RELAZIONE PREFETTIZIA DELLACOMMISSIONE DI ACCESSO AGLI ATTI AL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE E DECRETOPRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE

RELAZIONE PREFETTIZIA DELLACOMMISSIONE DI ACCESSO AGLI ATTI AL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE E DECRETOPRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE  (PDF)

 

 

 

IL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
  Considerato che nel comune di Isola delle Femmine (Palermo)  gli organi   elettivi   sono   stati   rinnovati   nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009;
  Considerato che dall’esito di approfonditi accertamenti sono emersi collegamenti diretti ed indiretti tra componenti del  consesso  e  la criminalita’ organizzata locale;
  Ritenuto che la permeabilita’ dell’ente ai condizionamenti 
esterni della criminalita’  organizzata  arreca  grave 
pregiudizio  per  gli interessi della collettivita’ e determina
lo svilimento e la  perdita di credibilita’ dell’istituzione locale;
  Ritenuto che, al fine di porre rimedio  alla  situazione 
di  grave inquinamento e deterioramento dell’amministrazione comunale di  Isola delle Femmine, si rende necessario far luogo  allo  scioglimento  del consiglio comunale e disporre il  conseguente commissariamento,  per rimuovere tempestivamente gli effetti pregiudizievoli per l’interesse pubblico ed assicurare il risanamento dell’ente locale;
  Visto l’art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
  Vista la proposta del Ministro dell’interno, la  cui  relazione  e’ allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante;
  Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella riunione del 9 novembre 2012 alla quale e’ stato debitamente invitato il Presidente della Regione Siciliana;
                              Decreta:
                              
Art. 1 
  Il consiglio comunale di Isola delle Femmine (Palermo)  e'  sciolto per la durata di diciotto mesi.                         
Art. 2
  La gestione  del  comune  di  Isola  delle  Femmine 
(Palermo),  e 
affidata alla commissione straordinaria composta da:
    dott. Vincenzo Covato – viceprefetto a riposo;
    dott.ssa Matilde Mule’ – viceprefetto aggiunto;
     dott. Guglielmo Trovato – dirigente di II fascia.            
Art. 3 
 
  La commissione straordinaria per la  gestione  dell'ente  esercita, fino all'insediamento degli organi ordinari  a  norma  di  legge,  le attribuzioni spettanti al  consiglio  comunale,  alla  giunta  ed  al sindaco nonche' ogni altro potere ed incarico connesso alle  medesime cariche. 
    Dato a Roma, addi' 12 novembre 2012 
 
                             NAPOLITANO 
 
 
                                Monti, Presidente del  Consiglio  dei
                                Ministri 
                                Cancellieri, Ministro dell'interno 
 
Registrato alla Corte dei conti il 16 novembre 2012 
Registro n. 7, interno foglio n. 185 

http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2012-11-29&task=dettaglio&numgu=279&redaz=12A12433&tmstp=1354221071377


ERA IL 26 APRILE DI QUESTO ANNO  QUANDO LUI DICHIARA 

CHE…


 

3) Sono disposta a vendere una delle mie ville per disporre dei fondi necessari a impedire il successo delle liste avversarie da quella di Portobello (scarica in pdf) 

5) SCIOLTO
PER INFILTRAZIONI MAFIOSE IL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
 
(scarica in pdf) 

6) “S” maggio 2012 L’ISPEZIONE A ISOLA DELLE FEMMINE ecco LE CARTE DELLO SCONTRO (scarica in pdf) 

  

Tutti i comuni commissariati: ecco la mappa

La legge che permette al ministro dell’Interno di sospendere gli 
amministratori sospettati di collusioni mafiose è stata introdotta nel ’91. 
Da allora i comuni commissariati sono stati 170, per 211 volte. Infatti, 
alcuni consigli comunali sono stati azzerati per mafia più di una volta. 
In rosso i comuni sciolti per mafia una sola volta, in blu quelli commissariati 
per due volte, in giallo gli enti azzerati per tre volte.
(Fonte: ministero dell’Interno)

Tutti i comuni commissariati: ecco la mappa

 
Al 27 novembre 2012, gli enti senza sindaco in Italia sono 137.
Di questi, 30 sono stati sciolti per mafia e 46 per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri. In rosso i comuni sciolti per mafia, in viola per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri, in blu per le dimissioni del sindaco, in giallo per altri motivi.

L’elenco è stato ottenuto incrociando i dati forniti dal Viminale con quelli dell’Ancitel.

zoom mappa in altra pagina

L’ultimo caso è Catanzaro, dove il Tar ha invalidato il voto. Ma tra gli enti senza sindaco, 46 sono stati sciolti perché la maggioranza dei consiglieri ha lasciato l’incarico, 30 per infiltrazioni della criminalità organizzata. GUARDA LA MAPPA 
 
di Valeria Valeriano


L’ultimo caso è quello di Catanzaro. Il comune calabrese è stato sciolto dopo che il Tar ha invalidato il voto in 8 sezioni e dichiarato nullo il verbale di proclamazione del sindaco. Per traghettare la città fino alle prossime elezioni, il 20 e 21 gennaio, è stata scelta Silvana Riccio, 56 anni, ex direttore generale del Comune di Napoli rimossa pochi giorni fa dal sindaco Luigi de Magistris. Per la seconda volta in dieci mesi, nel capoluogo di regione arriva un commissario.
In tutto, in Italia, sono oltre un centinaio i consigli comunali in amministrazione straordinaria. Il dato lo si ricava incrociando due liste: quella fornita dal Viminale e quella pubblicata da Ancitel sul sito internet Comuniverso.it (GUARDA LA MAPPA). Dei 137 comuni commissariati, 30 sono stati sciolti per infiltrazioni della criminalità organizzata. Uno degli ultimi casi ha fatto più scalpore degli altri. A essere sciolto per “contiguità mafiosa” è stato, per la prima volta, un capoluogo di provincia: Reggio Calabria.

 

 



I motivi – Scorrendo la lista, il motivo del commissariamento che ricorre più di frequente è “dimissioni della maggioranza dei consiglieri“: 46 comuni su 137 sono stati sciolti perché la metà più uno dei membri ha lasciato il consiglio. Le statistiche, però, non dicono tutto. Il passo indietro dei consiglieri, infatti, può essere dettato da vari motivi. Politici, ma non solo. Nel marzo del 2011, ad esempio, 14 membri del consiglio comunale di Buccinasco, la cittadina in provincia di Milano definita tra le polemiche “la Platì del nord“, lasciarono dopo che il sindaco finì in manette per un presunto giro di tangenti. Seguono, tra le ragioni dell’amministrazione straordinaria, le dimissioni del sindaco (32 comuni), l’infiltrazione di tipo mafioso (30), il decesso del primo cittadino (12), l’annullamento delle operazioni elettorali (7), l’approvazione di una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco (4), la sua ineleggibilità (2). 

 

 

Quattro comuni, infine, risultano commissariati rispettivamente per impossibilità di surroga dei consiglieri dimissionari, mancato raggiungimento del numero minimo di votanti, decadenza del sindaco per elezione ad altro incarico, sostituzione del commissario straordinario nominato in precedenza.

 

 

 

 

Infiltrazioni mafiose – Tra i 30 comuni attualmente sciolti per mafia, 14 si trovano in Calabria (in totale nella regione i paesi commissariati sono 20). In Campania, invece, su 29 comuni in amministrazione straordinaria, 6 lo sono per infiltrazioni mafiose. In Sicilia la proporzione è 6 su 13. Ma lo scioglimento per mafia non è un fenomeno che riguarda solo il Sud: sono commissariati per questo motivo anche Bordighera eVentimiglia, in Liguria, Rivarolo Canavese e Leinì, in Piemonte. E le infiltrazioni della criminalità organizzata nei municipi del nord non sono iniziate di recente: il primo caso risale al maggio del 1995, quando fu sciolto per questo motivo il comune piemontese di Bardonecchia. Nel 2005 toccò anche al Lazio e sotto commissariamento finì Nettuno.  

 

 

 

 

I numeri – La legge che permette al ministro dell’Interno di sospendere gli amministratori sospettati di collusioni mafiose è stata introdotta nel 1991. Da allora i comuni sciolti sono stati 170, per 211 volte (GUARDA LA MAPPA). 

 

 

Questo vuol dire che alcuni consigli comunali sono stati azzerati per mafia più di una volta. In particolare, 33 amministrazioni sono state commissariate per due volte, quattro (Casal di Principe, Casapesenna, Misilmeri e Roccaforte del Greco) per tre volte. La maglia nera va alla provincia di Napoli, dove i comuni sciolti almeno una volta sono stati 35. Secondo posto per Reggio Calabria, 28, e terzo per Caserta, 19. Ai piedi del podio si piazza Palermo (18). 

 

 

La legge del ’91 fu applicata per la prima volta nell’agosto di quell’anno per commissariare Taurianova, centro in provincia di Reggio Calabria. Ad accelerare il varo della normativa fu proprio la faida che da anni insanguinava la cittadina della piana di Gioia Tauro. Il comune di Taurianova è stato sciolto di nuovo nel 2009. Ora, a distanza di oltre vent’anni dal primo commissariamento, con alla guida lo stesso sindaco del secondo, rischia ancora: lo scorso settembre si è insediata la terza commissione d’accesso antimafia.
 

VISTO COME ABBIAMO ROVINATO IL PAESE CI DIMETTIAMO PRIMA CHE LA BARCA AFFONDI!

LE PALLE RACCONTATE NEL PROGRAMMA ELETTORALE SOTTO LO SLOGAN
“L’IMPEGNO CONTINUA” 

NULLA DI NULLA SOLO CEMENTO CEMENTO MUNNEZZA MUNNEZZA 

NULLA DI NULLA SOLO CEMENTO CEMENTO MUNNEZZA MUNNEZZA 

NULLA DI NULLA SOLO CEMENTO CEMENTO MUNNEZZA MUNNEZZA 

CHE PALLA: RIFIUTI DIFFERENZIATA IL PROFESSORE DICEVA 
LA PORTO AL 50% 

ELEZIONI 2004  CON LO SLOGAN 
“NEL SEGNO DELLA CONTINUITA'”

I MOSCHETTIERI DEL 2009  RESPONSABILI DEL DISASTRO ECONOMICO SOCIALE 
ED AMBIENTALE 
DI ISOLA DELLE FEMMINE 

ELEZIONI 2004  CON LO SLOGAN
“NEL SEGNO DELLA CONTINUITA'” 

SE SARO’ ELETTO FARO’ L’ASSESSORE  E vedete cosa vi combino vi riempirò Isola di munnezza

NON ABBIAMO LASCIATO NESSUN ANGOLO DI PAESE SCOPERTO DI MUNNEZZA
CE LA SIAMO MESSI PERSINO SOTTO IL MUNICIPIO 

ABBIAMO RIDOTTO UN COMUNE A PEZZI

LA COMMISSIONE ACCESSO ATTI GOVERNATIVA AL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE 

ABBIAMO FATTO TROVARE DEI BEI MUCCHI DI MUNNEZZA ALLA COMMISSIONE 


CI DIMETTIAMO  PRIMA
CHE LA BARCA AFFONDI! VISTO COME ABBIAMO ROVINATO IL PAESE

Uno dei tanti  PERCHE’ ALLE COSTRETTE DIMISSIONI DELLA GIUNTA
DEL PROFESSORE

ABBANDONIAMO LA BARCA    CON LA SICUREZZA DI LASCIARVI IN UN MARE DI
MUNNEZZA.

I CITTADINI DEVONO SAPERE CHE NEGLI ULTIMI 1000 MILLE GIORNI
DELLA NOSTRA AMMINISTRAZIONE BEN 673 
SEICENTOSETTANTATRE
   PAESE E’ STATO LETTERALMENTE RICOPERTO IN
OGNI SUO SPAZIO DI MUNNEZZA DI OGNI GENERE DALL’AMIANTO AI RESTI DI CIBO ALLE
CASSETTE DI FRUTTA AVARIATA RIFIUTI DEL LABORATORIO DI ANALISI  SCATOLETTE ALIMENTARI SCADUTE    MATERIALE DI RISULTA DELL’EDILIZIA CARTONE
VERNICI VETRO……….. PER NON PARLARE DELLA FAMOSA TESTA DI CAVALLO

NEGLI ULTIMI  MILLE
GIORNI
DI NOSTRA AMMINISTRAZIONE DALLE MONTAGNE DI RIFIUTI SPARSE IN TUTTO IL
PAESE SI SONO SVILUPPATI BEN  
76 INCENDI.
LE DIOSSINE DEGLI INCENDI DEI RIFIUTI SONO RIUSCITE
BENISSIMO AD UNIRSI A QUELLE PROVENIENTI DALLA ITALCEMENTI E MISCELLARSI CON BENEZENE CROMO ESAVALENTE PM10 POLVERI SOTTILI ZOLFO …….
CI DIMETTIAMO  PRIMA
CHE LA BARCA AFFONDI! VISTO COME ABBIAMO ROVINATO IL PAESE

2004 SE SAREMO ELETTI SARA’ NEL SEGNO DELLA CONTINUITA’

2009 SE SAREMO ELETTI E’ NEL SEGNO DELLA CONTINUITA’

2012 PECCATO ! PECCATO! PECCATO!   

Oggi ci
dimettiamo per avere concluso la nostra missione:
PORTARE ALLA BANCAROTTA IL VOSTRO PAESE ISOLA DELLE FEMMINE
SIAMO RIUSCITI A RIDURRE IL VOSTRO PAESE LA PERIFERIA “ZEN”
DI PALERMO

SIAMO RIUSCITI A FAR DEISTERE QUEI POCHI MALCAPITATI TURISTI
A LASCIARE ANTICIPATAMENTE I NOSTRI ALBERGHI E QUINDI IL NOSTRO PAESE

SIAMO RIUSCITI NEGLI ANNI A FAR PASSEGGIARE I POCHI
MALCAPITATI TURISTI A PASSEGGIARE FRA CUMULI DI MUNNEZZA
PER  IL NOSTRO  SENSO DI RESPONSABILITA’  CHE CI  CONTRADDISTINGUE  COMUNICHIAMO AI   cittadini CHE 
interrompIAMO  questo NOSTRO  impegno portato avanti  con grande passione per il bene di poche e
selezionate persone
.
SI! SI! SI!SI SI! 

OGGI SIAMO COSTRETTI A DIMETTERCI PRIMA
CHE VOI CITTADINI VI RENDIATE CONTO DELLE GROSSE PALLE CHE VI ABBIAMO
RACCONTATO NEL PROGRAMMA ELETTORALE DEL 2009:

  • PER ESEMPIO PORTARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA AL 50%
  • OPPURE LA PALLA  DELLE
    PISTE CICLABILI
  • OPPURE IL POTENZIAMENTO E LA MIGLIORIA DELL’ARREDO URBANO
  • OPPURE LA GROSSA PALLA CHE VI ABBIAMO FATTO BERE CITTADINI
    DI ISOLA DELLE FEMMINE. L’AREA PEDONALE E LA VALORIZZAZIONE DELLA ZONA TORRE IN
    TERRA

SU UN PUNTO DOBBIAMO CHIEDERVI SCUSA PER NON AVERLO
REALIZZATO:

-REALIZZAZIONE DI VARCHI LIBERI PER LA FRUIZIONE DELLA
SPIAGGIA LA PREVISTA VIA DI COLLEGAMENTO DELLA VIA 

MARTIN LUTHER KING  A VIALE DEI SARACENI. NON
VOLEVAMO DISTURBARE I SONNI TRANQUILLI DEI RESIDENTI DI VIA MARTIN LUTHER KING
A  nulla è valsa la
resistenza che abbiamo opposto al lavoro 
della COMMISSIONE GOVERNATIVA di accesso agli atti insediatasi al Comune
di Isola delle Femmine, VOLUTA AUSPICATA E DESIDERATA DA PARTE DELLA STRAGRANDE
MAGGIORANZA DEI CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE.
NOI TUTTI AD INIZIARE DAL SOTTOSCRITTO  PROFESSOR Gaspare, Napo, Ale, Giovanni, Salvo Alberto
Zii Nipoti Cognati Generi Futuri Generi Sorelle Fratelli Cugini  ci siamo asserragliati nel “fortino” di Via
Colombo per difenderci dall’assalto di cittadini inferociti che ritenevano NOI
responsabili dei  rifiuti che ormai
ricoprivano da mesi  le strade e le
piazze di Isola.

Per anni mesi settimane giorni  abbiamo subito l’onta del discredito perché
alcuni   dei nostri  amici parenti e collettori di voti omettevano di
pagare la tassa della munnezza. E pensare che al nostro amico e collega Napo
siamo riusciti a fargli pagare per META’ la tassa della munnezza  della palestra affidata  in gestione dal “parente” Sindaco (rep n
811/2003) alla moglie Lucido Maria Stella!
Grandioso è stato l’impegno con la ITALCEMENTI, nell’anno
2008 grazie alla collaborazione della PRESIDENTESSA della Commissione Ambiente
Consiliare, MA SOPRATTUTTO DELL’INTERO GRUPPO prima “Isola per Tutti” e poi “Progetto
Cementificazione ed Inquinamento”  
Siamo riusciti grazie all’assenza  delle associazioni  ambientaliste a far ottenere    alla ITALCEMENTI l’Autorizzazione Integrata
Ambientale della Regione Sicilia.
Alla Italcementi abbiamo permesso di tutto e di più nell’ASSENZA di  autorizzazioni, nello
sforamento della massa delle emissioni, nella emissioni di ogni tipo di
inquinante tipo CROMO ESAVALENTE VI.benzene diossina in quantità persino
spropositata, pm10 polveri fini sottili ultrassottili insomma di quella roba
che riesce a penetrare facilmente nel tessuto umano. 

Abbiamo concesso che la
ITALCEMENTI anzitempo bruciasse in notevoli quantità 800 TONNELLATE  i rifiuti di refrattari, gessi chimici ……..
Alla Italcementi abbiamo permesso per anni  di non ottemperare alla direttiva Europea che
imponeva l’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE entro il 30 ottobre 2007
.
Alla Italcementi, IO  SINDACO ed il mio gruppo
politico, abbiamo permesso  di non
rispettare le prescrizioni imposte dall’Autorizzazione Integrata Ambientale il
quale prevedeva l’adozione delle migliori tecnologie per tutte le aziende che inquinano.
Sin dal luglio 2010 NOI alla Italcementi  permettiamo l’attività produttiva anche in
assenza dell’A.I.A. in quanto decaduta per mancato rispetto delle prescrizioni.
Insomma Gaspare Sindaco e TUTTI TUTTI NOI del
gruppo politico “Progetto Isola” siamo riusciti a creare anzitempo la nostra
piccola TARANTO.
NATURALMENTE TUTTO QUESTO GRAZIE ANCHE ALLA DISPONIBILITA’
DELLA ITALCEMENTI PER QUANTO RIGUARDA EVENTUALI ATTREZZATURE SCOLASTICHE O
PARTECIPAZIONI A SAGRE PAESANE…….
Nessuna riconoscenza per i nostri sforzi ad
implementare  l’immagine di Isola delle
Femmine e le sue strutture ludico ricettive. Vedasi le nostre frequentazioni
estive al MOMA BEACH ora FREE BEACH o le nostre incursioni alla discoteca MOMA
GLAMOUR (APERTA ANCHE IN ASSENZA DEL PAI)

Ah! Quanti sacrifici mal ripagati!
Nessuna riconoscenza per noi che siamo riusciti con impegno
e fatica a rendere Isola delle Femmine una perfetta periferia della peggiore
Palermo fatta di delinquenza di droga e………
Nessuna riconoscenza per NOI che molto ci siamo prodigati a
far CEMENTIFICARE, grazie al sacrificio economico di alcuni nostri amici, le poche aree
libere esistenti a Isola, comportando un sacrificio di moltissimi cittadini che
hanno dovuto fare a meno di aree pubbliche a loro destinate (aree verdi,
servizi pubblici e sociali…..).
Tutto questo ed altro volevamo riferire al Prefetto
nell’incontro di Giovedì.
Purtroppo  siamo stati
ricevuti dal Viceprefetto!!!!
Un messaggio chiaro nemmeno Lui ha voluto parlarci, anzi il
messaggio che ci è stato inviato:

DIMETTETIVI PRIMA CHE LA BARCA AFFONDI!
OGGI A MALINCUORE CI SIAMO DECISI A SEGUIRE IL CONSIGLIO
DATOCI:
CI  SIAMO
DIMESSI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
PROGETTO FIATO SUL COLLO
ASSOCIAZIONE AGENDA ROSSA DI ISOLA DELLE FEMMINE

PREFABBRICATI NORD LICENZA EDILIZIA IN SANATORIA architetto ALUZZO ROCCO

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
PROVINCIA DI PALERMO
UFFICIO TECNICO – III SETTORE
SANATORIE ABUSIVISMO E CONTROLLO DEL TERRITORIO
AUTORIZZAZIONE EDILIZIA IN SANATORIA
AI SENSI DELL’ART. 13 LEGGE 47/85 N 20
IL RESPONSABILE DEL III SETTORE
VISTA l’istanza del 06/11/2006 protocollo n 13321, presentata dal sig. Vittoriano Correra, nella qualità di amministratore unico della Prefabbricati Nord SRL, con sede legale in Rende di Cosenza e sede amministrativa in Isola delle Femmine, Via Dell’Agricoltura n. 8, con la quale chiede la concessione edilizia in sanatoria ai sensi dell’art. 13 della L. 47/85 per le opere abusivamente realizzate durante i lavori autorizzati con C.E. n. 14 del 24 maggio 2006, nel complesso industriale artigianale, sul lotto identificato al N.C.T. al foglio n. 3, particelle n. 33 – 34 – 38 – 56 – 58 e 180, complessivamente esteso mq. 20.062,55 per cui è stata autorizzata la variante urbanistica al P.R.G. di una porzione da zona territoriale omogenea da Z.T.O. “E” a zona “D”;
Visto il verbale di assemblea ordinaria del 30 aprile 2007 trasmesso con nota del 18/09/2009 prot. 14357, nel quale vengono accettate le dimissioni dell’amministratore Vittoriano Correra e viene nominato nuovo amministratore il sig. Panebianco Saverio nato a Sciacca (Ag) il 02/12/1932 già residente in Isola delle Femmine via Marconi, 2 codice fiscale PNB SVR 32T02I533Q;
Accertato che l’istante ha titolo per richiedere la variante di cui all’istanza del 05/12/2001 protocollo n. 15165, in quanto risulta che il sig. Correra Vittoriano, nato a Monreale il 23/03/1951, codice fiscale CRRVTR51C23F377Q, nella qualità di amministratore unico della società PREFABBRICATI NORD S.R.L., con sede in Rende (CS) Complesso Metropolis, codice fiscale e numero di iscrizione al Registro delle Imprese di Cosenza 02259050785, ha titolo per richiedere la concessione edilizia in quanto risulta avere titolo giusto atto di compravendita stipulato il 15/12/2004, rep. n. 43203 – raccolta n. 19927 presso il Dott. Maria Bonomo, Notaio in Palermo, con studio in via Torrearsa n. 24, registrato in Palermo il 15/12/2004 al n. 5440-IT;
ACCERTATO che le opere realizzate consistono nel:
nella realizzazione del restyling dei prospetti in maniera difforme da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006;
nella realizzazione della distribuzione interna del piano 1° in maniera da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006;
nella realizzazione della copertura prevista a 2° piano in maniera difforme da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006;
Visti gli elaborati grafici del 01/12/2006-protocollo n. 14551, redatti dall’architetto Rocco Aluzzo, iscritto all’Ordine degli architetti della Provincia di Palermo al n. 3827 e per i quali la C.E.C. nella seduta del 24/01/2007 verbale n. 2 ha espresso parere favorevole a condizione che “la ditta produca una perizia giurata … attestante l’esatta misurazione effettuata con rilievo della distanza dalla battigia …”;
VISTA la perizia giurata in data 08/03/2007 con. 1044, dall’arch. Rocco Aluzzo iscritto all’Ordine degli Architetti della Provincia di Palermo al n. 288, giurata al Tribunale di Palermo;
VISTO il bollettino di pagamento di € 516,00 n. per oblazione ai sensi dell’art. 13 della L. 47/85 VCY 0127 del 03/09/2009; verificare se esiste una comunicazione di demolizione di alcune opere;
VISTO il parere favorevole espresso dal Responsabile d’Igiene Pubblica del D.S.B. di Carini protocollo n. 65/IP del 11/09/2009 introitato a protocollo di questo comune in data 15/09/2009 prot. 14226;
VISTI il parere di compatibilità paesaggistica espresso dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Palermo in data 05/06/2008 prot. 4216/P introitato al nostro protocollo n. 7839 del 16/06/2008;
CONSIDERATO che non sono state effettuate opere strutturali per le quali è necessario il rilascio dl prescritto parere da parte del Genio Civile di Palermo, così come dichiarato dal progettista arch. Rocco Aluzzo con nota prot. 14357 del 18/09/2009;
VISTI gli strumenti urbanistici vigenti, nonché le norme che ne regolano l’attuazione ed il vigente regolamento edilizio;
VISTE le vigenti disposizioni che disciplinano il pagamento del contributo per oneri di urbanizzazione e costo di costruzione e la loro esenzione e riduzione;
VISTE la L.17/8/1942 n.1150 modificata ed integrata dalla L.6/8/1967 n.765, la L.28/1/1977 n.10, e la L. 28/2/1985 n.47 e successive modifiche ed integrazioni;
VISTE le leggi 47/85, 724/94 e successive modifiche ed integrazioni e L.R. 37/85 e successive modifiche ed integrazioni;
VISTO il comma 1 dell’art. 39 della L. 724/94 con le modifiche introdotte dall’art. 2 comma 37 lett. B della L. 662/96 e riscontrato che nulla osta al rilascio della concessione edilizia in sanatoria;
VISTA la Legge Regionale 4 del 16/04/2003;

R I L A S C I A

Al sig. Panebianco Saverio, nato a Sciacca (Ag) il 02/12/1932 già residente in Isola delle Femmine via Marconi, 2 codice fiscale PNB SVR 32T02I533Q nella qualità di amministratore unico della società PREFABBRICATI NORD S.R.L., con sede in Rende (CS) Complesso Metropolis, codice fiscale e numero di iscrizione al Registro delle Imprese di Cosenza 02259050785, l’autorizzazione edilizia in sanatoria ai sensi dell’art. 13 della L. 47/85 per avere realizzato il restyling dei prospetti in maniera difforme da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006 e per avere realizzato la distribuzione interna del piano 1° in maniera da quanto indicato negli elaborati di cui alla C.E. n. 14/2006, nel complesso industriale artigianale, sul lotto identificato al N.C.T. al foglio n. 3, particelle n. 33 – 34 – 38 – 56 – 58 e 180, complessivamente esteso mq. 20.062,55 per cui è stata autorizzata la variante urbanistica al P.R.G. di una porzione da zona territoriale omogenea da Z.T.O. “E” a zona “D”, il tutto come riportato negli elaborati grafici che allegati alla presente, ne fanno parte integrante e sostanziale.
La presente autorizzazione edilizia in sanatoria viene rilasciata fatti salvi i diritti dei terzi.
Isola delle Femmine 22 settembre 2009
Il Responsabile del III Settore
Arch. Sandro D’Arpa


Isola delle Femmine 22 ottobre 2007
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 

 

Guerra di mafia fra le cosche di Palermo
Arrestate 16 persone.
Azzerato il mandamento
di Partinico e Borsetto 

 In due anni e mezzo la guerra fra le cosche mafiose del palermitano ha provocato sei vittime e alcuni feriti, fra cui un boss. Una faida sanguinosa per il controllo del territorio in una vasta area a cavallo tra le province di Palermo e Trapani: da un lato le cosche guidate dal boss Lo Piccolo, che tentavano di espandersi verso il trapanese, dall’altro il clan del latitante Matteo Messina Denaro. 

I carabinieri del Gruppo di Monreale sono riusciti a fare luce su questi delitti e sui retroscena dello scontro; dall’indagine emergono anche collegamenti tra le famiglie palermitane e quelle degli Stati Uniti. 

 L’inchiesta, denominata “Carthago”, è sfociata in 16 ordini di custodia richiesti dalla Dda di Palermo, decapitando di fatto i vertici delle cosche di Borgetto e Partinico, due paesi della palermitano, definiti dagli stessi indagati nelle intercettazioni, il “far west della mafia”. Alcuni indagati, per mettersi al riparo da possibili vendette, avrebbero trovato riparo negli Usa. Per essere sicuri che i loro piani di morte andassero a buon fine, gli uomini del clan di Partinico si esercitavano a sparare sui cani randagi nelle campagne di Borgetto. In un caso i carabinieri all’ascolto delle microspie installate sulle auto di tre “picciotti”, arrestati stamani, registrarono i piani per assassinare un rivale e i colpi esplosi contro gli animali. La Lav ha annunciato che si costituirà parte civile contro gli autori di questi “delitti”.Gli investigatori in due anni di indagini sono riusciti a disegnare i nuovi equilibri mafiosi del palermitano. Il capo della procura di Palermo, Francesco Messineo, spiega:”Il territorio di Partinico è inquinato da un’alta densità di presenza mafiosa. Per questo l’operazione è molto importante”. La “guerra di mafia”, dalle indagini, sembrava essersi conclusa a favore della fazione capeggiata da Salvatore Corrao e Nicolà Salto, entrambi raggiunti da provvedimento cautelare. I carabinieri hanno registrato che il denaro necessario per il sostentamento dei detenuti ed il mantenimento dei familiari dei mafiosi, cominciava ad essere assicurato dalle attività illecite, che erano appannaggio esclusivo della gestione “vincente”.

Una circostanza confermata anche da un foglietto con la lista degli imprenditori che pagavano il “pizzo” sequestrato alcuni mesi fa dai carabinieri ad Antonio Salto, figlio minore del boss di Borgetto, fermato a un posto di blocco con 70 mila euro in contanti. 


http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cronacaregionale/41437/guerra-mafia-cosche-palermo-arrestate-persone-azzerato-mandamento-partinico-borgetto.htm  



 L´ipermercato e la mafia: condanne a raffica

Otto anni e mezzo all´ex sindaco di Villabate, sette all´imprenditore Marussig 


 di Alessandra Ziniti 


 Il centro commerciale non si è mai fatto, ma per il patto di ferro che politici, imprenditori e professionisti avevano stretto con i mafiosi di Villabate per la realizzazione di un grande ipermercato che avrebbe portato affari, posti di lavoro e potere, il conto pagato è stato caro.

Sono condanne per quasi mezzo secolo di carcere quelle che i giudici della quinta sezione del Tribunale, presieduta da Patrizia Spina, hanno inflitto ieri pomeriggio condannando tutti e sette gli imputati del processo, così come avevano chiesto i pm Nino Di Matteo e Lia Sava. 


Un processo nato dalle dichiarazioni di Francesco Campanella, esponente politico, consulente ma anche affiliato alla “famiglia” mafiosa di Villabate che, dopo il suo arresto, ha deciso di collaborare raccontando anche il viaggio di Bernardo Provenzano a Marsiglia per un intervento chirurgico. 


 La pena più alta è stata inflitta a Giovanni La Mantia, considerato un mafioso di Ciaculli ma molto vicino anche alle “famiglie” di Villabate, che ha avuto dieci anni con l´accusa di associazione mafiosa. Condanna pesante, otto anni e sei mesi, per concorso esterno all´ex sindaco di Villabate Lorenzo Carandino, mentre gli architetti Antonio Borsellino e Rocco Aluzzo hanno avuto rispettivamente sette e otto anni di carcere, entrambi per concorso esterno in associazione mafiosa. Condanna a sette anni per l´imprenditore romano Paolo Pierfrancesco Marussig, titolare della società Asset Development e imputato di corruzione aggravata dall´aver favorito Cosa nostra. 


 Quattro anni li ha avuti Giuseppe Daghino, anche lui socio della Asset, accusato di corruzione semplice; quattro anni e mezzo sono stati inflitti all´ex sindaco di Catania Angelo Francesco Lo Presti, imputato di riciclaggio per aver girato attraverso una sua società all´estero la prima tranche della somma che la Asset aveva pagato per oliare i meccanismi dell´approvazione del piano commerciale da parte degli organismi amministrativi. I giudici del Tribunale hanno accolto l´impianto accusatorio secondo il quale l´imprenditore romano Marussig 


Villabate: la corruzione non paga

di Silvia Cordella – 20 gennaio 2009 


Nel processo per il Centro Commerciale di Villabate, il giudice ha emesso mezzo secolo di condanne. Colpiti anche i dirigenti della “Asset Development” di Roma in affari con la famiglia mafiosa dei Mandalà: 7 anni per corruzione aggravata a Marussig 


Sette condanne e un punto a favore della procura di Palermo è il risultato della sentenza che il presidente della quinta sezione penale del Tribunale di Palermo Patrizia Spina ha emesso ieri nei confronti degli imputati del processo sul Centro Commerciale di Villabate. Mezza giornata di camera di consiglio è bastata ai giudici per riconoscere e sottoscrivere quasi in toto le pene che i pubblici ministeri Nino Di Matteo e Lia Sava avevano chiesto nella loro requisitoria. Dieci anni per associazione mafiosa sono stati inflitti a Giovanni La Mantia, uomo d’onore della famiglia di Ciaculli, soggetto di collegamento tra il boss Nicola Mandalà e il mandamento di Brancaccio. 


Otto anni e 6 mesi per concorso esterno in associazione all’ex sindaco Ds Lorenzo Carandino. Rocco Aluzzo e Antonio Borsellino, sono stati condannati rispettivamente a otto e sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, mentre al presidente della Asset Development di Roma Pierfrancesco Paolo Marussig la Corte ha inflitto sette anni per corruzione aggravata.
Infine il contabile della società romana Giuseppe Daghino (all’epoca consulente dell’amministrazione Veltroni sulle cartolarizzazioni immobiliari) è stato condannato a quattro anni per corruzione semplice e l’ex sindaco di Catania Angelo Lo Presti a quattro anni e mezzo per riciclaggio. 


Quest’ultimo era accusato di aver fatto passare, attraverso il conto di una sua società con sede a Malta, 25 mila euro come prima tranche di una tangente di 150 mila euro destinata a oliare la “macchina burocratica” del comune di Villabate, in cambio dell’approvazione del piano commerciale sponsorizzato dalla mafia. 


Un affare che avrebbe fatto ottenere al clan il 30 per cento delle ditte incaricate nell’esecuzione dei lavori e nella gestione dei negozi dell’ipermercato, imponendo il 20 per cento dei dipendenti da assumere. 


Una condizione irrinunciabile che faceva parte di quel patto che, secondo il pm dell’accusa Nino Di Matteo, Marussig, in veste di presidente della Asset, aveva stretto con la famiglia mafiosa di Villabate, che prevedeva la restituzione di un duplice intervento del clan: convincere 130 proprietari terrieri a vendere i loro appezzamenti di terra per poterli così destinare a uso commerciale e trovare referenti in seno all’amministrazione pubblica per garantirne l’approvazione definitiva. 


Trattative queste che l’azienda ha portato avanti in Sicilia tramite l’architetto Rocco Aluzzo, soggetto incaricato per la mediazione e l’acquisizione di tutte le aree necessarie, coadiuvato dall’architetto Borsellino vicino per legami politici pregressi a Nino Mandalà, ex presidente del club Forza Italia ed ex socio dell’attuale Presidente del Senato Renato Schifani. 


Proprio Mandalà era il vero dominus dell’iniziativa commerciale. L’aveva sponsorizzata già nel ’97 quando a rivestire la carica di Sindaco c’era Giuseppe Navetta. La cosa però non era andata in porto per via di una modifica (Mandalà voleva un inceneritore di rifiuti) che rendeva il Piano Regolatore inaccettabile. Nel frattempo il boss veniva arrestato e il comune di Villabate sciolto per infiltrazione mafiosa. Quando il capomafia era uscito di prigione, il Piano Commerciale era già in fase di progettazione con i primi accordi siglati fra il figlio Nicola e i due architetti. 


Il fiuto per gli affari e l’esperienza nell’ambiente politico aveva portato Mandalà Senior a dedicarsi nuovamente al progetto, che nelle mani del figlio aveva perso vigore.
Oltre alla partecipazione diretta degli utili sui subappalti che ne sarebbero derivati, la portata dell’investimento conteneva in sé anche una evidente prova di forza e riaffermazione sul territorio da parte di quella frangia criminale che in quegli anni “era giunta all’apice” arrivando a proteggere la latitanza di Provenzano e organizzando il suo viaggio di cura nelle cliniche marsigliesi. 


Un espatrio che Zio Binu aveva affrontato con una carta d’identità falsificata da Francesco Campanella, vero “braccio” amministrativo ed economico di Nino Mandalà all’interno del Comune.

Proprio lui è l’uomo che più di ogni altro si era impegnato per risolvere ogni difficoltà burocratica durante il lungo iter di approvazione del nuovo Auchan: dalle modifiche sul piano regolatore, alla certificazione Anas per lo svincolo autostradale, fino alle tangenti destinate agli amministratori comunali, per giungere infine alla risoluzione dell’ultimo ostacolo: l’okay finale dell’ufficio urbanistico della Regione. Un ostacolo che si sarebbe dovuto superare con la “buona parola” del suo amico, ex Presidente della Regione, Totò Cuffaro, il quale però non mantenne fede, secondo lo stesso Campanella, alla sua promessa di aiuto. 


Ciò non per una opinione negativa sul progetto ma per la mancata prospettazione di una parcella adeguata garantitagli invece dai sostenitori dell’iniziativa antagonista che sarebbe dovuta sorgere a Roccella, sotto ispirazione del capomafia Giuseppe Guttadauro. Una storia che si riallaccia ai processi celebrati per mafia a carico del Senatore Cuffaro sulle “talpe” e a quello a carico del suo delfino politico Mimmo Miceli, entrambi condannati in primo grado, per favoreggiamento aggravato e concorso esterno in associazione mafiosa, per i loro rapporti con il capomandamento di Brancaccio.
Sotto l’ombrello mafioso che, per convergenti interessi, si sono uniti in affari imprenditori collusi, funzionari corrotti e criminali mafiosi è inoltre emersa una prova documentale che raramente gli inquirenti hanno la fortuna di trovare. Si tratta – ha ricordato Di Matteo – di un quadro riassuntivo degli accordi contrattuali tra la Asset e la mafia dei Mandalà, rinvenuto nel computer sequestrato all’arch. Aluzzo. «Avvertendo la potenza economica imprenditoriale e “politica” di Asset Development – ha sottolineato il pm – la famiglia mafiosa ha preteso e ottenuto la ufficializzazione della propria legittimazione con la previsione dei rapporti contrattuali, da prima in capo a Mario Cusimano (membro della cosca, oggi collaboratore di giustizia) e poi intestati a Maria Teresa Romano (prestanome della fam. mafiosa)». 


Questi documenti, insieme alle valide dichiarazioni di Campanella, hanno consentito di ricostruire
quelle che erano le aspettative d’investimento della famiglia mafiosa di Villabate e fotografato quelle alleanze politiche e imprenditoriali che da sempre costituiscono il punto di forza della criminalità organizzata siciliana e calabrese.
A questo proposito, ha rimarcato Di Matteo, ci siamo ritrovati di fronte a rapporti “simbiotici” tra Nino Mandalà e i sindaci del comune di Villabate, Giuseppe Navetta prima e Lorenzo Carandino dopo. Rapporti che nel secondo caso, solo per questioni di prudenza, sono stati filtrati dalla “faccia pulita” e apparentemente presentabile del gruppo mafioso, personificato da Francesco Campanella. 


Oggi maggior accusatore della sua ex famiglia di mafia ma anche di quei colletti bianchi che con i loro spregiudicati o superficiali atteggiamenti contribuiscono a togliere libertà a un popolo già abbastanza piegato dalla prepotenza mafiosa. E ora, come ha annunciato il presidente Patrizia Spina, rischiano un processo per falsa testimonianza tre testimoni proprietari di terreni sui quali sarebbe dovuto sorgere il centro commerciale. 


In questo senso, si sente soddisfatto il Procuratore capo di Palermo Francesco Messineo che ha parlato di una «sentenza che conferma l’esistenza di uno spazio di affermazione di responsabilità per il concorso esterno in associazione mafiosa, nella cui configurabilità ci sono state di recente molte polemiche».
Per questo alla Corte e all’ufficio che ha rappresentato in questo processo la Pubblica Accusa va il ringraziamento dei cittadini onesti per il coraggio nella ricerca della verità a 360 gradi. 

 
 

Eventi a cui ha partecipato Rocco Aguzzo

http://isolapulita.blogspot.it/2009/01/io-non-voto-httpisolapulita.html

 

Eventi a cui ha partecipato Rocco Aluzzo

Processo La Mantia ed altri

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Dichiarazioni spontanee Palermo, 5 gennaio 2009 – 12:50

 

 

Rocco Aluzzo   imputato  15:1510′ 6″

 
  • Interrogatorio Francesco Campanella, Villabate, Centro Commerciale, Arch Aluzzo Rocco, ASSET DEVELOPMENT s.r.l., Architetto Borsellino, Cuffaro, Mandalà,



    Megastore e mafia chiesti sessant’ anni

    I pm della Dda Nino Di Matteo e Lia Sava hanno chiesto 60
    anni di reclusione per gli 8 imputati nel processo sul megastore di Villabate
    controllato dalla mafia. 



     

    La pena più alta – 15 anni – è stata sollecitata per
    Giovanni La Mantia,
    accusato di associazione mafiosa; nove anni la pena chiesta per l’ ex sindaco
    di Villabate Lorenzo Carandino (concorso esterno) e per l’ architetto che
    progettò l’ ipermercato, Rocco Aluzzo (concorso esterno). 

    I pm hanno invece
    chiesto la condanna a 7 anni di Pierfrancesco Marussig, titolare della Asset
    Development
    che doveva realizzare il centro commerciale, accusato di corruzione
    aggravata dall’ avere agevolato la mafia. 

    Sette anni la pena chiesta per l’
    architetto Antonio Borsellino e 5 anni per l’ ex socio della Asset, Giuseppe
    Daghino e per l’ ex sindaco di Catania, Angelo Lo Presti.

     

    Patto mafia-politica per il megastore

    Da mandalà a La
    Loggia, da Cuffaro a Mastella. Per Francesco Campanella, il
    politico “pentito” che, con le sue dichiarazioni, ha aggravato la
    posizione del presidente della Regione nel processo che lo vede imputato di
    favoreggiamento a Cosa nostra e rivelazione di notizie riservate, è arrivata l’
    ora di ribadire in aula le sue accuse sulle tante relazioni pericolose tra
    uomini politici e mafiosi che a lui, ex segretario nazionale dei giovani dell’
    Udeur ma anche uomo “riservato” della famiglia mafiosa di Villabate,
    risultano in prima persona. E proprio al processo per le tangenti per la
    realizzazione del centro commerciale di Villabate Campanella verrà ascoltato la
    prossima settimana a Firenze dai pm Nino Di Matteo e Lia Sava che, nei giorni
    scorsi, hanno depositato agli atti il memoriale datato 11 ottobre 2005 nel
    quale Campanella, ancor prima di formalizzare il suo status di collaboratore di
    giustizia, ha messo nero su bianco le sue accuse. E non solo a Cuffaro. Ci sono
    due uomini di primo piano di Forza Italia ai quali il pentito attribuisce uno
    stretto rapporto personale con il boss di Villabate, Antonino Mandalà, che fu
    il coordinatore del circolo azzurro di Villabate. E proprio Mandalà, in una
    riunione nello studio del presidente dei senatori di Forza Italia Renato
    Schifani, avrebbe concordato con lui e con «il suo amico e socio» Enrico La Loggia le modifiche da
    apportare al piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione
    fondamentale per la realizzazione del centro commerciale che tanto interessava
    alla cosca di Villabate. Il pentito racconta che l’ operazione concordata tra
    Mandalà e La Loggia
    «avrebbe previsto l’ assegnazione dell’ incarico ad un loro progettista di
    fiducia, l’ ingegner Guzzardo, e l’ incarico di esperto del sindaco in materia
    urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte
    le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di
    urbanistica. In cambio – precisa poi Campanella – La Loggia, Schifani e Guzzardo
    avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e
    consulenza». 

    Secondo Campanella, «il piano regolatore di Villabate si formò
    sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà,
    in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle
    tangenti concordate». Nel processo che martedì si trasferisce a Firenze sono
    imputati Pier Francesco Marussig e Giuseppe Daghino (i manager della
    multinazionale romana Asset); l’ ex sindaco di Catania, Angelo Francesco Lo Presti;
    l’ ex sindaco di Villabate, Lorenzo Carandino; gli architetti Rocco Aluzzo e
    Antonio Borsellino.

    Nella vicenda dell’ ipermercato di Villabate, che poi non
    fu mai realizzato, Campanella è il teste chiave: il pentito sostiene di aver
    ricevuto da Marussig una tangente da 25 mila euro per sveltire l’ iter di
    approvazione del centro commerciale. Antonino Mandalà è invece imputato in una
    seconda «tranche» del processo che si celebra con il rito abbreviato. 

    Il
    tribunale lo ha condannato a 8 anni per associazione mafiosa nel processo a
    Gaspare Giudice
    . a.z.

     

    Villabate, tangenti sul megastore a giudizio politici e imprenditori

     
     
    Il giudice per l’ udienza preliminare di Palermo Marco
    Mazzeo ha rinviato a giudizio otto persone accusate a vario titolo di avere
    avuto un ruolo nell’ affare del centro commerciale di Villabate. 

    Della vicenda,
    secondo quanto riferito dal pentito Francesco Campanella, era interessata la
    famiglia mafiosa del paese a 5 chilometri da Palermo, capeggiata da Nicola
    Mandalà. 

    Nell’ affare Cosa nostra avrebbe cercato di ottenere autorizzazioni
    per realizzare un mega centro da circa 200 milioni di euro. Per accelerare le
    pratiche sarebbero state pagate tangenti ai consiglieri comunali di Villabate.
    Il Gup ha accolto la richiesta dei pubblici ministeri Nino Di Matteo e Lia
    Sava: a giudizio sono andati Giovanni La Mantia, Rocco Aluzzo, Antonio Borsellino, l’ ex
    sindaco del paese Lorenzo Carandino, l’ ex sindaco di Catania Angelo Francesco
    Lo Presti, Matteo D’ Assaro, Pierfrancesco Marussig e Giuseppe Daghino,
    titolari della società Asset Development che avrebbe dovuto realizzare il
    centro. 

    In apertura di udienza il gup aveva respinto le eccezioni di
    incompetenza territoriale presentata dalla difesa di Marussig, di Daghino e di
    Lo Presti. Il processo è stato fissato per il 16 aprile davanti alla quinta sezione
    del tribunale di Palermo.
     
     

    Villabate, ecco il contratto con la mafia

     
     
    Dentro il computer di un architetto che si occupò del centro
    commerciale di Villabate, i carabinieri hanno ritrovato un documento
    eccezionale. è un vero e proprio contratto stipulato dagli imprenditori con il
    capomafia di Villabate. 

    «La definizione degli accordi è avvenuta con il signor
    Nicola Mandalà – è scritto nel documento – che nel periodo finale ha sostituito
    il signor Campanella». 

    Era nel computer dell’ architetto Rocco Aluzzo il file,
    assieme ad altri che adesso sono all’ esame di un perito informatico. 

    Stabilisce ancora il documento: «Allegato A. Condizioni pattuite dalla società
    acquirente con i signori Borsellino, Mandalà, Notaro e Campanella». 

    Al punto
    tre si legge: «Impegno assunto dalla società acquirente ad affidare buona parte
    degli appalti dei lavori a ditte indicate dai suddetti signori». E ancora:
    «Impegno assunto dalla società ad assumere, in misura pari ad almeno il 20 per
    cento del proprio organico, personale indicato dai suddetti soggetti». 

    Punto
    cinque: «Impegno assunto dalla società acquirente a cedere in affitto almeno il
    30 per cento dei locali o dei rami d’ azienda della galleria di negozi che si
    andrà a realizzare, a ditte indicate dai soggetti di cui sopra». E non si
    capisce a che titolo Nicola Mandalà, il boss che custodiva la latitanza di
    Provenzano, fosse parte dell’ accordo. La data del documento è quella del 26
    febbraio 2001. 

    Il documento è stato depositato ieri mattina dal pm Nino Di
    Matteo. E al processo Miceli, la
    Procura ha chiamato a deporre l’ avvocato Giovan Battista
    Bruno: un tempo, era uno degli amici più fidati del presidente Cuffaro. Oggi,
    lo mette nei guai, confermando le accuse di un altro amico del governatore,
    Francesco Campanella, oggi uno dei principali pentiti della Procura di Palermo. 

    Dice Bruno: «Incontrai Cuffaro in un ristorante, a Roma, il sabato prima di
    Pasqua, nel 2003. Parlava male di Campanella. Mi disse, a proposito del
    progetto di realizzazione di un centro commerciale a Villabate: “Se uno
    vuole le cose si deve presentare. Ed invece da una parte mi hanno offerto 5
    miliardi, da quest’ altra manco sono venuti». 

    Successivamente, Bruno incontrò
    Campanella: «Definì Cuffaro un traditore – ricorda l’ avvocato Bruno – mi disse
    che secondo lui Totò aveva fatto finta di portare avanti il progetto di
    Villabate, invece in realtà voleva solo quello di Brancaccio». Secondo la Procura, dietro il centro
    di Brancaccio, c’ erano i boss. Bruno offre altri inediti: «Campanella mi disse
    che Cuffaro l’ aveva avvertito di indagini su di lui, per questo sarebbe stato
    meglio allentare i rapporti».
     
     
     

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/04/14/villabate-ecco-il-contratto-con-la-mafia.html

    Archiviata la causa per diffamazione, “è la verità”
    Cuffaro perde contro “La Mafia è bianca”
    Salvatore Cuffaro perde il secondo round contro “La Mafia è bianca”. Il Tribunale di Bergamo, infatti, per la seconda volta dà ragione a Michele Santoro e ai due giornalisti Stefano Maria Bianchi e Alberto Nerazzini, autori del film-documentario campione d´incassi con oltre 80 mila copie vendute. I giornalisti erano stati querelati per diffamazione dal Presidente della Regione Sicilia. L´inchiesta – secondo i giudici – è “una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia”. Il tribunale di Bergamo, sezione del giudice per le indagini preliminari ha disposto l´archiviazione del procedimento in quanto gli elementi acquisiti non sono sufficienti per sostenere l´accusa in giudizio. Dopo aver chiesto il sequestro del libro dvd – richiesta già respinta nel merito dal tribunale civile di Bergamo nel gennaio 2006 – Cuffaro aveva predisposto una causa penale, sempre per diffamazione a mezzo stampa, nei confronti dei due autori e di Michele Santoro, autore della prefazione al volume. Nel merito, “l´esame degli scritti e la visione del dvd rivelano, ad avviso del Gip, lo svolgimento di una indagine sulla realtà delle strutture sanitarie nella Regione Sicilia che, attraverso la trascrizione di brani di dichiarazioni rese alla autorità giudiziaria da parte di soggetti, in genere medici, già condannati o imputati in procedimenti penali per fatti di criminalità mafiosa non violenta, integrate da ulteriori informazioni, fornite dagli autori della pubblicazione, mostra le gravi inefficienze delle strutture pubbliche e la correlativa efficienza della nutritissima schiera di strutture sanitarie private, accreditate dalla Regione siciliana in misura di gran lunga eccedente quella delle altre regioni. In tale contesto emergono rapporti di personale conoscenza o di occasionale frequentazione tra il Presidente della regione, anch´egli medico, radiologo, e taluni di quei soggetti dichiaranti, che gli autori dell´indagine sottolineano al fine di evidenziare gli intrecci di interessi economici e politici”.

     
     
    http://isolapulita.forumfree.net/

    Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine

    http://isoladellefemminepulita.blogspot.com/2011/09/isola-delle-femmine-comune-accesso-agli.html

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

PALmuto Via Palermo Isola delle Femmine






COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE
PROVINCIA DI PALERMO
SANATORIA EDILIZIA – ABUSIVISMO – CONTROLLO DEL TERRITORIO
* * * * *
ORDINANZA N°19 del Registro
Ordinanze DEL 11 Febbraio 2010
Oggetto: Ordinanza di Ripristino dello stato dei luoghi a carico di Aiello Emilia nata a S. JUAN LES ARENAS (SPAGNA) e residente a Isola delle Femmine (PA) a Piano Levante n°2.
IL RESPONSABILE DEL III SETTORE
Visto il verbale di sopralluogo protocollo n°1935 del 10/02/10, redatto da questo U.T.C. congiuntamente alla locale stazione dei Carabinieri, a carico di Aiello Emilia, nata S.Juan Les Arenas (Spagna) il 25/02/30 e residente a Isola delle Femmine a Piano Ponente n°2, nella qualità di proprietaria dell’immobile sito in Isola delle Femmine in via Palermo n°23 censito in catasto al foglio di mappa n°5, particella n°363, immobile a una elevazioni fuori terra oltre il torrino scala realizzato anteriormente alla Legge del 17/08/42 n°1150;
Rilevato che gli abusi consistono in:
realizzazione, al piano terra, posteriormente all’immobile, di un manufatto in muratura con copertura in legno e tegole ed infissi esterni in alluminio e vetri;
realizzazione, al piano terra, posteriormente all’immobile di che trattasi, di un muretto di recinzione in conci di tufo e relativa pavimentazione dell’area circoscritta dallo stesso muretto;
realizzazione, al primo piano, lastrico solaio, di un manufatto in muratura con copertura in legno e tegole e infissi esterni in alluminio e vetri; rilevato che le opere risultano realizzate in:
area sottoposta a vicolo paesaggistico di cui alla Legge del 29/06/39 n°1497 e successive modifiche e integrazioni;
area sottoposta a vincolo sismico di cui alla Legge del 02/02/74 n°64 e successive modifiche e integrazioni;
area ricadente nella fascia di rispetto demaniale di cui all’articolo n°54, n°55 e n°1161 del Codice della Navigazione; rilevato che, alla luce di quanto su esposto si ravvisa la violazione della vigente legge urbanistica di cui all’articolo n°7 della Legge 47/85 e la violazione agli articoli n°54, n°55 e n°1161 del Codice della Navigazione;
Visto il vigente strumento urbanistico ed il regolamento edilizio;
Visto il disposto di cui agli articoli n°2 e n°3 della Legge Regionale 37/85;
Visto il disposto degli articoli n°7 della Legge 47/85;
Vista la Legge Regionale del 16/04/03 n°4 ;
Vista la Legge 1497/39 e successive modifiche ed integrazioni;
Vista la Legge Regionale del 12/06/76 n°78;
Visto il Codice di Navigazione e successive modifiche e integrazioni;
ORDINA
A Aiello Emilia nata a S. Juan Les Arenas (Spagna) il 25/02/30 e residente a Isola delle Femmine a Piano Ponente n°2 LA RIMESSA IN PRISTINO DELLO STATO DEI LUOGHI a propria cura e spese di quanto realizzato in assenza di Concessione Edilizia e di Autorizzazione nell’immobile sito in questa via Palermo n°23 e censito in catasto al foglio n°5, particella n°363, entro il termine perentorio di giorni NOVANTA dalla notifica del presente provvedimento, con l’avvertenza che, in difetto, si procederà all’applicazione delle disposizioni e delle sanzioni previste dalla Legge 47/85 e Legge Regionale 37/85 e successive modifiche e integrazioni.
DISPONE
Che copia del presente provvedimento venga notificata all’interessato e comunicata alla Procura della Repubblica presso la Pretura circondariale di Palermo, al Servizio di Igiene Pubblica, all’Ufficio Distrettuale delle Imposte Dirette, all’Ufficio del Genio civile, alla Soprintendenza BB.CC.AA., al Segretario Comunale, al Comando Stazione Carabinieri di Isola delle Femmine, al Comando di Polizia Municipale, al Messo Notificatore del Comune di Isola delle Femmine. Gli Agenti di P.M. sono incaricati della vigilanza e dell’esecuzione della presente ordinanza. Il presente provvedimento può essere impugnato, ai sensi della legge 06.12.1971 n° 1034, avanti al Tribunale Amministrativo Regionale, entro SESSANTA giorni dalla data di notificazione dello stesso.
Il Responsabile del 3° Servizio
Arch.Giovanni Albert
Responsabile del III Settore UTC
Arch. Sandro D’Arpa
ORDINANZA DELL’UTC – Ripristino dello stato dei luoghi a carico di: Aiello Emilia
Atto numero 19  del 11-02-2010
Tipo di Atto: ORDINANZE
Allegato: ORDINANZA N.19.pdf (56 kb)
Il Consigliere che era EX


*DIONISI CUTINO I PACCHI DELL’AMBIENTALISTA rosso-verde-arancione

*Dionisi Via Volturno angolo Via Garibaldi
*Dionisi Fonda il Movimento “Servire il Paese” Politica e non Affari (in attesa delle elezioni 2009?)
*Via Libertà Dionisi: “Ecco le foto aereografiche la piscina
*TACO LOCO Viale dei Saraceni 59
*Via Martin L. King Isola delle Femmine
*Via martin L. King Portobello Callea Costantino Parco Giochi Piscina
*ELAUTO variante in corso d’opera
*DUNE e ripascimento della spiaggia di Isola delle Femmine
*Dune Isola Delle Femmine Decreto Ministero finanziamento
*Panoramica Fotografica COMPARTO 1 Viale della Torre Isola delle Femmine
*Aiello F.P. Portobello Faraci Sicileas Saracen Impastato D’arpa Lo Monaco Immordino TAR Finanziaria Immobiliare
*PALmuto Via Palermo Isola delle Femmine
*Limiti di competenza dei geometri – Parte 1

CONCESSIONE EDILIZIA N. 13 DEL 14/05//2009 Sorelle Pomiero s.n.c. di Pomiero Maria Grazia” nell’area del famosissimo COMPARTO 1 arch Di Cristina il PROFESSORE.” …..le elezioni cosa non fanno fare……”

Licenza Edilizia in variante n 4 23.2.2010 35 Ardizzone Giorgio






CONCESSIONE EDILIZIA DI VARIANTE N. 04 DEL 23/02/2010
(CONCESSIONE EDILIZIA ORIGINARIA N.35/2006 DEL 14/12/2006)
Marzo 2007

CONCESSIONE EDILIZIA DI VARIANTE N. 04 DEL 23/02/2010
(CONCESSIONE EDILIZIA ORIGINARIA N.35/2006 DEL 14/12/2006)
pratica edilizia n° 03/2008-

IL RESPONSABILE DEL III SETTORE U.T.C.

VISTA la Legge urbanistica n. 1150/42 e successive modifiche ed integrazioni;
VISTA la Legge n. 10 del 28/01/1977;
VISTA il D.M. LL.PP. del 10/05/1977;
VISTA la Legge n. 457 del 05/08/1978;
VISTA la Legge Regionale n. 71 del 27/12/1978;
VISTA la Legge Regionale n. 70 del 18/04/1981;
VISTA la L.R. n. 4 del 2003;
VISTA La L.R. n. 7 del 2003;
VISTA l’istanza presentata in data 05.02.2008 al protocollo n. 1662, con cui il sig. ARDIZZONE GIORGIO, nato a Misilmeri il 13/06/1948, codice fiscale: RDZGRG48H13F246V, nella qualità di progettista e proprietario dell’immobile realizzando in via Vittorio Pozzo n. 19 – sul lotto di terreno censito al NCT al fg. 1 – p.lla n. 478, per richiesta di Variante in corso d’opera relativa al fabbricato oggetto di concessione edilizia n. 35/2006;
VISTA la concessione edilizia n. 35/2006 trascritta in data 04.01.07 ai nn. 208-35/6T. – intestata al sig. Ardizzone Giorgio, sopra generalizzato, per la realizzazione di una villa bifamiliare da sorgere nel lotto di terreno al fg. 1 – p.lla n. 478;
VISTA la comunicazione di inizio lavori del 26.02.2007 – p.llo n. 2593;
VISTI gli elaborati grafici di variante redatti dallo stesso geometra Ardizzone Giorgio, iscritto al collegio dei geometri della provincia di Palermo al n. 1611. La variante richiesta consiste nella diversa disposizione dei vani interni, modifica della aperture (vani porta-finestra); nella realizzazione di due piscine; nella diversa disposizione delle aree esterne da destinare a verde, nella eliminazione di un pergolato, e nella non realizzazione dei due sottotetti, eliminando l’ultimo solaio, abbassando quindi l’altezza totale del fabbricato. Non sono previsti del progetto di variante modifiche della sagoma e dei volumi originariamente consentiti.
VISTI gli ulteriori elaborati di variante del 10.03.2009 –p.llo n. 4202, per la disposizione esterna, con lo spostamento delle due piscine sul retro;
VISTO il Nulla Osta della Soprintendenza ai BB.CC.AA. – p.llo n. 3062 del 29.04.2008 ed introitata presso questo Comune il 13.05.2008 – p.llo n. 6042, con il quale è stato approvato il progetto a condizione che il progetto è stato rielaborato recependo le prescrizioni di cui al N.O. p.llo n. 8740/P del 26.10.2006, ferme restando le limitazioni per la parte dell’area interessata ricadente entro la fascia di immodificabilità assoluta di cui al combinato disposto dell’art. 15 della L.R. 78/76 e art. 2 della L.R. 15/91 (……);
VISTO l’ulteriore N.O. della Soprintendenza ai BBCCAA del 06/07/2009 – p.llo n. 5228/P – posizione BBNN 90420, per diversa distribuzione degli spazi esterni. Con la collocazione della piscina, posta nel retro-prospetto;
VISTO il Nulla Osta di variante del Genio di Palermo del 27.02.2008 – p.llo n° 2939 (per l’abbassamento della quota del solaio di copertura);
VISTA la nota del Deposito dei calcoli effettuato presso il Genio Civile di Palermo (legge 02/0274 n. 64 e Legge 05/11/71 n. 1086 e DM 14/01/08) p.llo n. 3126 del 17/02/2010 per la variante relative alle due piscine;
ACCERTATO che la documentazione trasmessa il progettista delle strutture e direttore dei lavori è: l’ingegnere Salvatore Cusimano, iscritto all’Albo Professionale della provincia di Palermo al n° 6998, con domicilio in Palermo, via Cruillas n. 70;
VISTO il nuovo atto di vincolo a parcheggio repertorio n° 58697 – raccolta n° 12533 trascritto presso la CCRRII di Palermo il 27/01/2010 ai nn. 5426/3962, redatto in funzione della nuova disposizione delle aree vincolate a parcheggio;
VISTA la richiesta del 10/02/10 – p.llo n. 2010 di proroga della concessione edilizia di anni uno (1) giustificata in funzione dell’attesa necessaria per il rilascio delle autorizzazioni da parte degli enti preposti (AUSL, Soprintendenza ai BBCCAA e Genio Civile);
VISTO il parere favorevole dell’ASP (azienda sanitaria provinciale) p.llo n. 803/IP del 31/12/2009, rilasciato a condizione che” la riserva idrica sia a norma di legge, atta a contenere l’acqua potabile e che per quanto riguarda le piscine venga rispettato l’accordo fra il ministero della salute e della Regione sugli aspetti igienico sanitari per la costruzione, manutenzione e vigilanza delle piscine ad uso natatorio, “(….)
VISTO il P.R.G. approvato con D.A. n. 121/83;
VISTO il P.R.G. adottato con D.C.C. n. 33/2007 e la successiva Delibera del Consiglio Comunale n. 14 del 09/03/2009 con la quale è stato eliminato all’unanimità l’emendamento n° 28;
VISTO il parere favorevole della C.E.C. del 15/10/2009 – verbale n. 32;
VISTA la nota di questo U.T.C. del 16/11/2009 – p.llo n° 18001 – con la quale viene richiesta alla ditta l’importo dovuto a titolo di conguaglio, per oneri di urbanizzazione e costo di costruzione, per la variante richiesta, pari ad € 14.041,74 oltre diritti di segreteria pari € 116,00.
VISTI i bollettini di pagamento:
1) del 02/02/2010 – n. vcy 85 pari ad € 7.908,28 per saldo contributo spese di urbanizzazione; 2) del 02/02/2010 n. vcy 86 pari ad € 6.133,46 per saldo costo di costruzione; 3) del 02/02/2010 n. vcy 71 pari ad € 116,00 per diritti di segreteria. premesso quanto sopra, fatti salvi i diritti di terzi,

RILASCIA

al signor Ardizzone Giorgio, nato a Misilmeri (Pa) il 13/06/1948, codice fiscale: RDZGRG48H13F246V, e residente in Palermo, Via Valdemone n. 57, nella qualità di proprietario dell’immobile realizzando in via Vittorio Pozzo n. 19 – sul lotto di terreno censito al N.C.T. al fg. 1 – p.lla n. 478, LA CONCESSIONE EDILIZIA PER LE OPERE DI VARIANTE in corso
d’opera alla concessione originaria n. 35/2006 del 14.12.2006, il tutto come rappresentato negli elaborati grafici p.llo n.
4202 del 10/03/2009, che allegati alla presente ne fanno parte integrante e sostanziale.

RILASCIA ALTRESI’

al signor Ardizzone Giorgio, sopra generalizzato, la proroga di anni uno (1) della concessione edilizia n. 35/2006, pertanto il termine ultimo per la definizione dei lavori dovrà essere entro la data del 10 febbraio 2011.
La presente concessione viene rilasciata in conformità al progetto allegato, che ne fa parte integrante e sostanziale, e sotto l’osservanza dei regolamenti comunali di edilizia e di igiene, di tutte le disposizioni vigenti, nonché delle prescrizioni di cui ai citati nulla osta e pareri e delle seguenti prescrizioni:
il proseguo dei lavori concessi in proroga e di variante è subordinato:
• alla trasmissione presso questo U.T.C. della convenzione con la ditta specializzata ed autorizzata per il conferimento in discarica degli inerti ottenuti dallo scavo per la realizzazione delle due piscine, come disposto dalla Circolare della Provincia Regionale di Palermo, protocollo n. 891/Ass.ore del 26/10/2006, ed articolo n. 192, comma 1 del D.Lgs. 152/2006 (testo unico ambientale);
• alla trasmissione presso questo U.T.C. del D.U.R.C. (Documento Unico di Regolarità Contributiva) dell’impresa edile esecutrice i lavori, come disposto dalla Circolare del Ministero del Lavoro e politiche sociali, del 22 dicembre 2005, n. 3144;
• agli adempimenti di cui alla legge 2/2/1974 n. 64 per le opere in cemento armato, e a quelli previsti dalle vigenti norme antisismiche, che dovranno essere comunicati al Comune;
• Nessuna modifica può essere apportata al progetto senza autorizzazione comunale, pena le sanzioni di cui alla L.R. 37/85 e ss.mm.ii.
• Nel cantiere deve essere esposta una tabella indicante numero, data e oggetto della concessione, anche in variante ed eventuali proroghe, le generalità del proprietario, del progettista, del direttore del Lavori, e dell’assuntore dei lavori, come prescritto dalla L.R. 37/85, del coordinatore per la progettazione, coordinatore per l’esecuzione e responsabile dei lavori, di cui alla L. 494/94 e successive modifiche ed integrazioni;
• Il cantiere sui lati prospicienti spazi pubblici deve essere chiuso con assiti e delineato con segnalazioni anche notturne. L’eventuale occupazione di suolo pubblico dovrà essere preventivamente autorizzata;
• E’ vietata la manomissione dei manufatti dei servizi pubblici, la cui presenza dovrà essere segnalata subito all’Ente proprietario;
• La presente concessione dovrà essere custodita sul luogo dei lavori ed esibita al personale di vigilanza e di controllo del Comune, autorizzato ad accedere al cantiere, come prescritto dalla L.R.37/85;
• E’ prescritta l’osservanza di tutte le disposizioni di legge e regolamenti vigenti in materia anche se non richiamate nel presente provvedimento;
• Le violazioni e le inosservanze delle norme vigenti o di quanto prescritto con la presente concessione saranno punite come previsto dalle L.R. 71/78, e 37/85 e L.47/85;
Il Responsabile del I servizio
Architetto Sergio Valguarnera
il Responsabile del III Settore
Architetto Sandro D’Arpa

SI CERTIFICA

Su conforme relazione del messo comunale, che la presente concessione è stata pubblicata all’albo pretorio, ai sensi dell’art.37 della L.R. 71/78 per 15 giorni consecutivi, dal _______________al _______________ e che contro la stessa ________ sono stati presentati opposizioni o reclami.
Isola delle Femmine, __________
Il Segretario Comunale
Dr. Manlio Scafidi
Il sottoscritto Ardizzone Giorgio, nato a Misilmeri (Pa) il 13/06/1948, codice fiscale: RDZGRG48H13F246V, e residente in Palermo, Via Valdemone n. 57, nella qualità di proprietario dell’immobile realizzando in via Vittorio Pozzo n. 19 – sul lotto di terreno censito al N.C.T. al fg. 1 – p.lla n. 478, dichiara di obbligarsi all’osservanza di tutte le condizioni della presente concessione cui essa è subordinata e pertanto consente e vuole che la presente venga trascritta a favore del Comune di Isola delle Femmine contro esso stesso dichiarante, esonerando all’uopo il Signor Conservatore dei RR.II. di Palermo da ognI e qualsiasi responsabilità al riguardo.
Isola delle Femmine, _______________
Così come discusso e scritto:




RINGRAZIAMO L’AMICO ENZO DIONISI PER AVERCI FORNITO LA CONSULENZA E FORNITO COPIE DELLE TAVOLE OGGETTO DELLA LICENZA EDILIZIA CHE RIPORTIAMO






















In un lontano vicino presente passato futuro si prospettava e si rende urgente, facciamo il punto?:
Commissione edilizia 8.9.2006
1)Rubino Anna prat 34/05 prot 9219 10.8.05 Richiesta C.E. per la costruzione di una villetta bifamiliare a due elevazioni fuori terra oltre piano cantinato da sorgere in Corso Italia
2)Spanò Giuseppe e Salvatore prat 39/05 prot 10660 27.9.05 SOSPESA Richiesta C.E. per il frazionamento di un immobile sito in C/da Torre Via Vespucci
3)Bruno Francesco Pietro Giovanna prat. 10/06 prot 3791 10.3.06 Richiesta C.E. per ristrutturazione e frazionamento immobile Via palermo
4)Tribunale Civile e Penale di Palermo prat 12/6 prot 7407 30.5.06 Progetto per il miglioramento sismico della porzione residua dell’immobile sito in Via dei Pini
5)Elauto s.r.l. 1° prat 13/6 prot 7527 1.6.06 Progetto per la realizzazione di una concessionaria B.M.W.
6)Enea Francesco part 15/6 prot 7947 12.6.06 Richiesta C.E. per il cambio d’uso da magazzino a civile abitazione del piano terra e sopraelevazione dei piani 1 e 2 immobile Via Michelangelo
7)Tavoletta Salvatore Frisina Domenica prat 8/5 prot 2161 16.2.05 INTEGRATA Richiesta C.E. per la realizzazione di una villa unifamiliare in p.ggio delle Rose
8)Giambona Giuseppa prat 19/6 prot 9882 2.8.06 Richiesta C.E. per la costruzione di una villetta unifamiliare nel lotto di terreno sito in Via Rocco Chinnici
9)Ferante Giuseppe prat 20/6 pro 9903 2.8.06 Richiesta di C.E. per la realizzazione di una villetta unifamiliare al completamento del corpo “A” sito in Corso Italia
10)Cardinale ed altri prat 21/6 prot 9905 2.8.06 Piano di lottizzazione “Cardinale ed altri”
11)Enea Francesco prat 22/06 prot 10158 10.8.06 Richiesta di C.E. per cambio destinazione d’uso del piano terra, da magazzino a civile abitazione, immobile sito in Via Michelangelo 21
12)Riso Maria Rosaria Ant Salvatore Intravia Conc Riso Vincenzo prat 23/6 prot10690 30.8.06 Richiesta di C.E. per il frazionamento unità immobiliare sita in via Mazzini 45
EX ARTICOLO 13 L. 47/85
1)Ferrante Francesca Laura Bruno Cosimo prat 37/5 pro 10365 19.9.05 Richiesta C.e. in sanatoria ai sensi dell’art 13 L. 47/85 per la realizzazione di 3 loculi
2)Lombino Giovanna Sacullo Rito prat 38/5 prot 10467 27.9.05 Richiesta C.e. ai sensi dell’art 13 L. 47/85 per le opere realizzate in difformità alla C.E. 15/3
3)Prestipino Pietro prat 8/6 prot 3449 6.3.06 Richiesta di C.E. in sanatoria ai sensi dell’art 13 Lç 47/85 per opere abusive Via Volta
4)Di Giovanni Salvatore prat 9/6 prot 3598 8.3.06 Richiesta di C.E. in sanatoria ai sensi dell’art 13 L. 47/85 per opere abusive in Viale dei Pini
5)Bellis Ernesta prat 14/6 prot 7869 6.6.06 Richiesta di C.E. in sanatoria ai sensi dell’art 13 L. 47/85 per la realizzazione di alcuni corpi di fabbrica in Viale Saraceni
6)Di Grigoli Francesca prat 16/6 prot 8141 16.6.06 Richiesta di C.E. in sanatoria ai sensi dell’art 13 L. 47/85 per la realizzazione di una tettoia in legno, la chiusura e successiva apertura di un vano porta e realizzazione di una scala di collegamento immobile sito in via Trapani 5
7)Gulì Vincenzo prat 17/6 prot 9487 19.7.06 Richiesta di C.E. in sanatoria ai sensi dell’art 13 L. 47/85 relativa ad un fabbricato sito in Isola delle Femmine Via Vespucci (ex Via dei Villini)
8)Sirenetta Holidays S.r.l. prat 18/6 prot 9784 28.7.06 Richiesta di C.E. in sanatoria ai sensi dell’art 13 L. 47/85 per le opere realizzate in difformità della C.E. 33/93 25/99 16/2000.
ELENCO VARIANTI
1)Riccobono Pietro prat 7/5 prot 2015 16.2.05 Variante in corso d’opera di cui alla C.E. 22/3 SOSPESA
2)Scrivano Rino prat 4/6 prot 1657 2.2.06 Richiesta di variante in corso d’opera alla C.E. n 15/5
TOMBE
1)Cardinale Orazio prat 11/6 prot 7375 30.5.06 Progetto per la costruzione del tipo A Lotto 36/A
IL RESPONSABILE DEL II SETTORE ARCH SANDRO D’ARPAIL SINDACO GASPARE PORTOBELLOELENCO PRATICHE EDILIZIE
OGGETTO ORDINE DEL GIORNO PER LA SEDUTA DELLA C.E.C. DEL 6.6.07
1)pratica edilizia 34/05 Rubino Anna prot 8731 26.7.05 (integrata 28.12.05) Richiesta C.E. per la realizzazione di un edificio per civile abitazione oltre piano cantinato lotto A plani volumetrico Scalici.
2)pratica edilizia 12/06 Tribunale Civile e penale di palermo prot 7407 30.5.06 (Di Maio vs Billeci Gambino) istanza 30.5.06 progetto di ampliamento sismico della porzione residua immobile sito in Via dei Pini 11.
3)pratica edilizia 21/06 Cardinale ed altri prot 9905 2.8.06 Piano di lottizzazione “Cardinale ed altri” ricadente in parte in zona “C2” residenza stagionale fg 1 particelle 379,927,935, 041, 15, 1491, 1492, 1493, 1494, 17, 1486, 1487, 1488, 1489, 16, 14, 1073, 1074, 1075.
4)pratica edilizia 37/06 prot 15255 Richieta C.E. per la realizzazione di una tomba gentilizia lotto 103-bis.
5)pratica edilizia 2.2007 Cutino Domenica istanza 4.1.07 prot 140 richiesta C.E. per la sopraelevazione di piani I e II di un edificio sito in via Falcone 12.
6)pratica edilizia 3.07 Lo Bello Silvana istanza 8.1.07 prot 304 richiesta ce per il frazionamento dell’u.i. di piano 1° di via Montinaro 1.
7) pratica edilizia 4.07 Pietro Riso istanza 10.1.07 prot 421 Richiesta CE per la sopraelevazione dell’immobile di via Roma 207 ed accorpamento con l’immobile adiacente.
8)pratica edilizia 5.07 Multimedia S.r.l. istanza 6.2.07 prot 1741 Richiesta di CE per l’ampliamento di un complesso industriale consistente nella realizzazione di una palazzina uffici.
9)pratica edilizia 6.07 Lo Bianco Agostino istanza 6.3.07 prot 2929 Richieta CE per la realizzazione di quattro villette a schiera fg. 3 part 1909.
10)pratica edilizia 7.07 Giambona daniela istanza 8.3.07 prot 3077 Richiesta CE per la ristrutturazione e l’ampliamento dell’immobile sito in via Cutino 31/33 angolo via Quattro Novembre.
11)pratica edilizia 8.07 Taormina Antonia Giovanna ed altri istanza 29.03.07 prot 3975 Richiesta CE per il completamento e variante inerente il villino bifamigliare denominato corpo A via Libertà.
12)pratica edilizia 9.07 Taormina Antonia Giovanna ed altri istanza 29.03.07 prot 3978 Richiesta CE per il completamento e variante inerente il villino bifamigliare denominato corpo B via Libertà.
13)pratica edilizia 10.07 Taormina Antonia Giovanna ed altri istanza 29.03.07 prot 3980 Richiesta CE per il completamento e variante inerente il villino bifamigliare denominato corpo C via Libertà.
14)pratica edilizia 11.07 Taormina Antonia Giovanna ed altri istanza 29.03.07 prot 3981 Richiesta CE per il completamento e variante inerente il villino bifamigliare denominato corpo D via Libertà.
15)pratica edilizia 12.07 Immobiliare Calliope S.r.l. istanza 03.0407 prot 3981 Progetto di variante ai sensi dell’art 15 L 47/85 relativo a n 9 corpi di fabbrica denominati A, B, C, D, E, F, G, H, I per complessivi 50 alloggi per civile abitazione impresa Immobiliare Calliope
16)pratica edilizia 13.07 Lucido Erasmo Lucido Domenico istanza 06.0407 prot 4211 Progetto per la sopraelevazione del secondo piano di un fabbricato per civile abitazione a due piani f.t. sito in via A.Volta 25.
17)pratica edilizia 14.07 Lucido Giuseppe prot 4212 6.4.07 Progetto per la ristrutturazione del p.t. e sopraelevazione di primo piano e secondo piano di una casa in Via Romeo 51.
18)pratica edilizia 15.07 Enea Orazio prot 4605 17.4.07 Progetto per la realizzazione di una casa rurale da sorgere in via delle Industrie su un lotto censito al fg 2 particelle 116, 913, 915.
NON POTEVA DI CERTO MANCARE IL FAMOSO Art. 13
1)Pratica edilizia 24.06 Mannino Francesco prot 7204 25.5.07 Realizzazione di una struttura precaria al piano secondo di un edificio per civile abitazione in territorio di isola delle Femmine via Cutino 9.
2)pratica edilizia Sirenetta Hollidays progetto in sanatoria




PIANO LEVANTE


15 LUGLIO 2008 M.A.M. s.n.c. di Costanzo Marilla, Lucido Antonella e Bruno Maria richiesta licenza edilizia (protocollo del Comune 9040) per installazione di chioschi da adibire a pizzeria. bar birreria e… nella villa comunale di piano levante di isola delle Femmine. Progettista il geom Vicenzo Dionisi Vice Presidente del Consiglio Comunale di Isola delle Femmine.
La legge 3/8/1999 n. 265, all’art. 19 – attuale co. 3 dell’art.78 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali approvato con D.Lgs. 267/2000 – relativamente alle condizioni giuridiche degli amministratori locali, stabilisce che ” I componenti la giunta comunale competenti in materia di urbanistica, di edilizia e di lavori pubblici devono astenersi dall’esercitare attività professionale in materia di edilizia privata e pubblica nel territorio da essi amministrato.”IL comma 3 dell’art. 78 del D.Leg. 267/2000 il quale espressamente prevede che “I componenti la giunta comunale… devono astenersi dall’esercitare attività professionale..”.
Obbligo di astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di parenti o affini sino al quarto grado fatti salvi i provvedimenti normativi o di carattere generale.
Il dovere di optare tra carica pubblica e libera professione per i componenti la Giunta comunale in materia di edilizia privata e pubblica nel territorio amministrato e competenti, ovvero delegati, in materia di edilizia, urbanistica e lavori pubblici, anche se non è prevista alcuna sanzione di decadenza, è comunque previsto, che il soggetto inadempiente ne risponda, normalmente, con la sanzione della decadenza ed anche, eventualmente, a titolo di responsabilità penale qualora si concretizzi, nella violazione dell’obbligo, gli elementi oggettivi e soggettivi più gravi del reato di abuso di ufficio.
a dimostrazione che le proposte hanno delle precise “finalità”:
Stralcio di una licenza edilizia:
VISTO il parere favorevole della C.E.C., espresso in data 15/10/2009, a condizione che i portici (chiusi per i due lati) vengano riproposti in modo tale da non costituire volume;



Via Libertà : “Ecco le foto aereografiche della piscina”


 

 

 

 

 
Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-03570
presentata da ANGELA NAPOLI venerdì 19 luglio 2002 nella seduta n.180
ANGELA NAPOLI. – Al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia. – Per sapere – premesso che:
fin dal 1999 parlamentari di Alleanza Nazionale hanno presentato atti ispettivi per richiedere interventi adeguati al ripristino della legalità, contro le infiltrazioni mafiose, presso amministrazione comunale di Isola delle Femmine;
nonostante fin dal giugno del 2000, dopo particolari indagini, siano stati comprovati rapporti di parentela e di amicizia tra amministratori del comune in questione ed esponenti della criminalità organizzata del luogo, il prefetto di Palermo non ha inteso disporre l’accesso previsto dal decreto ministeriale del 23 dicembre 1992;
con lettera datata 13 settembre 2001 l’Associazione «Nuova Torre», rappresentata nel consiglio comunale di Isola delle Femmine, ha ribadito, al Ministro dell’interno pro-tempore le denunzie contenute nelle interrogazioni parlamentari presentate da altri deputati di Alleanza Nazionale, dando notizia di appoggi malavitosi profusi nei confronti dell’attuale sindaco durante le ultime elezioni amministrative del 24 giugno 2001;
va ricordato che nella giunta comunale di quel comune c’è stato, con delega ai lavori pubblici, il cognato di un noto personaggio arrestato con l’imputazione di associazione mafiosa nel contesto di una indagine volta a ricostruire la nuova mappa delle cosche palermitane;
sembrerebbe che parenti dell’assessore in questione, poi dimessosi, e del presunto boss Pietro Bruno, individuato dagli inquirenti come capo zona di fiducia del boss superlatitante Bernardo Provenzano, dirigano presso il comune di Isola delle Femmine gli uffici anagrafe, elettorale, leva e segreteria, il che agevolerebbe l’assessore dimissionario ed il presunto boss mafioso ad acquisire ruoli preponderanti nella trattazione d’affari politiche edilizie;
con lettera datata 8 gennaio 2002, il gruppo consiliare «Nuova Torre» di Isola delle Femmine ha segnalato al prefetto di Palermo l’omissione posta in essere dal sindaco del comune in ordine al rilascio dell’illegittima autorizzazione edilizia ex articolo 13, legge n. 47 del 1985, protocollo n. 827/Cc del 20 maggio 1999 (all’ex vice sindaco, oggi presidente del consiglio comunale) in assenza di N.O. della Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali di Palermo ed il cui carteggio è già in possesso della Prefettura;
sempre il gruppo consiliare «Nuova Torre» con lettera datata 6 giugno 2002 ha ancora trasmesso, al prefetto di Palermo, il prospetto di n. 10 concessioni edilizie rilasciate, in costante violazione delle norme vigenti in materia, in favore di assessori, componenti o parenti dell’attuale maggioranza consiliare;
al prospetto citato è possibile evincere il rilascio della concessione edilizia n. 21 del 2001 del 14 maggio 2001 ai signori Puccio Rosaria Maria, Domenica e Salvatore, con istanza presentata, dal dichiarato procuratore Pomiero Giuseppe, e dalla concessione edilizia n. 13 del 2000 del 7 giugno 2000 alla signora Cataldo Rosaria, ma i relativi provvedimenti della Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali e del Genio Civile sono intestati a Pomiero Giuseppe;
i nomi di Pomiero Giuseppe, così come quello del citato boss Pietro Bruno, risultano tra i soggetti economici ai quali è stata effettuata la confisca di beni illeciti, il cui elenco generale è stato allegato alla relazione della Commissione Parlamentare sul fenomeno della Mafia nella IX legislatura presentata alla Presidenza delle Camere il 16 aprile 1985
se, verificate le gravi notizie esposte dall’interrogante, non ritengano necessario ed urgente avviare le procedure per lo scioglimento del consiglio comunale di Isola delle Femmine. (4-03570)
MAFIA: PALERMO, SEQUESTRATI BENI PER 4 MLN EURO (2)
ADNKRONOS
5/5/2005 2:40:00 PM
(Adnkronos) – In passato, Pietro Bruno aveva fatto parte insieme con altri personaggi della mafia di Capaci e Isola delle Femmine, della societa’ ‘Copacabana spa’, costituita per trasformazione di una precedente societa’ denominata SA.ZO.I. spa (tra i cui soci figuravano proprio Gaetano Badalamenti e il fratello di questi Vito), societa’ appositamente realizzata per la lottizzazione di un vasto appezzamento di terreno in Capaci e successivamente confiscata dal Tribunale di Palermo poiche’ utilizzata per il reimpiego di capitali provenienti da attivita’ illecite. Nel mese di novembre 2004, invece, i Carabinieri di Carini hanno dato esecuzione al decreto con il quale era stato disposto il sequestro dei beni di proprieta’ di Marcello Conigliaro di Carini, indiziato mafioso, pluripregiudicato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di armi e droga, vari reati contro la persona e il patrimonio, ricettazione e altro, nonche’ piu’ volte gia’ sottoposto alle misure della diffida, della sorveglianza speciale di P.S. e della liberta’ controllata. Sono stati colpiti dal sequestro un terreno agrumeto che si trova a Carini, in contrada Giaconia, due quote di altrettanti terreni agrumeti ubicati in Carini contrada Corridore, due fabbricati ancora in costruzione e un capannone aziendale, sorti sui terreni anzidetti e ad essi pertinenti nonche’ un’autovettura Lancia Y, per un valore complessivo di circa 600.000 euro. (segue)
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Resoconto stenografico dell’Assemblea
Seduta n. 794 del 19/10/2000

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(Indagini su eventuali inquinamenti mafiosi in amministrazioni comunali in Sicilia)
PRESIDENTE. Passiamo all’interpellanza Lo Presti 2-02633 (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti sezione 2)sezione 2).
L’onorevole Lo Presti ha facoltà di illustrarla.
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, interverrò brevemente.
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PRESIDENTE. Per carità, è un suo diritto!
ANTONINO LO PRESTI. Credo che il testo dell’interpellanza sia abbastanza chiaro. Esso ripropone un’annosa vicenda, che ha visto coinvolti i Ministeri dell’interno e della giustizia e che risale ormai a 18 mesi fa, quando cadde come una sventura su tre comuni della provincia di Palermo la scure del ministro dell’interno che ha, di fatto, interrotto un processo democratico che si era avviato con le elezioni del 1997 – e, prima ancora, del 1994 nel comune di Bagheria – che avevano visto il trionfo del Polo delle libertà soprattutto nei comune di Bagheria e di Villabate. Diciotto mesi fa calò questa scure impietosa che, sulla base di semplici sospetti (essa fu oggetto di un’altra interpellanza), sciolse per presunte infiltrazioni mafiose ben tre amministrazioni comunali. Da allora nulla si è mosso dal punto di vista giudiziario perché nulla poteva muoversi nella misura in cui, evidentemente, nessuno degli amministratori dei tre comuni in questione è stato oggetto di indagine da parte della magistratura; nessuno ha scoperto o ha evidenziato quali fossero i presunti legami di carattere mafioso che hanno condizionato l’amministrazione dell’interno fino a farla procedere allo scioglimento dei comuni interessati.
Si tratta, pertanto, di una vicenda annosa (è il caso di dirlo) che riproponiamo oggi in questa sede alla luce di alcuni fatti che hanno riguardato medio tempore altre comunità in provincia di Palermo. In particolare, in ordine di tempo (dalla più antica alla più recente), mi riferisco al comune di Isola delle Femmine e (da qualche mese) al comune di Caltavuturo, comuni a guida di centrosinistra.
Nel comune di Isola delle Femmine, esattamente un anno fa, notizie di stampa riportavano l’arresto di un noto boss mafioso, addirittura indicato come il capo mandamento della mafia di Isola delle Femmine (un circondario abbastanza ricco di imprese, di attività economiche, di interessi agricoli), che risultava essere parente di uno degli amministratori del comune indicato.
Sollevai il caso con un’interrogazione parlamentare alla quale ancora oggi non mi è stata data risposta. Comunque, nell’immediato, l’amministratore parente del noto boss della zona si dimise; scoppiò un piccolo scandalo ma, da allora, nulla è accaduto nonostante la richiesta più volte avanzata dal sottoscritto e da altri parlamentari della zona di chiarimenti, soprattutto alla prefettura di Palermo, per capire come mai, nonostante un fatto così clamoroso, nessuno fosse mai intervenuto per fare un’ispezione ad Isola delle Femmine e per verificare il grado di penetrazione della mafia in quell’amministrazione, visto che si era dimostrato che un amministratore, un assessore, era parente di un noto boss mafioso. Nessuna risposta è stata data, l’interrogazione è rimasta lettera morta.
Via via, giungiamo ad appena un mese fa, quando scoppia lo scandalo delle cosiddette cooperative rosse in provincia di Palermo e si apprende che uomini della sinistra, deputati dei Democratici di sinistra, sindaci (almeno uno) di enti locali a guida di centrosinistra erano coinvolti in fatti di mafia. In particolare, si apprende che nel comune di Caltavuturo la mafia aveva messo le radici da tempo, che il primo cittadino era accusato di collusione con la mafia e che nel comune e nel territorio di Caltavuturo si perpetravano scambi illeciti tra amministrazione ed imprenditori legati a doppio filo con la mafia. Si apprende tutto ciò, scoppia lo scandalo, vengono arrestati alcuni imprenditori, viene posta all’attenzione dell’opinione pubblica questa complessa indagine ed allora ci poniamo alcune domande che abbiamo condensato nella nostra interpellanza, soprattutto alla luce di alcune strane vicende che si sono sviluppate attorno a questo scandalo.
La prima (chiediamo risposte precise al riguardo): se l’indagine era partita già un anno fa (esattamente nello stesso periodo in cui il Ministero dell’interno «calava la scure» sui comuni a guida Polo, che
ANTONINO LO PRESTI. Credo che il testo dell’interpellanza sia abbastanza chiaro. Esso ripropone un’annosa vicenda, che ha visto coinvolti i Ministeri dell’interno e della giustizia e che risale ormai a 18 mesi fa, quando cadde come una sventura su tre comuni della provincia di Palermo la scure del ministro dell’interno che ha, di fatto, interrotto un processo democratico che si era avviato con le elezioni del 1997 – e, prima ancora, del 1994 nel comune di Bagheria – che avevano visto il trionfo del Polo delle libertà soprattutto nei comune di Bagheria e di Villabate. Diciotto mesi fa calò questa scure impietosa che, sulla base di semplici sospetti (essa fu oggetto di un’altra interpellanza), sciolse per presunte infiltrazioni mafiose ben tre amministrazioni comunali. Da allora nulla si è mosso dal punto di vista giudiziario perché nulla poteva muoversi nella misura in cui, evidentemente, nessuno degli amministratori dei tre comuni in questione è stato oggetto di indagine da parte della magistratura; nessuno ha scoperto o ha evidenziato quali fossero i presunti legami di carattere mafioso che hanno condizionato l’amministrazione dell’interno fino a farla procedere allo scioglimento dei comuni interessati.
Si tratta, pertanto, di una vicenda annosa (è il caso di dirlo) che riproponiamo oggi in questa sede alla luce di alcuni fatti che hanno riguardato medio tempore altre comunità in provincia di Palermo. In particolare, in ordine di tempo (dalla più antica alla più recente), mi riferisco al comune di Isola delle Femmine e (da qualche mese) al comune di Caltavuturo, comuni a guida di centrosinistra.
Nel comune di Isola delle Femmine, esattamente un anno fa, notizie di stampa riportavano l’arresto di un noto boss mafioso, addirittura indicato come il capo mandamento della mafia di Isola delle Femmine (un circondario abbastanza ricco di imprese, di attività economiche, di interessi agricoli), che risultava essere parente di uno degli amministratori del comune indicato.
Sollevai il caso con un’interrogazione parlamentare alla quale ancora oggi non mi è stata data risposta. Comunque, nell’immediato, l’amministratore parente del noto boss della zona si dimise; scoppiò un piccolo scandalo ma, da allora, nulla è accaduto nonostante la richiesta più volte avanzata dal sottoscritto e da altri parlamentari della zona di chiarimenti, soprattutto alla prefettura di Palermo, per capire come mai, nonostante un fatto così clamoroso, nessuno fosse mai intervenuto per fare un’ispezione ad Isola delle Femmine e per verificare il grado di penetrazione della mafia in quell’amministrazione, visto che si era dimostrato che un amministratore, un assessore, era parente di un noto boss mafioso. Nessuna risposta è stata data, l’interrogazione è rimasta lettera morta.
Via via, giungiamo ad appena un mese fa, quando scoppia lo scandalo delle cosiddette cooperative rosse in provincia di Palermo e si apprende che uomini della sinistra, deputati dei Democratici di sinistra, sindaci (almeno uno) di enti locali a guida di centrosinistra erano coinvolti in fatti di mafia. In particolare, si apprende che nel comune di Caltavuturo la mafia aveva messo le radici da tempo, che il primo cittadino era accusato di collusione con la mafia e che nel comune e nel territorio di Caltavuturo si perpetravano scambi illeciti tra amministrazione ed imprenditori legati a doppio filo con la mafia. Si apprende tutto ciò, scoppia lo scandalo, vengono arrestati alcuni imprenditori, viene posta all’attenzione dell’opinione pubblica questa complessa indagine ed allora ci poniamo alcune domande che abbiamo condensato nella nostra interpellanza, soprattutto alla luce di alcune strane vicende che si sono sviluppate attorno a questo scandalo.
La prima (chiediamo risposte precise al riguardo): se l’indagine era partita già un anno fa (esattamente nello stesso periodo in cui il Ministero dell’interno «calava la scure» sui comuni a guida Polo, che venivano commissariati per mafia), come mai la prefettura di Palermo, il Ministero dell’interno, i carabinieri e la questura – insomma, gli organi dello Stato – non avevano svolto uno straccio d’indagine dal punto di vista del collegamento e delle successive sanzioni di carattere amministrativo che dovevano essere applicate – ho svolto alcune indagini – in quel comune?
La seconda: come mai nulla fu fatto nel momento in cui lo stesso sindaco di Caltavuturo, al fine di precostituirsi una prova di innocenza (badate che calliditas c’è voluta), già un anno fa prendeva le distanze da coloro i quali poi si sarebbe scoperto che erano suoi compari e complici nella gestione degli affari mafiosi in quella località e aveva presentato una denuncia (non pubblica, perché nessuno l’ha mai pubblicizzata; che aveva inviato al procuratore della Repubblica, al questore, al prefetto, al comandante dei carabinieri, al presidente della Commissione antimafia) con la quale denunziava infiltrazioni mafiose nel suo territorio, che alcune imprese erano sospette e che si perpetravano affari illeciti, di cui la propria amministrazione non era a conoscenza o comunque prendeva sicuramente le distanze? Se era vero tutto questo, come mai il prefetto di Palermo non si è attivato già allora per proporre, anche per Caltavuturo e per Isola delle Femmine (perché i fatti sono cadenzati in un brevissimo arco di tempo che va dal marzo al maggio dell’anno scorso), la stessa sanzione che ha proposto per i tre comuni a guida Polo, che poi è stata applicata e addirittura vergognosamente reiterata di recente, perché non sono bastati 18 mesi ma ne hanno aggiunti altri sei?
Con questa interpellanza vogliamo capire in primo luogo quale sia il modo di procedere dell’amministrazione dell’interno in questa vicenda, dello Stato e della prefettura nell’ambito dell’azione che deve evidentemente portare avanti giornalmente per contrastare il fenomeno criminale mafioso; in secondo luogo, perché si usino due pesi e due misure di fronte ad amministrazioni che sono guidate in un caso dal centrodestra (che quindi non vengono risparmiate; anzi, vengono colpite senza pietà: ribadisco poi che per tali amministrazioni non vi è ancora oggi una sola indagine della magistratura che abbia portato all’incriminazione di uno dei tanti amministratori di queste tre comunità) e, nell’altro caso, dal centrosinistra. Mi riferisco, ad esempio, all’amministrazione di Isola delle Femmine, dove c’è un sindaco che è notoriamente amico del presidente della Commissione antimafia, del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, di importanti esponenti del centrosinistra: ebbene, in questo caso, quel personaggio viene lasciato tranquillamente in pace, non viene minimamente toccato: lo Stato sembra ritirarsi di fronte alla prepotenza ed alla arroganza di questi soggetti!
Ci chiediamo perché questo Stato, questa amministrazione, utilizzino due pesi e due misure di fronte a fatti di così eclatante evidenza, che lasciano proprio sconcertati perché «si tocca con mano» la cosiddetta disparità di trattamento (per usare un eufemismo, perché in realtà bisognerebbe usare altre parole più dure e più pesanti in questa circostanza).
Poniamo anche un’altra domanda, che è contenuta nell’ultima parte dell’interpellanza; concludo quindi l’illustrazione, attendendo con ansia la risposta del Governo per poi vedere in seguito che cosa ne verrà fuori. L’ultima parte dell’interpellanza riguarda un fatto sconcertante che le cronache hanno ripreso molto larvatamente e un po’ sotto tono. L’ex segretario del partito comunista degli anni cinquanta, il famoso onorevole Napoleone Colaianni, ha dichiarato alla stampa il 26 settembre che anche il partito comunista italiano negli anni cinquanta e sessanta prendeva i soldi dagli imprenditori perché così gli imprenditori pagavano una specie di assicurazione. Signor Presidente, vorrei che lei mi ascoltasse un attimo.
Gli imprenditori pagavano una specie di assicurazione. Queste sono dichiarazioni che Colaianni ha riconfermato. Sono dichiarazioni gravissime che gettano una luce sinistra, a nostro avviso, su quello che è poi accaduto qualche decennio più tardi, allorquando il segretario regionale del partito comunista italiano, Pio La Torre, mandato in Sicilia per fare pulizia all’interno del suo partito, è stato barbaramente assassinato dalla mafia, da quella mafia che non sbaglia, da quella mafia che colpisce nel momento in cui qualcuno animato di buone intenzioni viene di fatto isolato dalla sua stessa parte politica.
Se Colaianni afferma quello che afferma in modo così duro, chiaro e netto e senza smentite, è legittimo il sospetto che dal 1950 al 1990 e ai giorni nostri, al 2000, mai si sia interrotto quel filo conduttore che lega in un intreccio perverso la mafia con ambienti della sinistra e del partito comunista.
È lecito il sospetto (allora se ne parlò e ancora oggi le cronache ne parlano in modo mal celato) che l’omicidio La Torre poteva essere collegato a determinati ambienti che mal sopportavano la presenza di un segretario regionale integerrimo che voleva fare chiarezza all’interno del suo partito o perlomeno chiarezza nell’ambito di quei rapporti perversi che Colaianni ha confermato esistere fin dal 1950. Di fronte a tutto questo c’è da rimanere sconcertati …
PRESIDENTE. Vede, onorevole Lo Presti, dato che lei parla di gente sconcertata, lo è anche il Presidente di turno, perché lei ha detto che avrebbe illustrata brevemente …
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, non credo che questo la possa far sconcertare, tutt’al più l’avrà potuta sorprendere.
PRESIDENTE. Sto scherzando.
ANTONINO LO PRESTI. I fatti che io riferisco sono veramente sconcertanti (non so però quanto lei li abbia potuti seguire).
PRESIDENTE. Li ho seguiti, ma vorrei solo dirle una cosa, onorevole Lo Presti, e non se ne abbia a male. Lei ha ampiamente oltrepassato il tempo a sua disposizione.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, non credo che questo la possa far sconcertare, tutt’al più l’avrà potuta sorprendere.
PRESIDENTE. Sto scherzando.
ANTONINO LO PRESTI. I fatti che io riferisco sono veramente sconcertanti (non so però quanto lei li abbia potuti seguire).
PRESIDENTE. Li ho seguiti, ma vorrei solo dirle una cosa, onorevole Lo Presti, e non se ne abbia a male. Lei ha ampiamente oltrepassato il tempo a sua disposizione.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
PRESIDENTE. Sto scherzando.
ANTONINO LO PRESTI. I fatti che io riferisco sono veramente sconcertanti (non so però quanto lei li abbia potuti seguire).
PRESIDENTE. Li ho seguiti, ma vorrei solo dirle una cosa, onorevole Lo Presti, e non se ne abbia a male. Lei ha ampiamente oltrepassato il tempo a sua disposizione.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
ANTONINO LO PRESTI. I fatti che io riferisco sono veramente sconcertanti (non so però quanto lei li abbia potuti seguire).
PRESIDENTE. Li ho seguiti, ma vorrei solo dirle una cosa, onorevole Lo Presti, e non se ne abbia a male. Lei ha ampiamente oltrepassato il tempo a sua disposizione.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
PRESIDENTE. Li ho seguiti, ma vorrei solo dirle una cosa, onorevole Lo Presti, e non se ne abbia a male. Lei ha ampiamente oltrepassato il tempo a sua disposizione.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
ANTONINO LO PRESTI. Bene, la ringrazio, lei mi ha richiamato ed io interrompo immediatamente. Questo è il contenuto dell’interpellanza e quindi attendo la risposta del Governo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. I fatti esposti nell’interpellanza sono abbastanza complessi e investono nella risposta, così come era stato indicato, la Presidenza del Consiglio, il Ministero della giustizia e il Ministero dell’interno. Mi rendo conto che le domande specifiche sono di pertinenza più del Ministero dell’interno e che il ministro della giustizia risponde su ciò che riguarda i riferimenti ai procedimenti penali in corso oppure non in corso.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
ANTONINO LO PRESTI. Signor sottosegretario, perché viene a rispondere se dà risposte parziali?
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha tutto il tempo per replicare dopo. La prego, rispettiamo il regolamento. Adesso il sottosegretario riferisce il pensiero del Governo, dopo di che lei avrà dieci minuti di tempo per esprimere il suo. Cortesemente, non interrompa il Governo.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Mi riferisco alle notizie pervenute dal Ministero dell’interno e anche dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo.
Nell’interpellanza, si richiama più volte lo stato dei procedimenti: per alcuni non sono stati assunti provvedimenti, per altri sì. Ecco perché il Ministero della giustizia è interessato, per il riferimento alla procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo, dalla quale si sono acquisite le notizie che ora riferirò.
In linea generale, deve osservarsi che lo scioglimento dei consigli degli enti locali a cui si fa riferimento, per infiltrazioni e condizionamenti mafiosi, ha natura essenzialmente preventiva. Con tale misura, il legislatore ha inteso perseguire l’obiettivo di eliminare quelle anomalie amministrative e quelle interferenze che possono alterare la capacità dell’organo di governo locale di uniformare la propria azione ai canoni della legalità e della trasparenza. Nell’indicata prospettiva, i presupposti del provvedimento in questione possono essere costituiti anche da fatti che, pur non confortati da pienezza probatoria, possono comunque avvalorare ipotesi di collegamenti diretti o indiretti dell’amministrazione locale con la criminalità organizzata.
Da qui l’esigenza di una ponderazione comparativa tra valori di pari rilievo costituzionale, quali da un lato il rispetto della volontà popolare, cui lei ha fatto riferimento, e dall’altro lato la tutela del principio di libertà e di uguaglianza nella partecipazione alla vita civile, nonché di imparzialità, di buon andamento e regolare svolgimento dell’azione amministrativa. In ogni caso, nell’adozione del provvedimento sopra indicato, a carico dei consigli comunali e provinciali, non vi è spazio per valutazioni che siano estranee ai principi della corretta amministrazione. I decreti di scioglimento rappresentano, quindi, l’atto finale di una procedura complessa, rigorosamente ancorata al rispetto delle risultanze e degli accertamenti svolti sia dalla commissione d’accesso nominata dal prefetto, ai sensi della vigente normativa, sia dagli organi di polizia, sul pericolo di ramificazioni criminali all’interno delle comunità locali.
La garanzia della trasparenza per detti provvedimenti viene assicurata anche mediante la loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Con specifico riferimento alla situazione politica e amministrativa dei comuni indicati dagli onorevoli interpellanti, il ministro dell’interno ha fornito i seguenti elementi conoscitivi e valutativi, comunicati dal prefetto di Palermo competente, come già detto, a promuovere le iniziative indicate nell’atto ispettivo. Il provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Bagheria è stato disposto a seguito delle interferenze rilevate nella vita amministrativa dell’ente, ricollegabili ai legami intercorrenti tra alcuni amministratori, dipendenti comunali, imprenditori locali e personaggi a vario titolo vicini alla criminalità organizzata, che determinavano la presenza di un forte centro di potere capace di attuare pesanti condizionamenti nell’attività dell’ente: legami diretti, fra l’altro, alla spartizione di appalti, concessioni, licenze ed altre pubbliche utilità.
Il consiglio comunale di Villabate è stato sciolto, invece, in relazione ai riscontrati collegamenti diretti ed indiretti di componenti del consiglio con esponenti della criminalità organizzata, rilevati dagli organi investigativi. Da rapporti trasmessi dalle forze dell’ordine, emergevano infatti vincoli di parentela e di amicizia tra i vari amministratori, gli impiegati comunali e personaggi vicini a Cosa nostra. L’accesso ispettivo svolto presso il comune ha reso possibile il riscontro di una situazione di grave compromissione dei principi di legalità e buon andamento dell’attività amministrativa nell’ente. Anche lo scioglimento del consiglio comunale di Ficarazzi è stato determinato dalla presenza di collegamenti diretti ed indiretti tra alcuni componenti del detto consesso e la criminalità organizzata, rilevati dagli organi investigativi: collegamenti idonei a compromettere le libere determinazioni dell’organo elettivo e quindi il buon andamento dell’amministrazione.
Anche dagli accertamenti svolti e dagli esiti dell’accesso ispettivo presso il comune di Ficarazzi, è emersa la presenza di un forte centro di potere e di pressione volto a condizionare l’attività politica e amministrativa. Quanto, invece, al comune di Isola delle femmine (si tratta dei comuni per cui lei, onorevole Lo Presti, lamenta disparità), la situazione in relazione a presunte connivenze del sindaco e degli assessori comunali con ambienti mafiosi nonché ai rapporti di parentela e di amicizia e gli stessi amministratori con soggetti malavitosi del luogo è stata seguita con grande attenzione dal prefetto di Palermo, in vista dell’eventuale esercizio del potere di accesso. L’eventuale sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa nel detto comune, ovvero di condizionamenti nella gestione dell’ente, è stata esaminata con particolare cura e approfondimento nella riunione tecnico-operativa del 21 giugno 2000, alla quale hanno partecipato i rappresentanti delle forze dell’ordine. Nella circostanza, il comandante provinciale dei carabinieri ha precisato che, sebbene fossero comprovati, ad Isola delle Femmine, rapporti di parentela e di amicizia tra amministratori comunali ed esponenti della criminalità organizzata del luogo, non erano tuttavia emersi fatti concreti dai quali si potesse desumere la prova oggettiva dell’esistenza di infiltrazioni mafiose nell’apparato burocratico comunale. È risultato, inoltre, sulla base di uno specifico monitoraggio che il comune di Isola delle Femmine ha appaltato opere pubbliche di modesta entità.
Tale complessa valutazione è stata confermata anche dal competente questore, cosicché non sono state ravvisate, con riguardo al detto comune, le condizioni oggettive perché da parte del prefetto fosse disposto l’accesso previsto dal decreto ministeriale del 23 dicembre 1992 e, quindi, eventualmente lo scioglimento dell’organo consigliare.
In merito alla situazione del comune di Caltavuturo e alla posizione del sindaco della città, cui fa riferimento l’onorevole interpellante, sembra utile segnalare, innanzitutto, quanto relazionato in termini generali dalla procura della Repubblica di Palermo. Tale ufficio ha comunicato che, nell’ambito del provvedimento penale, n. 5.961/98 il giudice per le indagini preliminari presso il locale tribunale ha emesso, in data 16 settembre 2000, provvedimento applicativo della custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari nei confronti di diverse persone indagate per i reati di partecipazione ad associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, turbativa d’asta, truffa, peculato, falso in atto pubblico, illecita concorrenza con minaccia. Si tratta di reati tutti aggravati dalla finalità di agevolare l’attività dell’organizzazione mafiosa denominata Cosa nostra. Le contestazioni mosse agli indagati hanno tratto origine dall’accertamento di rapporti illeciti tra diversi manager di strutture imprenditoriali riconducibili alle cosiddette cooperative rosse e taluni esponenti dell’organizzazione mafiosa Cosa nostra o soggetti comunque a questa vicini, finalizzati al condizionamento mafioso dei procedimenti amministrativi relativi all’aggiudicazione degli appalti per la realizzazione delle opere pubbliche, talora anche con la connivenza di soggetti inseriti nella pubblica amministrazione. Nell’ambito del detto procedimento è risultato coinvolto anche l’onorevole Giannopolo, in relazione all’ipotizzato reato di turbativa delle gare d’appalto per la realizzazione della rete idrica del comune di Caltavuturo. Nei confronti del predetto Giannopolo, peraltro, non sono stati chiesti né adottati provvedimenti cautelari. La stessa procura della Repubblica ha anche comunicato di non potere fornire alcuna informazione né sulla asserita fuga di notizie circa la posizione processuale dell’onorevole Giannopolo né in merito alle indagini in corso e all’invio di informazioni di garanzia nei confronti di amministratori dei comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Trattandosi infatti di delicate e complesse investigazioni, ancora in pieno svolgimento, l’organo inquirente ha ritenuto doveroso mantenere su di esse il vincolo del segreto. Tanto premesso, e con specifico riguardo al comune di Caltavuturo, si fa presente comunque che il ministro dell’interno ha precisato che, dagli atti in possesso della prefettura di Palermo, non risulta pervenuto dal comune di Caltavuturo nella primavera del 1999 il documento richiamato nel quarto capoverso dell’interpellanza; lo stesso dicastero aggiunge che il prefetto di Palermo il 24 marzo scorso, subito dopo aver preso possesso dell’incarico, ha assunto un’iniziativa per verificare la regolarità e la trasparenza degli appalti dei lavori pubblici in tutta la provincia.
A tal fine è stato costituito presso la prefettura un osservatorio, di cui fanno parte rappresentanti degli organi del settore, per raccogliere i dati principali degli appalti, sulla base di una scheda di rilevazione. È stato così avviato un monitoraggio delle gare di appalto, delle relative procedure e dello stato di realizzazione delle opere pubbliche per individuare e prevenire ogni possibile interferenza di interessi illeciti nel delicato settore degli appalti pubblici.
Proprio con riferimento a tale iniziativa l’onorevole Giannopolo il 29 maggio 2000 ha inviato una lettera di apprezzamento al prefetto di Palermo, alla quale risultava allegato il testo di un’altra lettera inviata sempre allo stesso prefetto, nonché alla Commissione nazionale antimafia e alla commissione regionale antimafia. Tale lettera, peraltro, non risulterebbe pervenuta a tale ultimo organismo.
A seguito della suddetta nota il prefetto di Palermo ha convocato, quindi, il sindaco di Caltavuturo il 19 giugno invitandolo a denunciare ogni sospetto di ipotesi di reato o di fatti illeciti all’Arma dei carabinieri per le conseguenti iniziative di competenza dell’autorità giudiziaria. Di tale attività lo stesso prefetto ha dato poi notizia al presidente della Commissione parlamentare antimafia che aveva sollecitato elementi di conoscenza in merito.
Sulla base di quanto sopra, si può affermare che la situazione oggettiva riguardante il comune di Caltavuturo risultava particolarmente articolata e complessa e al riguardo il prefetto di Palermo, con nota del 30 settembre, ha richiesto al dicastero dell’interno la delega ad esercitare presso il suddetto comune i poteri di accesso e di accertamento.
Tale richiesta è stata motivata con la necessità, di recente concretatasi, di svolgere accertamenti mirati a verificare eventuali condizionamenti ed infiltrazioni della criminalità organizzata nell’ambito dell’attività del predetto ente civico, anche al fine di soddisfare esigenze di massima trasparenza.
Alla luce di quanto premesso, essendo intervenuta, con provvedimento del 14 ottobre scorso notificato il giorno successivo, la suddetta delega, il giorno 16 è stato disposto l’accesso presso il comune di Caltavuturo al fine di poter svolgere gli accertamenti in questione.
Quanto, infine, all’ultimo quesito posto nell’interpellanza, concernente l’omicidio dell’onorevole La Torre e le vicende ad esso connesse, la procura della Repubblica di Palermo ha comunicato che il relativo procedimento è stato definito con sentenza passata in giudicato, con la quale sono stati condannati quali mandanti del delitto gli appartenenti alla commissione provinciale dell’organizzazione mafiosa Cosa nostra.
Nel contesto del medesimo procedimento sono stati svolti accertamenti nei confronti di persone inserite in società cooperative operanti nel settore agrumicolo che si riteneva fossero in rapporto con ambienti criminali. Il giudice istruttore dell’epoca, tuttavia, non valutò gli elementi raccolti idonei a giustificare l’esercizio dell’azione penale a carico di tali soggetti sia con riferimento alla piena dimostrazione di detti rapporti malavitosi, sia in relazione alla loro possibile connessione con l’omicidio dell’onorevole La Torre.
PRESIDENTE. L’onorevole Lo Presti ha facoltà di replicare.
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario, ma la risposta evidentemente non è soddisfacente. È la solita risposta in quel linguaggio freddo che la vostra burocrazia ministeriale tanto bene sa articolare, che non dice nulla e ripete la solite manfrina, come succede ormai da tempo a proposito di questi eventi.
Francamente non so se chiudere qui e andarmene senza proferire altro, perché tanto mi rendo conto che parlare con questo Governo è come discutere con un sordo o cozzare contro un muro di gomma. È perfettamente inutile, perché voi siete bravi a falsare la verità, siete bravi a manipolare i dati e siete bravissimi a costruire verità di comodo che purtroppo ingannano – ahimè – la maggior parte dei cittadini, ma che per fortuna non ingannano noi, che continueremo a vigilare.
La sua risposta, sottosegretario, a parte l’unica novità rappresentata dal fatto che dopo il 6 ottobre avete disposto l’accesso a Caltavuturo, non è altro che una sequela di inesattezze e di mistificazioni. Rimango sorpreso nell’apprendere che la situazione di Isola delle Femmine già all’epoca fu presa in considerazione e che fu valutata in modo preoccupante la presenza all’interno dell’amministrazione di un soggetto che ricopriva l’incarico di assessore e che era parente di un noto boss mafioso. Oggi tuttavia si afferma che non era un particolare importante, che non era un elemento preoccupante; che era, sì, un parente di un capo mafia ma che poi si è dimesso e che comunque i carabinieri non hanno verificato altro tipo di infiltrazioni nell’ambito dell’amministrazione o altri collegamenti che facessero supporre che la mafia avesse messo le mani sul comune di Isola delle Femmine.
Siamo di fronte ad un parente di un mafioso, che si dichiara tale e che, scoppiato lo scandalo, si dimette e ancora oggi continua a frequentare l’amministrazione (i carabinieri sanno bene che questo soggetto ogni giorno sale e scende le scale del comune di Isola delle Femmine), tuttavia si afferma che la situazione non destò preoccupazione. Ma quello che è accaduto negli altri tre paesi dove parentele non ne sono state accertate? In questa sede abbiamo dimostrato attraverso documenti che i presupposti in base ai quali furono costruiti legami di parentela tra quegli amministratori e i boss mafiosi erano falsi, mentre per il caso di Isola delle Femmine, rispetto al quale un rapporto di parentela è stato attestato da un certificato di stato di famiglia, si dice che non desta preoccupazioni al punto che l’amministrazione ha potuto continuare a svolgere il proprio lavoro tranquillamente.
Tutto questo è vergognoso! Contesto a questo Governo di proteggere e di tutelare, con questo tipo di atteggiamento, la mafia in quel comune; contesto e accuso questo Governo di essere complice di interessi che in quel comune albergano e trovano terreno fertile in un rapporto mai reciso con l’amministrazione comunale; contesto a questo Governo di calpestare la verità; contesto a questo Governo di agire in modo smisuratamente arrogante e vessatorio nei confronti di una parte politica piuttosto che di un’altra; contesto infine a questo Governo di non fare il proprio dovere.
Questa è la realtà che deve preoccupare enormemente i cittadini che mi auguro leggeranno i resoconti di questa seduta e si renderanno conto di come la libertà nel nostro paese sia gravemente minacciata da coloro i quali in questo momento hanno usurpato il potere della nazione e che speriamo vengano cacciati via presto dal popolo (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario, ma la risposta evidentemente non è soddisfacente. È la solita risposta in quel linguaggio freddo che la vostra burocrazia ministeriale tanto bene sa articolare, che non dice nulla e ripete la solite manfrina, come succede ormai da tempo a proposito di questi eventi.
Francamente non so se chiudere qui e andarmene senza proferire altro, perché tanto mi rendo conto che parlare con questo Governo è come discutere con un sordo o cozzare contro un muro di gomma. È perfettamente inutile, perché voi siete bravi a falsare la verità, siete bravi a manipolare i dati e siete bravissimi a costruire verità di comodo che purtroppo ingannano – ahimè – la maggior parte dei cittadini, ma che per fortuna non ingannano noi, che continueremo a vigilare.
La sua risposta, sottosegretario, a parte l’unica novità rappresentata dal fatto che dopo il 6 ottobre avete disposto l’accesso a Caltavuturo, non è altro che una sequela di inesattezze e di mistificazioni. Rimango sorpreso nell’apprendere che la situazione di Isola delle Femmine già all’epoca fu presa in considerazione e che fu valutata in modo preoccupante la presenza all’interno dell’amministrazione di un soggetto che ricopriva l’incarico di assessore e che era parente di un noto boss mafioso. Oggi tuttavia si afferma che non era un particolare importante, che non era un elemento preoccupante; che era, sì, un parente di un capo mafia ma che poi si è dimesso e che comunque i carabinieri non hanno verificato altro tipo di infiltrazioni nell’ambito dell’amministrazione o altri collegamenti che facessero supporre che la mafia avesse messo le mani sul comune di Isola delle Femmine.
Siamo di fronte ad un parente di un mafioso, che si dichiara tale e che, scoppiato lo scandalo, si dimette e ancora oggi continua a frequentare l’amministrazione (i carabinieri sanno bene che questo soggetto ogni giorno sale e scende le scale del comune di Isola delle Femmine), tuttavia si afferma che la situazione non destò preoccupazione. Ma quello che è accaduto negli altri tre paesi dove parentele non ne sono state accertate? In questa sede abbiamo dimostrato attraverso documenti che i presupposti in base ai quali furono costruiti legami di parentela tra quegli amministratori e i boss mafiosi erano falsi, mentre per il caso di Isola delle Femmine, rispetto al quale un rapporto di parentela è stato attestato da un certificato di stato di famiglia, si dice che non desta preoccupazioni al punto che l’amministrazione ha potuto continuare a svolgere il proprio lavoro tranquillamente.
Tutto questo è vergognoso! Contesto a questo Governo di proteggere e di tutelare, con questo tipo di atteggiamento, la mafia in quel comune; contesto e accuso questo Governo di essere complice di interessi che in quel comune albergano e trovano terreno fertile in un rapporto mai reciso con l’amministrazione comunale; contesto a questo Governo di calpestare la verità; contesto a questo Governo di agire in modo smisuratamente arrogante e vessatorio nei confronti di una parte politica piuttosto che di un’altra; contesto infine a questo Governo di non fare il proprio dovere.
Questa è la realtà che deve preoccupare enormemente i cittadini che mi auguro leggeranno i resoconti di questa seduta e si renderanno conto di come la libertà nel nostro paese sia gravemente minacciata da coloro i quali in questo momento hanno usurpato il potere della nazione e che speriamo vengano cacciati via presto dal popolo (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

 

Promemoria per il geometra ………..
“Il sindaco Bologna – si legge in una nota del gruppo consiliare di An a firma del capogruppo Vincenzo Dionisi – ha volutamente omesso di comunicare la notizia che il realizzando parco giochi in una nuova strada Prg in vicinanza della via San Giovanni Bosco è un optional, in quanto alla sua amministrazione sta a cuore realizzare una strada con parcheggi, fognatura ed illuminazione che per caso ed ironia della sorte, lambiscono immobili di proprietà di un assessore comunale e di un consigliere della maggioranza”. I due parchi dove i bambini potranno trascorrere ore spensierate saranno realizzati in via Libertà e in strada nuova in vicinanza della via San Giovanni Bosco in ottomila metri quadrati. Luoghi verdi tra le numerose lottizzazioni che negli anni 80 sono state realizzate proprio in quell’area. L’importo complessivo dell’opera finanziato e dal comune e dalla casa depositi e prestiti si aggira intorno ai 730 milioni. Centocinquanta milioni soltanto per espropriare i terreni. Per finanziare l’opera l’amministrazione comunale aveva chiesto e ottenuto un mutuo di 600 milioni per realizzare il primo stralcio dei due parchi. Ma l’iter del progetto è stato quanto mai travagliato anche per il ricorso presentato da An. “il ricorso di questo gruppo di An al Coreco era pertinente in quanto nel programma triennale delle opere pubbliche 97/99 si parlava di realizzare due parchi giochi e non già di realizzare una strada nuova di Prg in vicinanza della via San Giovanni Bosco che stranamente è spuntata fuori non si sa bene come nel programma 98/2000 carteggio negatoci in visione”. Il primo cittadino che aveva annunciato l’inzio dell’iter per l’esproprio dei terreni e dunque al conseguente pubblicazione della gara ricorda che “alla fine il progetto è stato aprovato dal Coreco e che tutto era perfettamente previsto nel piano triennale – afferma Stefano Bologna – poi alla fine voglio sommessamente ricordare che come sanno tutti a Isola delle Femmine che tra i firmatari del ricorso al Coreco contro i parco giochi c’erano nipoti e figli di noti costruttori che per anni hanno costruito in quella zona. Tutto il resto sono accuse gratuite” (i.m.) IL MEDITERRANEO 3 marzo 1999 si è in prossimità delle elezioni amministrative che si terranno il mese di giugno del 1999
§ autorizzazione edilizia in sanatoria per una piscina abusiva;
§ concessione edilizia (al padre) per completamento di un fabbricato abusivo nei 150 metri dalla battigia (nel rilievo aerofotogrammetrico del 1977 il fabbricato non esiste);
§ concessione edilizia per la costruzione di un villino bifamiliare in “lotto intercluso” ove già aveva realizzato una villa unifamiliare e piscina con un’altra concessione edilizia.
CONSIDERAZIONE FINALE : ALLA FACCIA DELLA TRASPARENZA E DELLE SFINGE DI SAN GIUSEPPE.
MORALE DELLA FAVOLA : ANCORA ISOLA DELLE FEMMINE E’ SENZA UN P.R.G. E LA STORIA CONTINUA