. Nel mese di novembre 2004, invece, i Carabinieri di Carini hanno dato esecuzione al decreto con il quale era stato disposto il sequestro dei beni di proprieta’ di Marcello Conigliaro di Carini, indiziato mafioso, pluripregiudicato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di armi e droga, vari reati contro la persona e il patrimonio, ricettazione e altro, nonche’ piu’ volte gia’ sottoposto alle misure della diffida, della sorveglianza speciale di P.S. e della liberta’ controllata. Sono stati colpiti dal sequestro un terreno agrumeto che si trova a Carini, in contrada Giaconia, due quote di altrettanti terreni agrumeti ubicati in Carini contrada Corridore, due fabbricati ancora in costruzione e un capannone aziendale, sorti sui terreni anzidetti e ad essi pertinenti nonche’ un’autovettura Lancia Y, per un valore complessivo di circa 600.000 euro. (segue)
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Resoconto stenografico dell’Assemblea
Seduta n. 794 del 19/10/2000

Pag. 68
(Indagini su eventuali inquinamenti mafiosi in amministrazioni comunali in Sicilia)
PRESIDENTE. Passiamo all’interpellanza Lo Presti 2-02633 (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti sezione 2)sezione 2).
L’onorevole Lo Presti ha facoltà di illustrarla.
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, interverrò brevemente.
Pag. 69
PRESIDENTE. Per carità, è un suo diritto!
ANTONINO LO PRESTI. Credo che il testo dell’interpellanza sia abbastanza chiaro. Esso ripropone un’annosa vicenda, che ha visto coinvolti i Ministeri dell’interno e della giustizia e che risale ormai a 18 mesi fa, quando cadde come una sventura su tre comuni della provincia di Palermo la scure del ministro dell’interno che ha, di fatto, interrotto un processo democratico che si era avviato con le elezioni del 1997 – e, prima ancora, del 1994 nel comune di Bagheria – che avevano visto il trionfo del Polo delle libertà soprattutto nei comune di Bagheria e di Villabate. Diciotto mesi fa calò questa scure impietosa che, sulla base di semplici sospetti (essa fu oggetto di un’altra interpellanza), sciolse per presunte infiltrazioni mafiose ben tre amministrazioni comunali. Da allora nulla si è mosso dal punto di vista giudiziario perché nulla poteva muoversi nella misura in cui, evidentemente, nessuno degli amministratori dei tre comuni in questione è stato oggetto di indagine da parte della magistratura; nessuno ha scoperto o ha evidenziato quali fossero i presunti legami di carattere mafioso che hanno condizionato l’amministrazione dell’interno fino a farla procedere allo scioglimento dei comuni interessati.
Si tratta, pertanto, di una vicenda annosa (è il caso di dirlo) che riproponiamo oggi in questa sede alla luce di alcuni fatti che hanno riguardato medio tempore altre comunità in provincia di Palermo. In particolare, in ordine di tempo (dalla più antica alla più recente), mi riferisco al comune di Isola delle Femmine e (da qualche mese) al comune di Caltavuturo, comuni a guida di centrosinistra.
Nel comune di Isola delle Femmine, esattamente un anno fa, notizie di stampa riportavano l’arresto di un noto boss mafioso, addirittura indicato come il capo mandamento della mafia di Isola delle Femmine (un circondario abbastanza ricco di imprese, di attività economiche, di interessi agricoli), che risultava essere parente di uno degli amministratori del comune indicato.
Sollevai il caso con un’interrogazione parlamentare alla quale ancora oggi non mi è stata data risposta. Comunque, nell’immediato, l’amministratore parente del noto boss della zona si dimise; scoppiò un piccolo scandalo ma, da allora, nulla è accaduto nonostante la richiesta più volte avanzata dal sottoscritto e da altri parlamentari della zona di chiarimenti, soprattutto alla prefettura di Palermo, per capire come mai, nonostante un fatto così clamoroso, nessuno fosse mai intervenuto per fare un’ispezione ad Isola delle Femmine e per verificare il grado di penetrazione della mafia in quell’amministrazione, visto che si era dimostrato che un amministratore, un assessore, era parente di un noto boss mafioso. Nessuna risposta è stata data, l’interrogazione è rimasta lettera morta.
Via via, giungiamo ad appena un mese fa, quando scoppia lo scandalo delle cosiddette cooperative rosse in provincia di Palermo e si apprende che uomini della sinistra, deputati dei Democratici di sinistra, sindaci (almeno uno) di enti locali a guida di centrosinistra erano coinvolti in fatti di mafia. In particolare, si apprende che nel comune di Caltavuturo la mafia aveva messo le radici da tempo, che il primo cittadino era accusato di collusione con la mafia e che nel comune e nel territorio di Caltavuturo si perpetravano scambi illeciti tra amministrazione ed imprenditori legati a doppio filo con la mafia. Si apprende tutto ciò, scoppia lo scandalo, vengono arrestati alcuni imprenditori, viene posta all’attenzione dell’opinione pubblica questa complessa indagine ed allora ci poniamo alcune domande che abbiamo condensato nella nostra interpellanza, soprattutto alla luce di alcune strane vicende che si sono sviluppate attorno a questo scandalo.
La prima (chiediamo risposte precise al riguardo): se l’indagine era partita già un anno fa (esattamente nello stesso periodo in cui il Ministero dell’interno «calava la scure» sui comuni a guida Polo, che
ANTONINO LO PRESTI. Credo che il testo dell’interpellanza sia abbastanza chiaro. Esso ripropone un’annosa vicenda, che ha visto coinvolti i Ministeri dell’interno e della giustizia e che risale ormai a 18 mesi fa, quando cadde come una sventura su tre comuni della provincia di Palermo la scure del ministro dell’interno che ha, di fatto, interrotto un processo democratico che si era avviato con le elezioni del 1997 – e, prima ancora, del 1994 nel comune di Bagheria – che avevano visto il trionfo del Polo delle libertà soprattutto nei comune di Bagheria e di Villabate. Diciotto mesi fa calò questa scure impietosa che, sulla base di semplici sospetti (essa fu oggetto di un’altra interpellanza), sciolse per presunte infiltrazioni mafiose ben tre amministrazioni comunali. Da allora nulla si è mosso dal punto di vista giudiziario perché nulla poteva muoversi nella misura in cui, evidentemente, nessuno degli amministratori dei tre comuni in questione è stato oggetto di indagine da parte della magistratura; nessuno ha scoperto o ha evidenziato quali fossero i presunti legami di carattere mafioso che hanno condizionato l’amministrazione dell’interno fino a farla procedere allo scioglimento dei comuni interessati.
Si tratta, pertanto, di una vicenda annosa (è il caso di dirlo) che riproponiamo oggi in questa sede alla luce di alcuni fatti che hanno riguardato medio tempore altre comunità in provincia di Palermo. In particolare, in ordine di tempo (dalla più antica alla più recente), mi riferisco al comune di Isola delle Femmine e (da qualche mese) al comune di Caltavuturo, comuni a guida di centrosinistra.
Nel comune di Isola delle Femmine, esattamente un anno fa, notizie di stampa riportavano l’arresto di un noto boss mafioso, addirittura indicato come il capo mandamento della mafia di Isola delle Femmine (un circondario abbastanza ricco di imprese, di attività economiche, di interessi agricoli), che risultava essere parente di uno degli amministratori del comune indicato.
Sollevai il caso con un’interrogazione parlamentare alla quale ancora oggi non mi è stata data risposta. Comunque, nell’immediato, l’amministratore parente del noto boss della zona si dimise; scoppiò un piccolo scandalo ma, da allora, nulla è accaduto nonostante la richiesta più volte avanzata dal sottoscritto e da altri parlamentari della zona di chiarimenti, soprattutto alla prefettura di Palermo, per capire come mai, nonostante un fatto così clamoroso, nessuno fosse mai intervenuto per fare un’ispezione ad Isola delle Femmine e per verificare il grado di penetrazione della mafia in quell’amministrazione, visto che si era dimostrato che un amministratore, un assessore, era parente di un noto boss mafioso. Nessuna risposta è stata data, l’interrogazione è rimasta lettera morta.
Via via, giungiamo ad appena un mese fa, quando scoppia lo scandalo delle cosiddette cooperative rosse in provincia di Palermo e si apprende che uomini della sinistra, deputati dei Democratici di sinistra, sindaci (almeno uno) di enti locali a guida di centrosinistra erano coinvolti in fatti di mafia. In particolare, si apprende che nel comune di Caltavuturo la mafia aveva messo le radici da tempo, che il primo cittadino era accusato di collusione con la mafia e che nel comune e nel territorio di Caltavuturo si perpetravano scambi illeciti tra amministrazione ed imprenditori legati a doppio filo con la mafia. Si apprende tutto ciò, scoppia lo scandalo, vengono arrestati alcuni imprenditori, viene posta all’attenzione dell’opinione pubblica questa complessa indagine ed allora ci poniamo alcune domande che abbiamo condensato nella nostra interpellanza, soprattutto alla luce di alcune strane vicende che si sono sviluppate attorno a questo scandalo.
La prima (chiediamo risposte precise al riguardo): se l’indagine era partita già un anno fa (esattamente nello stesso periodo in cui il Ministero dell’interno «calava la scure» sui comuni a guida Polo, che venivano commissariati per mafia), come mai la prefettura di Palermo, il Ministero dell’interno, i carabinieri e la questura – insomma, gli organi dello Stato – non avevano svolto uno straccio d’indagine dal punto di vista del collegamento e delle successive sanzioni di carattere amministrativo che dovevano essere applicate – ho svolto alcune indagini – in quel comune?
La seconda: come mai nulla fu fatto nel momento in cui lo stesso sindaco di Caltavuturo, al fine di precostituirsi una prova di innocenza (badate che calliditas c’è voluta), già un anno fa prendeva le distanze da coloro i quali poi si sarebbe scoperto che erano suoi compari e complici nella gestione degli affari mafiosi in quella località e aveva presentato una denuncia (non pubblica, perché nessuno l’ha mai pubblicizzata; che aveva inviato al procuratore della Repubblica, al questore, al prefetto, al comandante dei carabinieri, al presidente della Commissione antimafia) con la quale denunziava infiltrazioni mafiose nel suo territorio, che alcune imprese erano sospette e che si perpetravano affari illeciti, di cui la propria amministrazione non era a conoscenza o comunque prendeva sicuramente le distanze? Se era vero tutto questo, come mai il prefetto di Palermo non si è attivato già allora per proporre, anche per Caltavuturo e per Isola delle Femmine (perché i fatti sono cadenzati in un brevissimo arco di tempo che va dal marzo al maggio dell’anno scorso), la stessa sanzione che ha proposto per i tre comuni a guida Polo, che poi è stata applicata e addirittura vergognosamente reiterata di recente, perché non sono bastati 18 mesi ma ne hanno aggiunti altri sei?
Con questa interpellanza vogliamo capire in primo luogo quale sia il modo di procedere dell’amministrazione dell’interno in questa vicenda, dello Stato e della prefettura nell’ambito dell’azione che deve evidentemente portare avanti giornalmente per contrastare il fenomeno criminale mafioso; in secondo luogo, perché si usino due pesi e due misure di fronte ad amministrazioni che sono guidate in un caso dal centrodestra (che quindi non vengono risparmiate; anzi, vengono colpite senza pietà: ribadisco poi che per tali amministrazioni non vi è ancora oggi una sola indagine della magistratura che abbia portato all’incriminazione di uno dei tanti amministratori di queste tre comunità) e, nell’altro caso, dal centrosinistra. Mi riferisco, ad esempio, all’amministrazione di Isola delle Femmine, dove c’è un sindaco che è notoriamente amico del presidente della Commissione antimafia, del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, di importanti esponenti del centrosinistra: ebbene, in questo caso, quel personaggio viene lasciato tranquillamente in pace, non viene minimamente toccato: lo Stato sembra ritirarsi di fronte alla prepotenza ed alla arroganza di questi soggetti!
Ci chiediamo perché questo Stato, questa amministrazione, utilizzino due pesi e due misure di fronte a fatti di così eclatante evidenza, che lasciano proprio sconcertati perché «si tocca con mano» la cosiddetta disparità di trattamento (per usare un eufemismo, perché in realtà bisognerebbe usare altre parole più dure e più pesanti in questa circostanza).
Poniamo anche un’altra domanda, che è contenuta nell’ultima parte dell’interpellanza; concludo quindi l’illustrazione, attendendo con ansia la risposta del Governo per poi vedere in seguito che cosa ne verrà fuori. L’ultima parte dell’interpellanza riguarda un fatto sconcertante che le cronache hanno ripreso molto larvatamente e un po’ sotto tono. L’ex segretario del partito comunista degli anni cinquanta, il famoso onorevole Napoleone Colaianni, ha dichiarato alla stampa il 26 settembre che anche il partito comunista italiano negli anni cinquanta e sessanta prendeva i soldi dagli imprenditori perché così gli imprenditori pagavano una specie di assicurazione. Signor Presidente, vorrei che lei mi ascoltasse un attimo.
Gli imprenditori pagavano una specie di assicurazione. Queste sono dichiarazioni che Colaianni ha riconfermato. Sono dichiarazioni gravissime che gettano una luce sinistra, a nostro avviso, su quello che è poi accaduto qualche decennio più tardi, allorquando il segretario regionale del partito comunista italiano, Pio La Torre, mandato in Sicilia per fare pulizia all’interno del suo partito, è stato barbaramente assassinato dalla mafia, da quella mafia che non sbaglia, da quella mafia che colpisce nel momento in cui qualcuno animato di buone intenzioni viene di fatto isolato dalla sua stessa parte politica.
Se Colaianni afferma quello che afferma in modo così duro, chiaro e netto e senza smentite, è legittimo il sospetto che dal 1950 al 1990 e ai giorni nostri, al 2000, mai si sia interrotto quel filo conduttore che lega in un intreccio perverso la mafia con ambienti della sinistra e del partito comunista.
È lecito il sospetto (allora se ne parlò e ancora oggi le cronache ne parlano in modo mal celato) che l’omicidio La Torre poteva essere collegato a determinati ambienti che mal sopportavano la presenza di un segretario regionale integerrimo che voleva fare chiarezza all’interno del suo partito o perlomeno chiarezza nell’ambito di quei rapporti perversi che Colaianni ha confermato esistere fin dal 1950. Di fronte a tutto questo c’è da rimanere sconcertati …
PRESIDENTE. Vede, onorevole Lo Presti, dato che lei parla di gente sconcertata, lo è anche il Presidente di turno, perché lei ha detto che avrebbe illustrata brevemente …
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, non credo che questo la possa far sconcertare, tutt’al più l’avrà potuta sorprendere.
PRESIDENTE. Sto scherzando.
ANTONINO LO PRESTI. I fatti che io riferisco sono veramente sconcertanti (non so però quanto lei li abbia potuti seguire).
PRESIDENTE. Li ho seguiti, ma vorrei solo dirle una cosa, onorevole Lo Presti, e non se ne abbia a male. Lei ha ampiamente oltrepassato il tempo a sua disposizione.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, non credo che questo la possa far sconcertare, tutt’al più l’avrà potuta sorprendere.
PRESIDENTE. Sto scherzando.
ANTONINO LO PRESTI. I fatti che io riferisco sono veramente sconcertanti (non so però quanto lei li abbia potuti seguire).
PRESIDENTE. Li ho seguiti, ma vorrei solo dirle una cosa, onorevole Lo Presti, e non se ne abbia a male. Lei ha ampiamente oltrepassato il tempo a sua disposizione.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
PRESIDENTE. Sto scherzando.
ANTONINO LO PRESTI. I fatti che io riferisco sono veramente sconcertanti (non so però quanto lei li abbia potuti seguire).
PRESIDENTE. Li ho seguiti, ma vorrei solo dirle una cosa, onorevole Lo Presti, e non se ne abbia a male. Lei ha ampiamente oltrepassato il tempo a sua disposizione.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
ANTONINO LO PRESTI. I fatti che io riferisco sono veramente sconcertanti (non so però quanto lei li abbia potuti seguire).
PRESIDENTE. Li ho seguiti, ma vorrei solo dirle una cosa, onorevole Lo Presti, e non se ne abbia a male. Lei ha ampiamente oltrepassato il tempo a sua disposizione.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
PRESIDENTE. Li ho seguiti, ma vorrei solo dirle una cosa, onorevole Lo Presti, e non se ne abbia a male. Lei ha ampiamente oltrepassato il tempo a sua disposizione.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
In linea generale, deve osservarsi che lo scioglimento dei consigli degli enti locali a cui si fa riferimento, per infiltrazioni e condizionamenti mafiosi, ha natura essenzialmente preventiva. Con tale misura, il legislatore ha inteso perseguire l’obiettivo di eliminare quelle anomalie amministrative e quelle interferenze che possono alterare la capacità dell’organo di governo locale di uniformare la propria azione ai canoni della legalità e della trasparenza. Nell’indicata prospettiva, i presupposti del provvedimento in questione possono essere costituiti anche da fatti che, pur non confortati da pienezza probatoria, possono comunque avvalorare ipotesi di collegamenti diretti o indiretti dell’amministrazione locale con la criminalità organizzata.
Da qui l’esigenza di una ponderazione comparativa tra valori di pari rilievo costituzionale, quali da un lato il rispetto della volontà popolare, cui lei ha fatto riferimento, e dall’altro lato la tutela del principio di libertà e di uguaglianza nella partecipazione alla vita civile, nonché di imparzialità, di buon andamento e regolare svolgimento dell’azione amministrativa. In ogni caso, nell’adozione del provvedimento sopra indicato, a carico dei consigli comunali e provinciali, non vi è spazio per valutazioni che siano estranee ai principi della corretta amministrazione. I decreti di scioglimento rappresentano, quindi, l’atto finale di una procedura complessa, rigorosamente ancorata al rispetto delle risultanze e degli accertamenti svolti sia dalla commissione d’accesso nominata dal prefetto, ai sensi della vigente normativa, sia dagli organi di polizia, sul pericolo di ramificazioni criminali all’interno delle comunità locali.
La garanzia della trasparenza per detti provvedimenti viene assicurata anche mediante la loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Con specifico riferimento alla situazione politica e amministrativa dei comuni indicati dagli onorevoli interpellanti, il ministro dell’interno ha fornito i seguenti elementi conoscitivi e valutativi, comunicati dal prefetto di Palermo competente, come già detto, a promuovere le iniziative indicate nell’atto ispettivo. Il provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Bagheria è stato disposto a seguito delle interferenze rilevate nella vita amministrativa dell’ente, ricollegabili ai legami intercorrenti tra alcuni amministratori, dipendenti comunali, imprenditori locali e personaggi a vario titolo vicini alla criminalità organizzata, che determinavano la presenza di un forte centro di potere capace di attuare pesanti condizionamenti nell’attività dell’ente: legami diretti, fra l’altro, alla spartizione di appalti, concessioni, licenze ed altre pubbliche utilità.
Il consiglio comunale di Villabate è stato sciolto, invece, in relazione ai riscontrati collegamenti diretti ed indiretti di componenti del consiglio con esponenti della criminalità organizzata, rilevati dagli organi investigativi. Da rapporti trasmessi dalle forze dell’ordine, emergevano infatti vincoli di parentela e di amicizia tra i vari amministratori, gli impiegati comunali e personaggi vicini a Cosa nostra. L’accesso ispettivo svolto presso il comune ha reso possibile il riscontro di una situazione di grave compromissione dei principi di legalità e buon andamento dell’attività amministrativa nell’ente. Anche lo scioglimento del consiglio comunale di Ficarazzi è stato determinato dalla presenza di collegamenti diretti ed indiretti tra alcuni componenti del detto consesso e la criminalità organizzata, rilevati dagli organi investigativi: collegamenti idonei a compromettere le libere determinazioni dell’organo elettivo e quindi il buon andamento dell’amministrazione.
Anche dagli accertamenti svolti e dagli esiti dell’accesso ispettivo presso il comune di Ficarazzi, è emersa la presenza di un forte centro di potere e di pressione volto a condizionare l’attività politica e amministrativa. Quanto, invece, al comune di Isola delle femmine (si tratta dei comuni per cui lei, onorevole Lo Presti, lamenta disparità), la situazione in relazione a presunte connivenze del sindaco e degli assessori comunali con ambienti mafiosi nonché ai rapporti di parentela e di amicizia e gli stessi amministratori con soggetti malavitosi del luogo è stata seguita con grande attenzione dal prefetto di Palermo, in vista dell’eventuale esercizio del potere di accesso. L’eventuale sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa nel detto comune, ovvero di condizionamenti nella gestione dell’ente, è stata esaminata con particolare cura e approfondimento nella riunione tecnico-operativa del 21 giugno 2000, alla quale hanno partecipato i rappresentanti delle forze dell’ordine. Nella circostanza, il comandante provinciale dei carabinieri ha precisato che, sebbene fossero comprovati, ad Isola delle Femmine, rapporti di parentela e di amicizia tra amministratori comunali ed esponenti della criminalità organizzata del luogo, non erano tuttavia emersi fatti concreti dai quali si potesse desumere la prova oggettiva dell’esistenza di infiltrazioni mafiose nell’apparato burocratico comunale. È risultato, inoltre, sulla base di uno specifico monitoraggio che il comune di Isola delle Femmine ha appaltato opere pubbliche di modesta entità.
Tale complessa valutazione è stata confermata anche dal competente questore, cosicché non sono state ravvisate, con riguardo al detto comune, le condizioni oggettive perché da parte del prefetto fosse disposto l’accesso previsto dal decreto ministeriale del 23 dicembre 1992 e, quindi, eventualmente lo scioglimento dell’organo consigliare.
In merito alla situazione del comune di Caltavuturo e alla posizione del sindaco della città, cui fa riferimento l’onorevole interpellante, sembra utile segnalare, innanzitutto, quanto relazionato in termini generali dalla procura della Repubblica di Palermo. Tale ufficio ha comunicato che, nell’ambito del provvedimento penale, n. 5.961/98 il giudice per le indagini preliminari presso il locale tribunale ha emesso, in data 16 settembre 2000, provvedimento applicativo della custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari nei confronti di diverse persone indagate per i reati di partecipazione ad associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, turbativa d’asta, truffa, peculato, falso in atto pubblico, illecita concorrenza con minaccia. Si tratta di reati tutti aggravati dalla finalità di agevolare l’attività dell’organizzazione mafiosa denominata Cosa nostra. Le contestazioni mosse agli indagati hanno tratto origine dall’accertamento di rapporti illeciti tra diversi manager di strutture imprenditoriali riconducibili alle cosiddette cooperative rosse e taluni esponenti dell’organizzazione mafiosa Cosa nostra o soggetti comunque a questa vicini, finalizzati al condizionamento mafioso dei procedimenti amministrativi relativi all’aggiudicazione degli appalti per la realizzazione delle opere pubbliche, talora anche con la connivenza di soggetti inseriti nella pubblica amministrazione. Nell’ambito del detto procedimento è risultato coinvolto anche l’onorevole Giannopolo, in relazione all’ipotizzato reato di turbativa delle gare d’appalto per la realizzazione della rete idrica del comune di Caltavuturo. Nei confronti del predetto Giannopolo, peraltro, non sono stati chiesti né adottati provvedimenti cautelari. La stessa procura della Repubblica ha anche comunicato di non potere fornire alcuna informazione né sulla asserita fuga di notizie circa la posizione processuale dell’onorevole Giannopolo né in merito alle indagini in corso e all’invio di informazioni di garanzia nei confronti di amministratori dei comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Trattandosi infatti di delicate e complesse investigazioni, ancora in pieno svolgimento, l’organo inquirente ha ritenuto doveroso mantenere su di esse il vincolo del segreto. Tanto premesso, e con specifico riguardo al comune di Caltavuturo, si fa presente comunque che il ministro dell’interno ha precisato che, dagli atti in possesso della prefettura di Palermo, non risulta pervenuto dal comune di Caltavuturo nella primavera del 1999 il documento richiamato nel quarto capoverso dell’interpellanza; lo stesso dicastero aggiunge che il prefetto di Palermo il 24 marzo scorso, subito dopo aver preso possesso dell’incarico, ha assunto un’iniziativa per verificare la regolarità e la trasparenza degli appalti dei lavori pubblici in tutta la provincia.
A tal fine è stato costituito presso la prefettura un osservatorio, di cui fanno parte rappresentanti degli organi del settore, per raccogliere i dati principali degli appalti, sulla base di una scheda di rilevazione. È stato così avviato un monitoraggio delle gare di appalto, delle relative procedure e dello stato di realizzazione delle opere pubbliche per individuare e prevenire ogni possibile interferenza di interessi illeciti nel delicato settore degli appalti pubblici.
Proprio con riferimento a tale iniziativa l’onorevole Giannopolo il 29 maggio 2000 ha inviato una lettera di apprezzamento al prefetto di Palermo, alla quale risultava allegato il testo di un’altra lettera inviata sempre allo stesso prefetto, nonché alla Commissione nazionale antimafia e alla commissione regionale antimafia. Tale lettera, peraltro, non risulterebbe pervenuta a tale ultimo organismo.
A seguito della suddetta nota il prefetto di Palermo ha convocato, quindi, il sindaco di Caltavuturo il 19 giugno invitandolo a denunciare ogni sospetto di ipotesi di reato o di fatti illeciti all’Arma dei carabinieri per le conseguenti iniziative di competenza dell’autorità giudiziaria. Di tale attività lo stesso prefetto ha dato poi notizia al presidente della Commissione parlamentare antimafia che aveva sollecitato elementi di conoscenza in merito.
Sulla base di quanto sopra, si può affermare che la situazione oggettiva riguardante il comune di Caltavuturo risultava particolarmente articolata e complessa e al riguardo il prefetto di Palermo, con nota del 30 settembre, ha richiesto al dicastero dell’interno la delega ad esercitare presso il suddetto comune i poteri di accesso e di accertamento.
Tale richiesta è stata motivata con la necessità, di recente concretatasi, di svolgere accertamenti mirati a verificare eventuali condizionamenti ed infiltrazioni della criminalità organizzata nell’ambito dell’attività del predetto ente civico, anche al fine di soddisfare esigenze di massima trasparenza.
Alla luce di quanto premesso, essendo intervenuta, con provvedimento del 14 ottobre scorso notificato il giorno successivo, la suddetta delega, il giorno 16 è stato disposto l’accesso presso il comune di Caltavuturo al fine di poter svolgere gli accertamenti in questione.
Quanto, infine, all’ultimo quesito posto nell’interpellanza, concernente l’omicidio dell’onorevole La Torre e le vicende ad esso connesse, la procura della Repubblica di Palermo ha comunicato che il relativo procedimento è stato definito con sentenza passata in giudicato, con la quale sono stati condannati quali mandanti del delitto gli appartenenti alla commissione provinciale dell’organizzazione mafiosa Cosa nostra.
Nel contesto del medesimo procedimento sono stati svolti accertamenti nei confronti di persone inserite in società cooperative operanti nel settore agrumicolo che si riteneva fossero in rapporto con ambienti criminali. Il giudice istruttore dell’epoca, tuttavia, non valutò gli elementi raccolti idonei a giustificare l’esercizio dell’azione penale a carico di tali soggetti sia con riferimento alla piena dimostrazione di detti rapporti malavitosi, sia in relazione alla loro possibile connessione con l’omicidio dell’onorevole La Torre.
PRESIDENTE. L’onorevole Lo Presti ha facoltà di replicare.
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario, ma la risposta evidentemente non è soddisfacente. È la solita risposta in quel linguaggio freddo che la vostra burocrazia ministeriale tanto bene sa articolare, che non dice nulla e ripete la solite manfrina, come succede ormai da tempo a proposito di questi eventi.
Francamente non so se chiudere qui e andarmene senza proferire altro, perché tanto mi rendo conto che parlare con questo Governo è come discutere con un sordo o cozzare contro un muro di gomma. È perfettamente inutile, perché voi siete bravi a falsare la verità, siete bravi a manipolare i dati e siete bravissimi a costruire verità di comodo che purtroppo ingannano – ahimè – la maggior parte dei cittadini, ma che per fortuna non ingannano noi, che continueremo a vigilare.
La sua risposta, sottosegretario, a parte l’unica novità rappresentata dal fatto che dopo il 6 ottobre avete disposto l’accesso a Caltavuturo, non è altro che una sequela di inesattezze e di mistificazioni. Rimango sorpreso nell’apprendere che la situazione di Isola delle Femmine già all’epoca fu presa in considerazione e che fu valutata in modo preoccupante la presenza all’interno dell’amministrazione di un soggetto che ricopriva l’incarico di assessore e che era parente di un noto boss mafioso. Oggi tuttavia si afferma che non era un particolare importante, che non era un elemento preoccupante; che era, sì, un parente di un capo mafia ma che poi si è dimesso e che comunque i carabinieri non hanno verificato altro tipo di infiltrazioni nell’ambito dell’amministrazione o altri collegamenti che facessero supporre che la mafia avesse messo le mani sul comune di Isola delle Femmine.
Siamo di fronte ad un parente di un mafioso, che si dichiara tale e che, scoppiato lo scandalo, si dimette e ancora oggi continua a frequentare l’amministrazione (i carabinieri sanno bene che questo soggetto ogni giorno sale e scende le scale del comune di Isola delle Femmine), tuttavia si afferma che la situazione non destò preoccupazione. Ma quello che è accaduto negli altri tre paesi dove parentele non ne sono state accertate? In questa sede abbiamo dimostrato attraverso documenti che i presupposti in base ai quali furono costruiti legami di parentela tra quegli amministratori e i boss mafiosi erano falsi, mentre per il caso di Isola delle Femmine, rispetto al quale un rapporto di parentela è stato attestato da un certificato di stato di famiglia, si dice che non desta preoccupazioni al punto che l’amministrazione ha potuto continuare a svolgere il proprio lavoro tranquillamente.
Tutto questo è vergognoso! Contesto a questo Governo di proteggere e di tutelare, con questo tipo di atteggiamento, la mafia in quel comune; contesto e accuso questo Governo di essere complice di interessi che in quel comune albergano e trovano terreno fertile in un rapporto mai reciso con l’amministrazione comunale; contesto a questo Governo di calpestare la verità; contesto a questo Governo di agire in modo smisuratamente arrogante e vessatorio nei confronti di una parte politica piuttosto che di un’altra; contesto infine a questo Governo di non fare il proprio dovere.
Questa è la realtà che deve preoccupare enormemente i cittadini che mi auguro leggeranno i resoconti di questa seduta e si renderanno conto di come la libertà nel nostro paese sia gravemente minacciata da coloro i quali in questo momento hanno usurpato il potere della nazione e che speriamo vengano cacciati via presto dal popolo (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario, ma la risposta evidentemente non è soddisfacente. È la solita risposta in quel linguaggio freddo che la vostra burocrazia ministeriale tanto bene sa articolare, che non dice nulla e ripete la solite manfrina, come succede ormai da tempo a proposito di questi eventi.
Francamente non so se chiudere qui e andarmene senza proferire altro, perché tanto mi rendo conto che parlare con questo Governo è come discutere con un sordo o cozzare contro un muro di gomma. È perfettamente inutile, perché voi siete bravi a falsare la verità, siete bravi a manipolare i dati e siete bravissimi a costruire verità di comodo che purtroppo ingannano – ahimè – la maggior parte dei cittadini, ma che per fortuna non ingannano noi, che continueremo a vigilare.
La sua risposta, sottosegretario, a parte l’unica novità rappresentata dal fatto che dopo il 6 ottobre avete disposto l’accesso a Caltavuturo, non è altro che una sequela di inesattezze e di mistificazioni. Rimango sorpreso nell’apprendere che la situazione di Isola delle Femmine già all’epoca fu presa in considerazione e che fu valutata in modo preoccupante la presenza all’interno dell’amministrazione di un soggetto che ricopriva l’incarico di assessore e che era parente di un noto boss mafioso. Oggi tuttavia si afferma che non era un particolare importante, che non era un elemento preoccupante; che era, sì, un parente di un capo mafia ma che poi si è dimesso e che comunque i carabinieri non hanno verificato altro tipo di infiltrazioni nell’ambito dell’amministrazione o altri collegamenti che facessero supporre che la mafia avesse messo le mani sul comune di Isola delle Femmine.
Siamo di fronte ad un parente di un mafioso, che si dichiara tale e che, scoppiato lo scandalo, si dimette e ancora oggi continua a frequentare l’amministrazione (i carabinieri sanno bene che questo soggetto ogni giorno sale e scende le scale del comune di Isola delle Femmine), tuttavia si afferma che la situazione non destò preoccupazione. Ma quello che è accaduto negli altri tre paesi dove parentele non ne sono state accertate? In questa sede abbiamo dimostrato attraverso documenti che i presupposti in base ai quali furono costruiti legami di parentela tra quegli amministratori e i boss mafiosi erano falsi, mentre per il caso di Isola delle Femmine, rispetto al quale un rapporto di parentela è stato attestato da un certificato di stato di famiglia, si dice che non desta preoccupazioni al punto che l’amministrazione ha potuto continuare a svolgere il proprio lavoro tranquillamente.
Tutto questo è vergognoso! Contesto a questo Governo di proteggere e di tutelare, con questo tipo di atteggiamento, la mafia in quel comune; contesto e accuso questo Governo di essere complice di interessi che in quel comune albergano e trovano terreno fertile in un rapporto mai reciso con l’amministrazione comunale; contesto a questo Governo di calpestare la verità; contesto a questo Governo di agire in modo smisuratamente arrogante e vessatorio nei confronti di una parte politica piuttosto che di un’altra; contesto infine a questo Governo di non fare il proprio dovere.
Questa è la realtà che deve preoccupare enormemente i cittadini che mi auguro leggeranno i resoconti di questa seduta e si renderanno conto di come la libertà nel nostro paese sia gravemente minacciata da coloro i quali in questo momento hanno usurpato il potere della nazione e che speriamo vengano cacciati via presto dal popolo (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

 

Promemoria per il geometra ………..
“Il sindaco Bologna – si legge in una nota del gruppo consiliare di An a firma del capogruppo Vincenzo Dionisi – ha volutamente omesso di comunicare la notizia che il realizzando parco giochi in una nuova strada Prg in vicinanza della via San Giovanni Bosco è un optional, in quanto alla sua amministrazione sta a cuore realizzare una strada con parcheggi, fognatura ed illuminazione che per caso ed ironia della sorte, lambiscono immobili di proprietà di un assessore comunale e di un consigliere della maggioranza”. I due parchi dove i bambini potranno trascorrere ore spensierate saranno realizzati in via Libertà e in strada nuova in vicinanza della via San Giovanni Bosco in ottomila metri quadrati. Luoghi verdi tra le numerose lottizzazioni che negli anni 80 sono state realizzate proprio in quell’area. L’importo complessivo dell’opera finanziato e dal comune e dalla casa depositi e prestiti si aggira intorno ai 730 milioni. Centocinquanta milioni soltanto per espropriare i terreni. Per finanziare l’opera l’amministrazione comunale aveva chiesto e ottenuto un mutuo di 600 milioni per realizzare il primo stralcio dei due parchi. Ma l’iter del progetto è stato quanto mai travagliato anche per il ricorso presentato da An. “il ricorso di questo gruppo di An al Coreco era pertinente in quanto nel programma triennale delle opere pubbliche 97/99 si parlava di realizzare due parchi giochi e non già di realizzare una strada nuova di Prg in vicinanza della via San Giovanni Bosco che stranamente è spuntata fuori non si sa bene come nel programma 98/2000 carteggio negatoci in visione”. Il primo cittadino che aveva annunciato l’inzio dell’iter per l’esproprio dei terreni e dunque al conseguente pubblicazione della gara ricorda che “alla fine il progetto è stato aprovato dal Coreco e che tutto era perfettamente previsto nel piano triennale – afferma Stefano Bologna – poi alla fine voglio sommessamente ricordare che come sanno tutti a Isola delle Femmine che tra i firmatari del ricorso al Coreco contro i parco giochi c’erano nipoti e figli di noti costruttori che per anni hanno costruito in quella zona. Tutto il resto sono accuse gratuite” (i.m.) IL MEDITERRANEO 3 marzo 1999 si è in prossimità delle elezioni amministrative che si terranno il mese di giugno del 1999
§ autorizzazione edilizia in sanatoria per una piscina abusiva;
§ concessione edilizia (al padre) per completamento di un fabbricato abusivo nei 150 metri dalla battigia (nel rilievo aerofotogrammetrico del 1977 il fabbricato non esiste);
§ concessione edilizia per la costruzione di un villino bifamiliare in “lotto intercluso” ove già aveva realizzato una villa unifamiliare e piscina con un’altra concessione edilizia.
CONSIDERAZIONE FINALE : ALLA FACCIA DELLA TRASPARENZA E DELLE SFINGE DI SAN GIUSEPPE.
MORALE DELLA FAVOLA : ANCORA ISOLA DELLE FEMMINE E’ SENZA UN P.R.G. E LA STORIA CONTINUA

 

INFILTRAZIONI MAFIOSE AL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE TELEJATO 16 giugno 2012

Alcune considerazioni sul contenuto delle dichiarazioni rese il 12 giugno 2012  dal PROFESSORE davanti alla Commissione Antimafia Regione Sicilia  :

Intanto è opportuno precisare che Lei PROFESSORE è stato convocato in audizione  dalla Commissione Regionale ANTIMAFIA a seguito  degli accertamenti effettuati  dal Comando provinciale dei Carabinieri di  Palermo  su alcuni atti dell’amministrazione. 

Quindi molto ma molto probabilmente la Sua audizione non ha alcun collegamento diretto con l’insediamento della Commissione Prefettizia di accesso agli atti. Come dire: sono due “filoni di indagine” indipendenti che probabilmente saranno destinati a riunirsi.

PERMETTA professore ENTRARE nel merito delle Sue dichiarazioni:

Pensi PROFESSORE che il Suo collega di Campobello di Mazara ragioniere oltre che SINDACO si inaugurava LUI i beni che si confiscava.

LUI che diceva di combattere per la legalità e contro la mafia, andandosene però in giro a fare favori ai mafiosi e magari a scusarsi se ogni tanto doveva prendere precise posizioni, anche contro la cosca locale.

Ciò che fa inorridire, per chi della legalità ne ha fatto una ragion di vita,  il citato  personaggio è stato  ricercatissimo alle elezioni per il rinnovo dell’assemblea Regionale Siciliana, fu conteso dal fior fior di politicanti a livello nazionale.

Si! Addirittura sembra appartenesse  all’area politica di sinistra!

Che orrore!

Mafioso e nel contempo ANTIMAFIOSO!


Quindi per ritornare a Lei l’assegnazione, da parte della Sua Amministrazione, del bene appartenuto al Bruno Pietro, NON è certamente una prova di lotta alla mafia!

Lei PROFESSORE con la Sua Amministrazione ha fatto solamente il Suo DOVERE, ha assolto ad una RESPONSABILITA’ che la COSTITUZIONE le affida!
Piuttosto Signor PROFESSORE deve AMMETTERE che il NIPOTE del PROPRIETARIO DEL BENE CONFISCATO il DOTTORE MARCELLO CUTINO è UN COMPONENTE della Sua Giunta!

E non dica che nella seduta di Giunta era assente!

C’è da chiedersi, perchè l’assenza del Dottor Cutino Marcello alla seduta di Giunta?

A proposito dell’opposizione della Sua Amministrazione alla richiesta del Signor Bruno Pietro affinché fosse spostata “un’isola ecologica attualmente ubicata nei pressi della sua abitazione,” dovrebbe senz’altro essere informato che tra i suoi doveri istituzionali vi è anche quello di “Tutelare la Salute dei Cittadini”.

Un’isola ecologica MAI entrata in funzione anche perché mai COLLAUDATA sino al momento della richiesta di rimozione.

RICORDA PROFESSORE? 



Lei era Assessore all’ambiente!

Bello spreco di denaro PUBBLICO!
Riguardo alle licenze concesse tese a perseguire l’interesse pubblico gli scambi “epistolari” tra l’Ufficio Tecnico Comunale e l’Assessorato territorio Ambiente su tutte le licenze concesse in questi anni sono forse la dimostrazione che la Sua concezione di ‘interesse pubblico appartiene ad UNA sola e selezionata parte di Cittadini!

La Sua preoccupante-dichiarazione con cui chiede di indagare e vigilare sulla presenza di eventuali forze criminali tende forse a smentire su quanto LEI ha sempre affermato (ne parlava ancora qualche giorno addietro) Isola delle Femmine è “isola felice” .

Ove al contrario LEI, ravveduto, pensa veramente che vi sono state e vi sono forze criminali che inquinano l’attività amministrativa. Come ha detto ultimamente il Presidente della Repubblica Napoletano LEI nella funzione di Sindaco ha “…. l’obbligo giuridico ETICO MORALE …. di denunciare quanto di propria conoscenza alla Magistratura… solo così si   assolve al proprio dovere e si è d’esempio per le  nuove generazioni…”

 
Pino Ciampolillo
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INFILTRAZIONI MAFIOSE AL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE TELEJATO 16 giugno 2012

Alcune considerazioni sul contenuto delle dichiarazioni rese il 12 giugno 2012  dal PROFESSORE davanti alla Commissione Antimafia Regione Sicilia  :

Intanto è opportuno precisare che Lei PROFESSORE è stato convocato in audizione  dalla Commissione Regionale ANTIMAFIA a seguito  degli accertamenti effettuati  dal Comando provinciale dei Carabinieri di  Palermo  su alcuni atti dell’amministrazione. 

Quindi molto ma molto probabilmente la Sua audizione non ha alcun collegamento diretto con l’insediamento della Commissione Prefettizia di accesso agli atti. Come dire: sono due “filoni di indagine” indipendenti che probabilmente saranno destinati a riunirsi.

PERMETTA professore ENTRARE nel merito delle Sue dichiarazioni:

Pensi PROFESSORE che il Suo collega di Campobello di Mazara ragioniere oltre che SINDACO si inaugurava LUI i beni che si confiscava.

LUI che diceva di combattere per la legalità e contro la mafia, andandosene però in giro a fare favori ai mafiosi e magari a scusarsi se ogni tanto doveva prendere precise posizioni, anche contro la cosca locale.

Ciò che fa inorridire, per chi della legalità ne ha fatto una ragion di vita,  il citato  personaggio è stato  ricercatissimo alle elezioni per il rinnovo dell’assemblea Regionale Siciliana, fu conteso dal fior fior di politicanti a livello nazionale.

Si! Addirittura sembra appartenesse  all’area politica di sinistra!

Che orrore!

Mafioso e nel contempo ANTIMAFIOSO!


Quindi per ritornare a Lei l’assegnazione, da parte della Sua Amministrazione, del bene appartenuto al Bruno Pietro, NON è certamente una prova di lotta alla mafia!

Lei PROFESSORE con la Sua Amministrazione ha fatto solamente il Suo DOVERE, ha assolto ad una RESPONSABILITA’ che la COSTITUZIONE le affida!
Piuttosto Signor PROFESSORE deve AMMETTERE che il NIPOTE del PROPRIETARIO DEL BENE CONFISCATO il DOTTORE MARCELLO CUTINO è UN COMPONENTE della Sua Giunta!

E non dica che nella seduta di Giunta era assente!

C’è da chiedersi, perchè l’assenza del Dottor Cutino Marcello alla seduta di Giunta?

A proposito dell’opposizione della Sua Amministrazione alla richiesta del Signor Bruno Pietro affinché fosse spostata “un’isola ecologica attualmente ubicata nei pressi della sua abitazione,” dovrebbe senz’altro essere informato che tra i suoi doveri istituzionali vi è anche quello di “Tutelare la Salute dei Cittadini”.

Un’isola ecologica MAI entrata in funzione anche perché mai COLLAUDATA sino al momento della richiesta di rimozione.

RICORDA PROFESSORE? 



Lei era Assessore all’ambiente!

Bello spreco di denaro PUBBLICO!
Riguardo alle licenze concesse tese a perseguire l’interesse pubblico gli scambi “epistolari” tra l’Ufficio Tecnico Comunale e l’Assessorato territorio Ambiente su tutte le licenze concesse in questi anni sono forse la dimostrazione che la Sua concezione di ‘interesse pubblico appartiene ad UNA sola e selezionata parte di Cittadini!

La Sua preoccupante-dichiarazione con cui chiede di indagare e vigilare sulla presenza di eventuali forze criminali tende forse a smentire su quanto LEI ha sempre affermato (ne parlava ancora qualche giorno addietro) Isola delle Femmine è “isola felice” .

Ove al contrario LEI, ravveduto, pensa veramente che vi sono state e vi sono forze criminali che inquinano l’attività amministrativa. Come ha detto ultimamente il Presidente della Repubblica Napoletano LEI nella funzione di Sindaco ha “…. l’obbligo giuridico ETICO MORALE …. di denunciare quanto di propria conoscenza alla Magistratura… solo così si   assolve al proprio dovere e si è d’esempio per le  nuove generazioni…”

 
Pino Ciampolillo
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